La storia di Wilson Rodrigues, la fotografia come ancora di salvezza


La fotografia riempie la metà della mia vita; non c’è giorno in cui non scatti una foto e non c’è periodo nel quale io sia lontana dalla macchina fotografica. Questo è ciò che accade anche al protagonista della storia che voglio raccontare: Buscapé, personaggio del film City of God e incarnazione del fotografo brasiliano Wilson Rodrigues.

Ho scelto questa storia perché la fotografia è protagonista indiscussa della storia opponendosi ad una realtà sociale ricca di antagonisti quali la criminalità, la morte e la droga. Nel caso di Rodrigues poter fotografare significa riscatto morale e libertà dalla criminalità della favelas in cui è cresciuto.

Nel film City of God (2002) il regista Fernando Meirelles riprende la storia dell’omonimo romanzo Cidade de Deus di Paulo Lins edito nel 1997, nel quale è raccontata la vita di una delle 763 favelas di Rio de Janeiro: la Città di Dio, nata nel 1981 e ancora oggi esistente.

In questo racconto si intrecciano le vicende di vari personaggi che abitano la favela, primo fra tutti Buscapé (voce narrante del film), un ragazzo destinato alla vita violenta ma che grazie ad una maturità non indifferente riesce, fin da piccolissimo, a prenderne le distanze. Per il suo personaggio, Paulo Lins si ispira alla figura di Wilson Rodrigues, fotoreporter di uno dei maggiori quotidiani di Rio e cresciuto nella favela. 


Wilson, da sempre estraneo allo stile di vita criminale, inizia a lavorare come fattorino per il quotidiano, distribuendone le copie per la città; successivamente raggiunge la fama grazie ad una serie di scatti che immortalavano i clan rivali della favela che con ogni mezzo cercano di mantenere il potere. La notorietà che Rodrigues acquisirà in seguito a queste fotografie e alle loro pubblicazioni sui quotidiani locali gli permetterà di allontanarsi dalla vita pericolosa della favela e di diventare un fotoreporter.


La storia di Wilson Rodrigues diventa dunque l’esempio per milioni di ragazzi che affollano le favelas sudamericane sognando un futuro migliore che ancora oggi rimane troppo lontano per molti di loro. Chi ama la fotografia non può tralasciare un film simile, nel quale l’attività fotografica è simbolo di riscatto sociale e ancora di salvezza da un mondo fatto di povertà e sofferenza, punti focali attorno al quale ruota la storia della Città di Dio.

Con questo racconto vorrei farvi concentrare sul personaggio di Buscapé; infatti quest’ultimo è capace di far emozionare non solo per il lieto fine che caratterizza la sua storia, ma anche perché spunto di un’attenta riflessione: da una parte ci siamo noi persone fortunate e a volte insoddisfatte di ciò che abbiano, dall’altra persone come lui che a mani nude scalano la vita con al collo una macchina fotografica, unico strumento per vincere la propria lotta.

Federica Girardi

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