La fotografia di Eugène Atget

Sebbene sia stato scritto molto sulle vite dei fotografi e degli artisti che hanno lavorato a Parigi tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, il fotografo Eugène Atget rappresenta un'eccezione. Quel poco che si sa della sua vita è stato faticosamente ricostruito; tuttavia, la grande quantità di lavoro che ha prodotto fornisce un'importante testimonianza della sua fotografia. Pezzi della sua vita sono stati messi insieme grazie ai ricordi delle poche persone con cui scelse di fare amicizia. Questi includono André Calmettes, attore e regista cinematografico, Man Ray, fotografo, e la fotografa americana Berenice Abbott che dedicò molto del suo tempo al riconoscimento pubblico di Atget. Anche se morì praticamente sconosciuto e non esibì mai formalmente il suo lavoro, alla sua morte Atget lasciò circa 2800 lastre di vetro e quasi 10.000 stampe.

Rimasto orfano all'età di cinque anni Atget fu allevato da uno zio. In giovane età divenne mozzo su un piroscafo diretto per l'Uruguay, sul quale lavorò due anni. Da giovane si dedicò alla recitazione ed intorno al 1886 incontrò l'attrice Valentine Delafosse Compagnon che divenne la sua compagna di vita.

Il fisico e l'accento provinciale di Atget gli impedirono di mettere in scena qualsiasi ruolo e nel 1888 fu licenziato dal teatro. Intorno al 1889, lui e Valentine si trasferirono a Parigi, dove tentò senza successo di dipingere (alcuni dei suoi dipinti furono scoperti nel suo studio alla sua morte). Alla fine del 1890 si dedicò alla fotografia, imparando da autodidatta ed utilizzando una tecnologia vecchia di 40 anni.

Poco si sa su come imparò le tecniche fotografiche, ma Abbott descrisse i primi sforzi di Atget avvenuti in giardini remoti dove fu in grado di sperimentare indisturbato. Le prime fotografie di Atget furono scattate con l'idea di creare materiale di studio per artisti, per alcuni anni ha scattato fotografie di paesaggi e piante. Si pensa che Atget iniziò a lavorare come fotografo nel 1898, ed è chiaro che presto ebbe abbastanza successo da potersi sostenere con questo lavoro. Il seguente annuncio apparve nel numero di febbraio del 1892 della rivista "La Revue des Beaux-Arts":

Consigliamo ai nostri lettori il fotografo M. Atget, 5 Rue de la Pitié (Parigi), ha per gli artisti: paesaggi, animali, fiori, monumenti, documenti, primi piani, riproduzioni di quadri. Collezioni non disponibili commercialmente.

Al di fuori del suo appartamento al 31 Rue Campagne Première vi era un cartello scritto a mano in cui si leggeva "Documents pour Artistes", numerosi pittori parigini, tra cui Georges Braque, Henri Matisse e Man Ray furono suoi clienti. Secondo il suo amico André Calmettes "Aveva l'ambizione di creare una collezione di tutto ciò che è artistico e pittoresco dentro e su Parigi". Forse già nel 1898 Atget decise di occuparsi ciò per il quale è meglio conosciuto, una registrazione sistematica di strade, vetrine, persone, dettagli architettonici e punti di riferimento della vecchia Parigi.

Eugène Atget - Cabaret de L'Enfer, boulevard de Clichy 53, 1910

Questi lavori non erano su commissione, offrendo ad Atget una libertà artistica che gli era più gradevole dei suoi precedenti lavori. Rivelò ad Abbott che non gli piaceva prendere commissioni perché "la gente non sa come vedere". Catturò le infinite sorprese di Parigi, le strade tortuose, le vecchie case e le statue. La sua idea fu un successo e nel 1901 iniziò una serie che fu supervisionata dalla Bibliothèque Historique de la Ville de Paris. La serie, intitolata "La Topographie du Vieux Paris" fu per molti versi una continuazione della sua documentazione su Parigi.

Il concetto alla base di questa serie, differente dai precedenti lavori di Atget, era quello di registrare visivamente siti architettonici e storici che stavano per essere demoliti, catturando lo spirito di una Parigi che stava per scomparire. Per la precisione, il suo oggetto di interesse era la Parigi pre rivoluzionaria, quella antecedente al processo di modernizzazione complessiva della capitale francese operato tra il 1852 e il 1870 da Napoleone III e dal prefetto Haussmann.

Eugène Atget - La cour du Dragon, 1913

Eugène Atget - Coin rue de Seine, 1924

Un nuovo processo di modernizzazione si verificò nuovamente a Parigi durante il periodo successivo alla prima guerra mondiale, per la ricostruzione della città devastata. Fotografò molto poco durante la guerra, riprese la sua macchina fotografica dopo la conclusione del conflitto e allargò il suo oggetto di interesse alle campagne intorno a Parigi.

Eugène Atget - Trianon 1926

Nel 1926, Atget conobbe la giovane fotografa americana Berenice Abbott. Alla morte di Atget nel 1927, la Abbott acquistò un certo numero di sue stampe, negativi, diapositive e carte da André Calmettes, questa collezione venne poi acquistata nel 1968 dal Museum of Modern Art di New York. Abbott fotografò Atget pochi giorni prima della sua morte e completò gli scritti biografici sulla sua vita che si dimostrarono indispensabili per gli studiosi.

Eugène Atget fotografato da Berenice Abbott

Atget catturò le contraddizioni di Parigi; la semplice bellezza del paesaggio urbano e l'eleganza di Versailles giustapposte alla povertà e alla dura realtà dei tempi. Ha usato varie tecniche meccaniche e compositive nella sua fotografia per guidare lo spettatore nella composizione.

Il suo stile fotografico non emulava la pittura come la maggior parte della fotografia dell'epoca, la sua esperienza con la fotocamera gli permise di catturare i dettagli e la texture dei suoi soggetti, aumentando il senso di realtà per l'osservatore. La sua opera accolse lo sguardo dello spettatore perché usava quasi esclusivamente un punto di vista a livello degli occhi e spesso creava immagini asimmetriche o angolate dei suoi soggetti.

Eugène Atget

Sebbene gran parte delle foto di Atget siano architettoniche, usò anche figure umane come soggetti. I suoi studi sulle persone rappresentavano indagini oneste della classe operaia come appariva nella vita quotidiana per le strade di Parigi. Queste immagini non descrivevano un individuo in particolare, ma un'intera classe o professione attraverso rappresentazioni dignitose e sensibili. Dati i limiti tecnologici della fotografia di allora, Atget probabilmente mise in posa i suoi soggetti chiedendo loro di restare fermi.

Eugène Atget - Organ Grinder (1898)

Eugène Atget - Boulevard de la Chapelle et Rue Fleury 76, 18E, 1921

Atget utilizzava una semplice fotocamera 18x24 a soffietto con un treppiede. I suoi metodi erano considerati antiquati e lo obbligavano a trascinare oltre 40 chili di attrezzature tra cui lastre di vetro, fotocamera e il treppiede di legno. La metropolitana di Parigi era il suo mezzo di trasporto preferito, tant'è che nella sua lista dei clienti vi era assieme agli indirizzi anche la relativa stazione della metropolitana più vicina. Atget non ha mai assunto assistenti, preferiva lavorare da solo. Una delle tecniche fotografiche utilizzate da Atget per distinguere le sue immagini da quelle di altri fotografi del suo tempo era l'uso di un obiettivo grandangolare rettilineo luminoso. Non ritagliava o alterava l'immagine finale nella camera oscura. Ha stampato le sue lastre di vetro alla luce del giorno e le modificava con cloruro d'oro. Atget si è affidato alla natura e all'istinto, senza usare la luce artificiale per i suoi scatti in interni.

Nonostante i suggerimenti del fotografo surrealista Man Ray di aggiornare il tipo di carta che usava, Atget ha sempre insistito sull'uso di carta vecchio stile che si arricciava e doveva essere incollata su cartone, l'acido finiva alle volte per danneggiare le stampe stesse. A causa dei processi che scelse, molte delle sue opere non sono sopravvissute o sono arrivate a noi in cattive condizioni. Atget incideva i numeri nell'emulsione, a volte causando danni permanenti ai suoi negativi.

Uno dei motivi per cui Atget non ottenne molti riconoscimenti durante la sua vita fu che non si associò a nessun tipo di gruppo fotografico o corrente artistica.

Eugène Atget - Cour, 7 rue de Valence

Dedicò poco tempo ad amici, club o altre attività sociali. Si alzava all'alba tutti i giorni e usava le ore del mattino per fotografare ed evitare il traffico e la folla, nel pomeriggio si dedicava allo sviluppo. Era una figura tranquilla che indossava vestiti rattoppati e un grande soprabito, visse per 20 anni nutrendosi di solo pane, latte e zucchero.

Il lavoro di Atget è stato paragonato a quello sia dei cubisti che dei surrealisti, ma furono questi ultimi a interessarsi alla sua fotografia e a guardarlo come un pioniere del loro movimento. L'esclamazione di Man Ray "L'ho scoperto!" descrive adeguatamente l'entusiasmo che il gruppo ha avuto per Atget. I surrealisti erano interessati a pubblicare il lavoro di Atget sulle loro riviste, ma spesso si limitava a presentare il suo lavoro in modo anonimo, spiegando "Questi sono semplicemente documenti".

Eugène Atget - Men's Fashions (1925)

I surrealisti hanno trovato un certo mistero nelle fotografie di Atget, in particolare in immagini come Men's Fashions (1925) e una miriade di immagini di manichini da negozio. Nel 1931, Walter Benjamin scrisse nella sua piccola storia della fotografia, "Le foto di Atget a Parigi sono precursori della fotografia surrealista". I soggetti quotidiani del fotografo ed i dettagli nascosti nelle sue opere hanno affascinato i surrealisti in quanto tali immagini erano intrise di significato psicologico e di sfumature mistiche.

Il pittore Salvador Dalí commentò un dettaglio in un angolo di una delle immagini di strada di Atget "La bobina senza filo chiede clamorosamente di essere interpretata".

Durante la sua vita Atget non ebbe il riconoscimento che giustamente meritava. Morì il 4 agosto 1927 (un anno dopo la scomparsa di sua moglie Valentine), praticamente sconosciuto e non pubblicato in nessuna delle maggiori pubblicazioni fotografiche; non mostrò mai il suo lavoro nei molti saloni parigini.

C'erano diverse istituzioni, tuttavia, che lo onorarono acquistando collezioni di opere durante la sua vita. Tra queste la Bibliothèque historique de la ville de Paris, la Bibliothèque nationale de France e la Bibliothèque des Arts Décoratifs.

Calmettes scrisse ad Abbott il seguente epitaffio per Atget, "Possano tutti coloro che sono interessati a ciò che ha tanto amato... pronunciare a volte il suo nome, che era quello di un artista forte e coraggioso, di un ammirevole immaginario".

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