La fotografia del XX secolo nel Nord Africa

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

La storia della fotografia del XX secolo nel Nord Africa si è svolta prevalentemente dal periodo coloniale fino alla lotta per la liberazione nazionale. Forse, a causa di una maggiore immigrazione europea e l'integrazione nell'economia globale nel XIX secolo la fotografia da e per la classe coloniale ebbe uno sviluppo molto rapido nella prima metà del ventesimo secolo, le autorità coloniali in questo periodo crearono un vasto archivio di fotografie. Daly, M.W. e Forbes pubblicarono "The Sudan: photographs from the Sudan Archive, Durham University Library" e notarono che le fotografie, scattate principalmente da funzionari e turisti, ma anche dai fotografi commerciali e corrispondenti della stampa, furono inizialmente raccolte al servizio dell'intelligence militare.

Durand-Evrard e Martini hanno fatto conoscere al pubblico le fotografie dell'archivio Franco Algerino insieme ad altri documenti testuali e visivi. Tematicamente organizzate attorno ad argomenti quali l'agricoltura, le scuole e le esplorazioni del Sahara, il libro pone la fotografia in un contesto più ampio della produzione della conoscenza coloniale.

Di particolare interesse sono le immagini di sorveglianza prese dalla polizia segreta. Nel 1960 durante la guerra d'Algeria, Marc Garanger, all'epoca fotografo del reggimento, fu costretto a fotografare gli abitanti di un villaggio per produrre delle carte di identità, tra essi vi erano molte donne che dovevano essere fotografate senza velo, Garanger tempo dopo dichiarò:

"Potevo rifiutare e andare in prigione oppure accettare. Ho capito la mia fortuna: dovevo essere un testimone per far trasparire nelle mie immagini la mia opposizione alla guerra. Ho visto che potevo usare quello per cui sono stato costretto, le immagini dicevano il contrario di ciò che le autorità volevano far loro raccontare.

In dieci giorni ho realizzato duemila ritratti, duecento al giorno. Le donne non avevano scelta. Il loro unico modo di protestare era attraverso il loro aspetto."

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

In Medio Oriente il velo è come una seconda pelle, esso può essere tolto solo nel segreto delle mura domestiche, tra le donne o tra marito e moglie, ma mai pubblicamente, i ritratti di Garanger simboleggiano la collisione di due civiltà, islamica e occidentale, fanno da metafora per la colonizzazione. Queste donne offrono sguardi di sfida che resistono agli effetti coercitivi della fotocamera e può essere interpretato come un "malocchio" che gettano per proteggere se stesse e maledire i loro nemici.

Cinquant'anni dopo l'indipendenza dell'Algeria i ritratti di Garanger non hanno perso la loro forza. Quando tornò in Algeria nel 2004 per incontrare coloro che aveva fotografato, scoprì che le foto che aveva scattato erano state le uniche che le donne avessero mai avuto di se stesse, infatti accolsero positivamente il suo ritorno: era divenuto il custode della loro memoria.

Sempre in Algeria un altro fotografo degno di nota è Hocine Zaourar, che fotografò la cosiddetta "dirty war" tra il governo e i ribelli Islamisti, realizzò una foto diventata iconica di quel periodo, la quale è intitolata la Madonna di Bentalha, nell'immagine vi è una donna in lutto dopo il massacro avvenuto nel 1997. 

Hocine Zaourar - Madonna di Bentalha

I decenni della prima guerra mondiale sono stati un periodo d'oro per la fotografia commerciale nel Nord Africa, le foto trasformate in cartoline diventarono molto popolari all'epoca.

L'ingiunzione coranica contro immagini realistiche impedì lo sviluppo degli studi commerciali e di ritratto di proprietà dei nativi, sono stati quindi spesso gestiti da europei e dagli armeni.

Recentemente, un certo numero di pubblicazioni hanno offerto selezioni specifiche di cartoline per ciascun paese, anche se purtroppo con riproduzioni di scarsa qualità.

Si segnalano diversi importanti studi commerciali attivi in ​​epoca coloniale, la famiglia Bonfils, con sede in Libano e in Egitto, ha prodotto una grande quantità di fotografie alla fine del XIX secolo, le qualli hanno avuto diffusione commerciale all'inizio del XX.

Arabo con la pipa, foto di Félix Bonfils.

Jules Gervais-Courtellemont, un francese convertitosi all'Islam pubblicò sulla rivista illustrata L'Algérie Artistique et Pittoresque e creò migliaia di piastre a colori Autochrome spesso riprodotte nella stampa popolare. 

Servitori bambini intenti a raccogliere le forniture per una cena araba in Algeria, foto di Jules Gervais-Courtellemont, febbraio 1928

Il fotografo austriaco Rudolf Franz Lehnert e il manager tedesco Ernst Heinrich Landrock lavorarono insieme a Tunisi tra il 1904 e il 1914 e al Cairo dal 1924 al 1930.

Lehnert & Landrock

Lehnert & Landrock

I due produssero una vasta gamma di immagini, tra cui romantici panorami sahariani e ritratti erotici, distribuiti attraverso monografie e stampe originali, litografie e cartoline.

Lehnert & Landrock - Carovana Tunisina

Nella fotografia antropologica in Nord Africa è pioniere il sociologo finlandese Edward Westermarck, le cui fotografie del Marocco negli anni precedenti la prima guerra mondiale sono state realizzate in diapositive per illustrare le sue lezioni e come documenti utilitaristici, erano spesso di qualità tecnica molto discutibile. Al contrario, il lavoro di Harry Burton, nella fotografia archeologica, era di sufficiente valore estetico da giustificare una mostra nel 2001 presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Burton era un fotografo della spedizione archeologica in Egitto per il Metropolitan e per Howard Carter e Lord Carnavon, scopritori della tomba di Tutankhamon.

Harry Burton - Unbroken Seal on the Third Shrine

La seconda guerra mondiale è stata combattuta in tutto il Nord Africa, esistono numerose testimonianze fotografiche di essa ma purtroppo queste immagini sono solitamente pubblicate in libri rivolti ad appassionati di storia militare, quindi le immagini presentano poco del contesto in cui sono state scattate, il quale è di particolare interesse per gli storici dell'arte.

La storia della fotografia artistica in Nord Africa è, tuttavia, poco studiata. La prima mostra fotografica si è tenuta in Egitto nel 1923; la secondo, nel 1933, ha caratterizzato 600 fotografie di circa 130 fotografi, di cui più della metà di origine egiziana. 

Nabil Boutros - Egyptian Nocturnes

I fotografi africani contemporanei sono anche apparsi in mostre d'arte africana in occidente. Una delle quali è la mostra avvenuta nel 1996 presso il museo Solomon R. Guggenheim di New York intitolata "In/sight: African Photographers, 1940 to the Present", in questa mostra esposero, per esempio, il fotografo egiziano Nabil Boutros con le sue immagine documentarie della vita nottura del Cairo e il fotografo tunisino Touhami Ennadre il quale ha immortalato il momento della morte e della nascita di un essere umano.

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