La storia della fotografia in Australia

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele a oggi

L'Australia è un continente insulare situato tra l'Oceano Indiano e il Pacifico a sud-est dell'Asia. Abitato da almeno 40.000 anni dagli aborigeni australiani fu colonizzato dalla Gran Bretagna nel 1788. Nonostante la distanza geografica dall'Europa, la notizia dell'invenzione della fotografia raggiunse la piccola popolazione australiana di coloni liberi entro la fine del 1839 e, due anni dopo, George Goodman realizzò il primo dagherrotipo.

L'introduzione della fotografia è stata parallela alla creazione e alla rapida crescita dell'insediamento coloniale, la fotocamera diventò un modo estremamente popolare per i fotografi europei di rappresentare una "nuova" terra e le sue caratteristiche distintive.

Fotografia del dott. William Bland, scattata da George Baron Goodman. Questa fotografia (1845 circa) è la foto più antica scattata in australia sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Quando l'Australia divenne una Federazione il 1° gennaio 1901, la pratica della fotografia si era già sviluppata in modo significativo come processo creativo. Insieme ai fiorenti studi di ritratti commerciali, l'inizio del XX secolo vide un gruppo dedicato di fotografi impegnati a promuovere il mezzo come arte.

Il pittoricismo, un movimento fotografico internazionale nato in Gran Bretagna alla fine degli anni novanta del XIX secolo, iniziò a guadagnare considerazione anche in Australia all'inizio del 1900 e fu uno stile dominante per diversi decenni. John Kauffmann fu uno dei primi e più brillanti pittorialisti del paese grazie ai suoi viaggi in Gran Bretagna e in Europa. Mentre Kauffmann era particolarmente abile nel lavoro "low-toned", il collega pittorialista Harold Cazneaux contribuì a promuovere un approccio "higher-keyed". 

John Kauffmann - Fairy woods, 1920.

Harold Cazneaux - Sydney Bridge, 1934.

Cazneaux riteneva che la luce del sole fosse un elemento chiave per creare una forma distinta di pittorialismo australiano e, come membro principale del Sydney Camera Circle (fondato nel 1916), promosse attivamente la cosiddetta "Sunshine School" (scuola del sole). Cazneaux pubblicò articoli sulle possibilità estetiche e lo sviluppo della fotografia per la rivista Australasian Photo-Review (AP-R) e la britannica The Photograms of the Year.

Henry Walter Barnett - Queen Marie of Romania, 1902.

La maggior parte dei pittorialisti australiani erano fotoamatori e producevano lavori da esibire in mostre locali e internazionali. I fotografi professionisti applicarono questo stile anche al loro lavoro commerciale. Intorno al volgere del secolo, ad esempio, H. Walter Barnett adottò un approccio soft-focus nei suoi ritratti dell'alta società e delle celebrità, fu l'unico australiano a cui fu offerto di diventare membro del prestigioso gruppo britannico "The Brotherhood of the Linked Ring".

Ruth Hollick - Two young boys, 1920.

Frank Hurley - HMS Endurance intrappolata nel ghiaccio Antarctico, 1915.

Altri noti fotografi pittorialisti professionisti furono la fotografa Ruth Hollick, che si specializzò in ritratti sociali e di bambini, il fotografo commerciale e avventuriero Frank Hurley che applicò alcune delle qualità riguardanti la particolare atmosfera del pittorialismo a scopi molto diversi, quando fu assunto, come fotografo ufficiale per le varie spedizioni di Charles Mawson e Sir Ernest Shackleton in Antartide, ed anche nella Australian Imperial Force durante la prima guerra mondiale.

Jack Cato - George Bell, 1932.

Il pittorialismo rimase popolare tra molti fotografi australiani degli anni '30 e '40. Jack Cato era un importante fotografo di studio il cui lavoro estendeva questo stile ormai consolidato per includere elementi più moderni. Cato è anche l'autore della prima storia australiana del mezzo fotografico "The Story of the Camera in Australia" (1955).

Tuttavia, era chiaro che lo spirito creativo dei tempi stava cambiando. Le informazioni relative alla fotografia modernista raggiunsero l'Australia degli anni '30 attraverso riviste importate come US Camera, Das Deutsche Lichtbild e Modern Photography. Le loro illustrazioni ebbero un forte impatto su un gruppo di giovani praticanti australiani che iniziarono a sperimentare il modernismo e il surrealismo nel loro lavoro personale e commerciale. Tra i modernisti vi erano anche grossi nomi della fotografia, erano tutti coloro che erano stati costretti a migrare in Australia a causa dell'ascesa del nazismo. Come i fotografi Wolfgang Sievers, Helmut Newton, Margaret Michaelis e Henry Talbot, arrivarono tutti tra il 1938 e il 1940 e portarono con sé una conoscenza di prima mano della fotografia modernista.

Max Dupain - Sunbaker

Max Dupain era uno dei più prolifici e talentuosi fotografi australiani della metà degli anni '30 e '40. Oltre all'impatto del modernismo sulla sua fotografia, fu influenzato dai dibattiti popolari sulla rivitalizzazione della società dopo la prima guerra mondiale. In questo periodo tra le due guerre produsse molte fotografie critiche della modernità come una forza degenerativa sul corpo o che - in immagini come "Sunbaker" - suggeriscono le possibilità rigenerative del contatto con la natura, in particolare, la spiaggia australiana. Importanti sbocchi per il lavoro di Dupain negli anni '30 furono riviste come Art in Australia e The Home.

Olive Cotton - Teacup ballet, 1935.

Athol Shmith - Fashion illustration (Model with driftwood), 1950.

Anche Olive Cotton abbracciò il modernismo, era una fotografa commerciale e di architettura ma il suo interesse maggiore era rivolto al mondo naturale. Il sensuale apprezzamento della natura da parte di Cotton mostra la sua gioia per il modo in cui la luce possa svolgere un ruolo compositivo e creare atmosfera nelle foto.

Un altro fotografo che apprezzava le possibilità creative della luce è stato Athol Shmith, fotografo di moda e commerciale con sede a Melbourne, mescolò le linee pulite dello stile modernista con un seducente glamour hollywoodiano. Il suo lavoro in studio mostra in particolare la sua capacità di utilizzare l'illuminazione, le tecniche di camera oscura e la colorazione a mano per creare immagini di impeccabile bellezza.

Axel Poignant - Swagman on the road to Wilcannia, New South Wales, 1953.

Nel dopoguerra un gruppo di fotografi australiani iniziò a produrre lavori nel cosiddetto stile documentaristico. Questo movimento internazionale, fece grande impressione sui fotografi australiani come Max Dupain, Axel Poignant, David Moore, Jeff Carter e David Potts. Questi professionisti considerarono lo stile del documentario adatto per immortalare come vivevano e lavoravano gli australiani loro contemporanei.

Axel Poignant - Tiwi tribesmen, Melville Island, 1949.

Un'importante fonte d'ispirazione per i fotografi documentaristici australiani era il photoessay, un nuovo formato in cui la scrittura era combinata con le immagini. Gli sbocchi lavorativi per questo tipo di fotografi erano limitati a poche riviste che offrivano l'opportunità di saggi fotografici estesi. Fotografi di talento come Axel Poignant, nato in Svizzera, continuarono per un certo periodo a produrre lavori inerenti gli australiani, come l'ambiente naturale e le persone dell'entroterra. Era particolarmente interessato alle vite degli aborigeni, pubblicava spesso le sue immagini sulla rivista locale chiamata "Walkabout". Ma nonostante il successo del suo libro Piccaninny Walkabout (1957), Poignant alla fine lasciò l'Australia per cercare lavoro all'estero.

David Moore - Migrants arriving in Sydney, 1966

David Moore, probabilmente il più noto fotoreporter australiano, riuscì a sostenere la sua carriera contribuendo regolarmente a riviste internazionali tra cui Life, Time e Picture Post. Una delle immagini più famose di Moore è stata "Migrants Arriving in Sydney", una fotografia che cattura emozioni contrastanti: gioia, attesa e ansia sui volti di coloro che arrivarono per la prima volta in Australia. La foto in questione è testimonianza di un preciso momento storico Australiano, in cui le politiche migratorie furono allentate per consentire alle persone di stabilirsi da una più ampia gamma di paesi europei. L'approccio umanistico del suo lavoro documentario raggiunse il suo apice a livello internazionale con la mostra Family of Man allestita dal Museum of Modern Art di New York nel 1955.

Questa mostra, che riguardava il lavoro di David Moore e Laurence le Guay, fu in tournée in Australia nel 1959 e registrò un record di pubblico. Da citare anche il "Group M" un gruppo di fotoamatori impegnati a Melbourne, tra cui Albert Brown e George Bell, che allestirono una serie di mostre che esploravano questioni documentarie e di realismo sociale. 

Foto iconica scattata da Mervyn Bishop di Vincent Lingiari e Gough Whitlam nel 1975.

Mervyn Bishop, il primo fotografo australiano professionista aborigeno, diede un contributo significativo alla fotografia documentaristica degli anni '60. Bishop iniziò la sua lunga carriera come fotoreporter nel 1962 con il Sydney Morning Herald, nel 1971 ricevette l'ambito premio come "News Photographer of the Year Award".

Negli anni '60, molti fotografi professionisti produssero lavori altamente significativi nei campi della moda, dell'architettura e dell'industria, degno di nota uno di essi, Wolfgang Sievers. Sievers, che aveva studiato alla Contempora School for Applied Arts di Berlino, arrivò in Australia alla fine degli anni '30 e applicò la sua esperienza nel modernismo ai suoi lavori industriali e architettonici. 

Creò molte immagini potenti e persino teatrali che spesso mostravano le interrelazioni tra i lavoratori e i prodotti della modernità. 

Wolfgang Sievers - Draughtsman at Marweight Engineering, Burnley, Melbourne, 1968.

In comune con molti altri paesi, negli anni '70 un nuovo spirito energizzante si infuse nella fotografia australiana. Un'ondata di cambiamenti sociali e politici investì la società e con essa il desiderio di maggiori mezzi di espressione creativa. Molti artisti consideravano la fotocamera un potente strumento estetico senza il "bagaglio" storico di altri mezzi, quindi adatta per esprimere le proprie preoccupazioni sociali, politiche e creative. L'ondata di interesse per la fotografia fu soddisfatta grazie all'erogazione di finanziamenti istituzionali dal governo laburista che finanziò le scuole d'arte, molte delle quali iniziavano a includere in quel periodo la fotografia nel loro programma di studi. Questo periodo vide la fondazione di collezioni fotografiche presso le gallerie pubbliche. 

Nel 1967, la National Gallery of Victoria istituì il "Department of Photography in Australia" e fornì fondi per la creazione di una vasta collezione. Avviò inoltre un programma di mostre fotografiche nazionali e internazionali che portarono il mezzo fotografico all'attenzione di un vasto pubblico locale. L'Australian National Gallery, Canberra, fece le sue prime acquisizioni di fotografie nel 1972 fondando le basi per una collezione importante e di ampio respiro; e la Art Gallery of New South Wales a Sydney fondò il suo dipartimento di fotografia nel 1974. Sempre nello stesso anno il "The Australian Centre for Contemporary Photography" aprì le sue porte come sede per le mostre, l'insegnamento e la promozione della fotografia.

Carol Jerrems - Jane Oehr, “Womenvision”, Filmaker’s Co-Op 1973.

Max Pam - Acrobats 1989, by Max Pam

Gli anni '70 videro anche la creazione di gallerie commerciali specializzate in fotografia, in particolare a Melbourne, e importanti sponsorizzazioni aziendali dell'arte fotografica come la Philip Morris Arts Grant. La fotografia documentaria continuò ad essere popolare tra gli artisti, ma in quel periodo venne spesso usata per scopi diversi. Carol Jerrems e Max Pam adottarono un approccio collaborativo nel loro lavoro documentario basato sul consenso dei loro soggetti piuttosto che sul semplice cogliere l'attimo. Nei loro modi distinti, sia Jerrems che Pam catturarono l'atmosfera dei tempi: Jerrems immortalò una giovane generazione urbana australiana mentre Pam seguì il percorso hippie verso l'oriente e un mondo di nuove esperienze. L'impatto della controcultura e del femminismo portò alla luce una gamma di argomenti distintivi in ​​quanto il personale diventò politico.

Ruth Maddison - Molly O’Sullivan, 82, 1990.

Sue Ford - Jim, 1964; Jim, 1969; Jim 1974; Jim 1979.

Ruth Maddison apparteneva a un gruppo di fotografi che diedero importanza alla ricchezza delle esperienze australiane quotidiane concentrandosi sui rituali spesso trascurati della vita ordinaria, mentre Sue Ford usava i suoi amici come modelli per il suo affascinante studio dei volti immortalati a distanza di anni. Le fotografie apparentemente semplici di Ford rivelano il potere della fotografia per mostrare come i cambiamenti fisici, emotivi, e sociali si riflettono sul volto di una persona. Gli usi creativi della fotografia si ampliarono notevolmente negli anni '70. Il mezzo fotografico iniziò ad essere assorbito nel mondo dell'arte "mainstream", in quanto gli artisti concettuali e performativi iniziarono a utilizzare la macchina fotografica.

Jon Rhodes - Australia 1972-1975.

John Cato

Les Walking - Flypaper, 1980.

Jon Rhodes, usò la fotografia per attirare l'attenzione sui problemi dei diritti della terra per gli aborigeni nella penisola di Gove, nella sua serie "Just Another Sunrise?". Altri, come John Cato e Les Walking, esplorarono il potenziale metaforico della fotografia. Anche la gamma di processi fotografici si espanse in questo periodo. La maggior parte dei fotografi preferiva ancora produrre immagini in bianco e nero formalmente composte e finemente stampate, ma alcuni, ed in particolare le fotografe, trovavano la colorazione manuale un'aggiunta alle loro possibilità creative.

Takis Christodoulou - Untitled (1985).

Un aspetto distintivo degli anni '80 è stato l'affluire di professionisti provenienti da ambienti non anglosassoni. Takis Christodoulou, ad esempio, utilizzò l'approccio documentario per creare immagini inquietanti, quasi claustrofobiche che suggeriscono le pressioni culturali che le famiglie greche vivevano in Australia. Tuttavia, in generale, l'attenzione critica fu deviata in quel periodo dal documentario a un diverso tipo di pratica, influenzata dal postmodernismo. Questo complesso movimento internazionale dimostrò una potente forza corroborante sull'arte e la cultura contemporanea. La sua influenza sulla fotografia in Australia è stata profonda, sollevando questioni fondamentali riguardanti l'interpretazione delle immagini, la natura della realtà e il ruolo dell'artista. Il dibattito critico sulla fotografia fiorì e, nel 1983, la rivista Photofile (pubblicata dall'Australian Center for Photography) assunse notevole importanza.

In generale, i fotografi postmoderni misero in discussione l'oggettività della fotocamera, rivelando la natura parziale di ogni fotografia attraverso il carattere chiaramente costruito o "impostato" del loro lavoro. Il naturalismo, da lungo tempo ritenuto il fondamento della fotografia, fu ampiamente abbandonato tra i fotografi australiani a favore di fabbricazioni teatrali apertamente dichiarate.

Ci fu anche un cambiamento dei materiali impiegati, da fotografie in bianco e nero di modeste dimensioni si passò a produzioni grandiose e opulente con fotografi che spesso si divertivano a usare colori saturi usando processi quali Cibachrome e Polaroid. I fotografi postmoderni misero spesso in discussione le verità culturali attraverso l'uso dell'allegoria, della parodia e del montaggio dell'immagine con il testo.

Anne Zahalka - The Bathers - della serie "Bondi: Playground of the Pacific, 1989"

Un altro tratto caratteristico della fotografia australiana degli anni '80 era l'appropriazione di immagini da varie fonti. In una delle serie più importanti degli anni '80, Bondi: Playground of the Pacific, Anne Zahalka esplorò e sovvertì la mitologia e gli stereotipi che si sono evoluti intorno a questo famoso tratto della costa australiana rielaborando varie opere australiane.

Nel 1988, il bicentenario della fondazione di un insediamento europeo in Australia offrì l'opportunità di valutare i risultati del paese. Furono pubblicate molte importanti storie artistiche e sociali, tra cui: Gael Newton, Shades of Light: Photography and Australia 1839-1988 e Anne Marie-Willis, Picturing Australia: A History of Photography. Un'altra importante pubblicazione fotografica fu "After 200 Years", che conteneva saggi fotografici di fotografi aborigeni contemporanei e riflessioni sull'inizio di un rinascimento nel lavoro prodotto dai fotografi indigeni.

L'avvento dei nuovi media negli anni '90 portò a cambiamenti fondamentali nel modo in cui la fotografia fu intesa fino a quel momento. Con i progressi tecnologici che permisero la totale manipolazione del contenuto e dello stile, la connessione tra la fotografia e il mondo reale fu interrotta. Di conseguenza, alcuni critici australiani affermarono che la fotografia era morta.

Tuttavia, nonostante il loro pessimismo, il "cadavere" della fotografia rimase in effetti straordinariamente vivace. Le aree chiave della fotografia contemporanea negli anni '90 includevano l'interesse per le tecnologie digitali, le questioni di genere, la fotografia astratta, i rayogrammi e la fotografia documentaria.

Patricia Piccinini - ‘Library, 8.45pm’, 2011.

Patricia Piccinini manipola le foto al computer per realizzare lavori spiritosi e inquietanti sull'ingegneria genetica. Le sue immagini richiamano l'attenzione su uno dei principali problemi dei nostri tempi, la capacità di creare e manipolare la vita.

Bill Henson - Alice Heyward in Untitled #2, 2009.

Un altro fotografo tecnicamente sofisticato è Bill Henson, la cui carriera locale e internazionale di grande successo iniziò alla fine degli anni '70, con installazioni di immagini altamente liriche che riguardano essenzialmente emozioni intraducibili.

Henson fu il primo fotografo scelto per rappresentare l'Australia alla Biennale di Venezia nel 1995, un segno sia della sua posizione nella comunità artistica, sia un segno dell'incorporazione della fotografia in una pratica artistica più ampia. Forse in reazione al rovesciamento delle definizioni tradizionali della fotografia, un certo numero di artisti australiani usarono varie tecniche fotografiche, come quella della già citata rayografia.

Anne Ferran - untitled (christening gown), dalla serie Flock, 2001.

Un esempio ne è l'artista Anne Ferran, il cui lavoro è intellettualmente ed emotivamente coinvolgente, le sue rayografie di abiti di donne e bambini hanno esplorato storie di prigionia in carceri, manicomi, ospedali e asili.

Un altro aspetto significativo della fotografia contemporanea negli anni '90 fu la rielaborazione di processi e stili tradizionali, in particolare nel settore della fotografia documentaria. Vennero stabiliti due importanti premi in Australia per incoraggiare la fotografia documentaristica tra i giovani praticanti: il Felix H. Man Memorial Prize, alla National Gallery of Victoria (1992 e 1993) e il Leica Documentary Photography Award, al Centre for Contemporary Photography , Melbourne nel 1998 (ancora esistente).

Leah King-Smith - "Untitled #5" dalla serie "Patterns of connection", 1991.

Eccezionale il lavoro prodotto dai fotografi aborigeni Leah King-Smith e Brook Andrew che richiamava la fotografia del diciannovesimo secolo al fine di mettere in discussione il modo in cui gli aborigeni venivano raffigurati.

Brook Andrew - Sexy and dangerous, 1996.

Il lavoro degli artisti indigeni è un aspetto importante della scena fotografica contemporanea in Australia. Nonostante la sua popolazione relativamente piccola (circa 19 milioni di abitanti), il paese ha una ricca tradizione fotografica e continua a "produrre" molti fotografi di talento. Sebbene i professionisti australiani abbiano storicamente avuto la tendenza a seguire le tendenze internazionali, le loro immagini hanno spesso mostrato notevoli innovazioni e sperimentazioni. Alcuni, specialmente nei primi anni del 1900, cercarono di creare uno stile fotografico australiano basato su condizioni e soggetti locali, un desiderio di distinzione che è di minore interesse tra i professionisti contemporanei il cui lavoro è generalmente rivolto a un pubblico internazionale.

Tracey Moffatt - Something More # 3, 1989 - processo Cibachrome.

Mentre la fotografia ha un posto consolidato e rispettato nelle arti visive australiane, la conoscenza dei suoi esponenti a livello internazionale è relativamente limitata: al di fuori di Tracey Moffatt e Bill Henson, che hanno carriere internazionali consolidate, pochi altri sono noti. Tuttavia, poiché la dominazione dei centri di fotografia tradizionali viene lentamente sostituita da una visione del mondo più onnicomprensiva e inclusiva, sembra probabile che i contributi significativi e continuativi dei fotografi australiani raggiungeranno presto un più ampio risalto.

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