Parigi raccontata dal fotografo Robert Doisneau

Se qualche anno fa mi avessero chiesto chi fosse il mio fotografo preferito, sarei rimasta in silenzio. Poi un giorno vidi "Il bacio all’Hotel de Ville" di Robert Doisneau e me ne innamorai, come se anche io fossi stata baciata d’improvviso - o quasi - in mezzo ad un boulevard parigino.

"Poco importava a quei due che l’Hotel de Ville, bruciato nel 1871, fosse stato ricostruito nel 1874 da Ballu e Deperthes."

Robert Doisneau, Il Bacio dell'Hotel de Ville, 1950 copyright © Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau, classe 1912, inizia la sua carriera come fotografo industriale per le Officine Renault e, anche se ben presto viene licenziato per il suo assenteismo, dal 1946 lavora per l’agenzia fotografica Rapho, raccontando la Parigi degli anni ’50 e ’60 e donandoci un’immagine lontana della città, ma che ancora oggi sopravvive nei suoi angoli segreti e negli occhi di qualche passante. I soggetti delle sue foto sono persone comuni: bambini, artisti di strada, persone al lavoro, donne affascinanti, anziani.

Nel 2012 è stata allestita una mostra sul fotografo a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni ed è stata in questa occasione che ho potuto osservare le fotografie e il magnifico itinerario parigino che disegnano. Nel dicembre del 2014 visitando la città ho deciso di includere alcuni dei luoghi immortalati da Robert e lo ammetto: ho provato a fotografarle anche io quelle strade e quelle persone ma, per quanto la luce fosse perfetta e Parigi bellissima, rimarrò sempre una principiante a confronto!

Les Jardins du Champs de Mars, 1944 copyright © Atelier Robert Doisneau

"L’ascensione della Tour Eiffel permette di scoprire un immenso panorama parigino, che sembra irriconoscibile poiché manca l’indispensabile sagoma della Tour Eiffel."

Sono partita esattamente da qui alle nove del mattino circa, dal punto nevralgico di Parigi e simbolo del romanticismo, dell’amore e degli innamorati di tutto il mondo: la Torre Eiffel. Se cercate una vista mozzafiato vi consiglio di arrivare a Piazza del Trocadèro, dove milioni di fotografi e amatori immortalano i loro baci.

O Beijo do Hotel de Ville, Paris, 1950 copyright © Atelier Robert Doisneau

Arriviamo alla seconda tappa: Place de la Concorde dove Doisneau ha ambientato forse la serie di scatti più celebri di sempre. L’attraversamento pedonale è davvero “maledetto”, soprattutto per la grandezza spropositata di questa piazza!

"Esistono a Parigi dei posti maledetti. Il passaggio riservato ai pedoni in Place de la Concorde si trova sul luogo dove, due secoli fa, si ergeva la ghigliottina. Oggi alcuni individui particolarmente agili riescono a sfuggire alla muta degli automobilisti. Per il sadico che volesse assistere allo spettacolo, non c’è miglior punto di osservazione della terrazza del ministero della Marina."

Tra i simboli della città francese c’è qualcosa che attira più turisti della Torre Eiffel: la Gioconda. Il museo del Louvre è oggi affollatissimo di persone di qualunque nazionalità che, dopo ore di fila, si accalcano davanti un quadro di così piccole dimensioni e, nel caos, scattano foto e selfie a ripetizione. La scena descritta in questo modo appare molto comica, lo ammetto anche io mi sbracciavo con la macchinetta in mano pur di rubare una foto alla Gioconda! È un peccato che Doisneau tutto questo non possa fotografarlo, ma all’epoca posizionatosi oltre il cordone che separa il pubblico dal quadro, immortalò le espressioni dei visitatori e questo fu il risultato:


Ogni cosa a Parigi diventa magica, anche le rive della Senna. Qui non è cambiato nulla, le persone sedute sui gradini che portano al fiume ci sono ancora, così come quelle che passeggiano spensierate. Uno degli scatti più famosi è forse quello al Pont d’Iéna del 1945.

Robert Doisneau, Le plongeur du Pont d'Iena, Paris, 1945 copyright © Atelier Robert Doisneau

"Una languida passeggiata senza orario né scopo preciso. Certi giorni le cose filano che è un piacere. Le immagini sembrano spuntare da tutte le parti, è uno spettacolo ininterrotto."

Lasciamo la storicità di Parigi per spostarci al quartiere economico de La Défense, animato da grattacieli e uomini d’affari. L’altra faccia della città, forse quella più grigia e monotona, eppure negli scatti di Doisneau anche i grattacieli sembrano raccontarci qualcosa. Quando sono uscita dalla metro ho trovato solo nebbia e pioggia, ed ero felice di vedere La Défense così, era bianca e nera anche dal vivo, come se avessi davanti una fotografia di Robert.

Robert Doisneau - La passerelle de la Défense, 1975.

"Il fascino delle città, ed eccoci al punto, è come quello dei fiori, ossia è in parte dovuto al tempo che vi vediamo scivolare sopra."

Robert-Doisneau, Autoritratto con Rolleiflex, 1947

Probabilmente ciò che ammiro di Robert Doisneau è il suo raccontare una città così bella e variegata con toni semplici, senza il bisogno di sfarzi. Sugli scaffali della mia libreria conservo gelosamente un libro che racchiude i suoi scatti parigini, ogni volta sfogliarlo è come viaggiare. Da lui ho imparato ad aspettare il momento giusto, ad avere pazienza; con le sue fotografie ho conosciuto Parigi ed ho capito che la città non è cambiata ma che, nel corso degli anni, è riuscita a diventare come le foto di Robert.

Vedere, a volte, significa costruirsi, con i mezzi a disposizione, un teatrino e aspettare gli attori.
Aspettare chi? Non lo so, però aspetto. Io spero sempre, e quando uno ci crede con forza è difficile che qualcuno non finisca per arrivare.

Federica Girardi

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