Un'analisi della sbagliata moda del NO PHOTOSHOP

In contemporanea con la nascita del digitale è nata la domanda: "Il fotoritocco è lecito?", oggetto di disputa su forum e social network. Sono stati scritti innumerevoli articoli in proposito, con titoli come "Photoshop: giusto o sbagliato?" o anche "Quando è giusto usare Photoshop?". La domanda che pongo oggi è ben diversa, perché a mio dire ci si dovrebbe chiedere: "La mancanza di cultura fotografica è ammissibile?".

L'epoca dell'analogico aveva una sola cosa che rimpiango, chi decideva di praticare fotografia era per forza di cose obbligato a studiare, a seguire un percorso in cui era normale guardare e studiare le foto dei grandi maestri, non esisteva internet come lo conosciamo adesso, le foto dovevi andartele a cercare su libri e riviste e giustamente si avevano fin da subito degli esempi di ottimo livello, le persone che usavano una normale fotocamera (il più delle volte usa e getta o polaroid) facevano solo foto ricordo, senza la pretesa di sentirsi grandi artisti, anche perché per vedere le foto bisognava svilupparle e ciò aveva un costo.

Oggi il mondo della fotografia è cambiato molto da allora, abbiamo:

  • La possibilità di comprare fotocamere di ottima qualità che si trovano a prezzi accessibili a tutti; 
  • Zero costi per vedere e diffondere le nostre foto;
  • Grande disponibilità di materiale didattico a costo zero grazie a internet;
  • Il potere dei social networks: oggi è facile raggiungere con le proprie immagini migliaia di persone, nell'era in cui internet non esisteva o era ancora agli inizi, la questione era molto più complicata; 

Ma nonostante queste enormi risorse di cui disponiamo pochi, pochissimi studiano veramente fotografia, probabilmente è il lato negativo di avere tutto a portata di mano.

Avendo uno dei blog fotografici più letti in Italia, riesco a farmi un'idea dell'interesse generale del pubblico italiano. Mi sono reso conto che, nonostante il mio impegno a scrivere articoli di storia della fotografia e sui grandi maestri, quelli più ricercati e letti sono sempre riguardanti l'equipaggiamento e l'aspetto tecnico.

Nel mondo della musica, chiunque inizi a suonare, per forza di cose, deve sentire i brani dei grandi artisti del genere di cui è appassionato, suonare qualcosa senza averlo sentito è impossibile. Lo stesso vale in fotografia: praticare un genere fotografico senza avere idea di chi ha lasciato il segno in quel determinato ambito, porterà inevitabilmente a risultati mediocri.

In fotografia, per colpa dei social network, si è innescato uno strano meccanismo: la maggioranza delle persone hanno smesso di documentarsi e studiare, prendendo come punto di riferimento l'amico che usa i filtri instagram o un altro "fotografo". Per tornare al parallelismo con la musica, è come se una persona che vuole suonare la chitarra elettrica, invece di avere come punto di riferimento Jimi Hendrix, Jimmy Page o Keith Richards avesse Povia.

MA COSA C'ENTRA QUESTO CON PHOTOSHOP?

A mio dire il problema non è l'uso di Photoshop in sé, ma il cattivo gusto derivante dall'assenza di una cultura dell'immagine, il non avere consapevolezza del genere fotografico che si sta praticando e quindi la mancanza di punti di riferimento porta all'improvvisazione e di conseguenza a risultati non proprio edificanti.

Il fotoritocco fa parte della pratica fotografica tanto quanto la fase di scatto, come all'epoca della pellicola anche oggi le foto vanno sviluppate, il computer è moderna camera oscura e quello che facciamo in photoshop era possibile farlo anche in fase di sviluppo della pellicola, seppur con più difficoltà. Solo per fare un esempio di quello che si poteva fare all'epoca, vi mostro qui di seguito un fotomontaggio di Jerry N. Uelsmann, realizzato nel 1982 in camera oscura. Se cercate su google il suo nome troverete tanti altri lavori incredibili di questo artista.

Jerry N. Uelsmann, 1982.

QUANDO È GIUSTO USARE PHOTOSHOP?

Photoshop, come qualsiasi altro programma di editing dell'immagine, deve essere adoperato sempre. Sbaglia chi decide di non usarlo, poiché il file RAW uscito dalla fotocamera deve essere sviluppato. Chi scatta in JPEG perché si sente un purista, in realtà sviluppa l'immagine senza nessun controllo, applicando valori standard di contrasto, esposizione, saturazione ecc... preimpostati nella fotocamera, cosa che avrebbe potuto fare in fase di editing con più cura ottenendo risultati migliori.

La scelta di scattare solo in jpeg è ottimale in determinati generi fotografici e situazioni. C'è chi ottiene anche ottimi risultati facendo un settaggio in camera perché consapevolmente non vuole o non può mettersi a lavorare anche su photoshop, l'importante, come ho già detto, è sapere quello che si sta facendo e perché.

La questione non è se usare o meno photoshop, sarebbe come chiedersi se bisogna o meno sviluppare i propri negativi: come usarlo è il nocciolo del problema.

COME USARE PHOTOSHOP?

Quello che molti non capiscono è che la fotografia non è un blocco unico, in cui ci sono delle regole precise, ma dipende dal genere fotografico praticato e dallo scopo per il quale si fotografa: ci sono generi come il reportage e la fotografia documentaristica dove in fase di editing vanno fatti esclusivamente dei ritocchi semplici, come il ritaglio, la correzione dell'esposizione, del contrasto, la regolazione dei colori ecc... perché è importante che l'immagine sia più vicina possibile al reale. 

Discorso diverso invece è lavorare nel mondo della fotografia microstock finalizzata all'editoria e alla pubblicità, in cui sono richieste immagini il cui il grado di alterazione rispetto alla realtà è spesso notevole. 

Per esempio, mi è capitato di dover fotografare dei melograni. Su di essi originariamente vi erano i normali segni che si trovano sulla frutta, ovvero graffi, macchie e alterazioni di colore. In Photoshop li ho dovuti eliminare, facendoli sembrare perfetti e dandogli un colore uniforme, sennò nessuno avrebbe mai comprato quell'immagine per pubblicizzare i suoi prodotti. Nell'aver manipolato la realtà non ho fatto niente di eticamente sbagliato perché allo spettatore a cui è destinata quell'immagine non interessa lo stato di quegli specifici melograni, è un'immagine pubblicitaria che deve rimandare alla mente dei melograni in ottime condizioni. Discorso diverso, invece, se avessi dovuto fotografare quei melograni per conto di un'agenzia sul controllo qualità, perché sarebbe stata interessata a sapere come realmente apparivano.

Tutto dipende dallo scopo e dal tipo di fotografia che si pratica.

UN'IDEA DI FONDO SBAGLIATA

Nell'accusa verso i programmi di fotoritocco c'è l'erronea premessa che le fotocamere immortalino perfettamente la realtà. Ciò è falso, questo è soprattutto dovuto a limiti tecnici del mezzo fotografico. Ogni apparecchio fotografico interpreta la realtà a modo suo, infatti scattando con dieci fotocamere diverse avremo dieci foto diverse (anche a parità di ottiche) dello stesso soggetto per livelli di dettaglio, resa dei colori, contrasto, esposizione, messa a fuoco ecc.., non metto neanche in ballo il fatto che noi abbiamo due occhi mentre le normali fotocamere uno solo (l'obiettivo) o il fatto che a seconda della lente usata cambiano i livelli di distorsione e la percezione degli spazi e della prospettiva, oltre che anche in questo caso la qualità dell'immagine.

La verità è che con un uso equilibrato dei programmi di editing fotografico possiamo rendere la foto più vicina possibile alla nostra percezione di quel momento.


Ho scattato questa foto al tramonto. La fotocamera, per cercare di esporre correttamente il cielo, ha sottoesposto la terra, ovviamente non era un'immagine fedele al reale. Con Photoshop ho potuto aprire le ombre facendo uscire i dettagli presenti nelle aree scure e ho diminuito un po' le alte luci, poiché al tramonto il cielo non era così luminoso. In questo caso il programma di editing mi ha dato la possibilità di avvicinarmi alla realtà vista e fotografata quel giorno, risultato che difficilmente avrei ottenuto scattando solo in JPEG o convertendo un RAW senza svolgere nessuna operazione su di esso.

IL MOVIMENTO DEI PURISTI

A causa dell'eccessivo e sbagliato uso di Photoshop da parte delle masse è nato il movimento reazionario di quelli che si autodefiniscono puristi e che ignorano quanto scritto qui sopra, i più estremisti di loro vanno in giro per gruppi e pagine facebook non solo consigliando di non usare photoshop ma anche di tornare alla pellicola per imparare a fare fotografia, perché solo con essa si può imparare la vera arte fotografica. Ecco, questa non ho il timore di dirlo, è una cavolata gigantesca, che non ha alcun fondamento logico, è un po' come dire che se devi imparare a guidare un'auto moderna devi farlo con un'auto del 1950 perché quelle si che erano vere macchine.

Ormai scrivere in descrizione alle foto "NO PHOTOSHOP" fa figo, ed è una cosa veramente triste, poiché anche il fotoritocco ha il suo fascino.

C'era addirittura chi consigliava agli utenti della mia pagina di usare una Zorki 4 per imparare la fotografia, perché è una fotocamera che oggi costa poco e fa belle foto. Peccato però che si, le fotocamere a pellicola oggi costano poco, ma fare pratica con esse ha un costo davvero molto superiore al digitale. A essere gentili, una pellicola da 36 pose costa minimo 5 euro, ci sono pellicole in bianco e nero che superano i 10 euro di costo, per vedere le foto si è obbligati almeno a fare i negativi quindi altri soldi, dei negativi che si pensa sia uscito qualcosa di accettabile si deve fare la stampa e quindi ancora soldi che escono e infine si deve poter conservare le foto che si stampano, quindi dedicare uno spazio apposito per esse, senza contare che se ci si vuole occupare della post produzione si deve allestire una stanza a camera oscura e comprare i chimici, davvero conveniente per uno che vuole imparare a fotografare, ottimo consiglio da dare, i miei complimenti.

Trovo molto più semplice e fruttuoso per un dilettante imparare a fotografare usando una fotocamera digitale che abbia la possibilità di effettuare le regolazioni manuali, per capire e fare pratica con la teoria e la tecnica fotografica, la quale è praticamente uguale se non per piccoli dettagli tra digitale e pellicola. Nella vita qualsiasi cosa si voglia imparare si deve fare tanta pratica, è una regola generale e universale. Imparare la fotografia con la pellicola oltre a essere lento e costoso è inutile ai fini didattici, anche con una digitale si può imparare l'arte della fotografia, il resto sono chiacchiere da bar senza alcun fondamento logico.

Usare la pellicola ha maggior senso per un fotografo fatto e formato piuttosto che per un principiante poiché ha una resa diversa dal digitale, non migliore, è solo una questione di gusti e di scopi. Il sottoscritto ha fotografato in pellicola e sviluppato in camera oscura, è davvero una bellissima esperienza che consiglio a tutti, ma non si può far credere alla gente che per imparare a fare fotografia si debba tornare alla pellicola.

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