La fotografia del XX secolo in Africa

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

La fotografia del XX secolo in Africa comprende una vasta gamma di generi e pratiche. Mesi dopo la sua invenzione nel 1839, la fotografia si diffuse inizialmente in Egitto per poi arrivare rapidamente alle città costiere e più lentamente alle zone rurali e all'interno. La prima metà del ventesimo secolo ha visto la fotografia in studio praticata dagli africani in tutto il continente, anche se il divieto di realizzare immagini nel Nord Africa islamico rese più lento lo sviluppo della fotografia in questa parte del continente.

Allo stesso tempo gli europei documentavano la vita colonialista in Africa, etnografi europei ed americani viaggiavano lungo il continente al fine di fotografare e classificare le tribù africane. Foto paesaggistiche, di animali e di piante esotiche furono i tre tipi principali di fotografia praticata soprattutto da occidentali per pubblicazioni come il National Geographic e altre riviste.

National Geographic - Woman and antelope. East Africa, 1909

Dal 1950 e soprattutto dopo l'indipendenza della maggior parte delle nazioni africane nel 1960, il fotogiornalismo africano fiorì insieme alla fotografia di ritratto in studio. Alcune culture africane, come gli Yoruba e i Bini incorporarono la fotografia in secolari riti politici e religiosi.

Negli ultimi decenni, la fotografia come pratica artistica contemporanea è diventata molto popolare, tanto da far emergere fotografi con una reputazione nel mondo dell'arte a livello internazionale dal Marocco al Sudafrica, molti di questi fotografi però ora lavorano a Parigi, Londra e New York.

A causa della varietà di pratiche che si sono sviluppate in tempi diversi nelle varie regioni, molti studiosi oggi si riferiscono a "fotografie" in Africa intendendo più varietà di fotografia e storie differenti, con il termine "Africa" che qui costituisce una definizione geografica non si deve intendere una identità culturale monolitica.

A parte la violenta oppressione del colonialismo europeo e la successiva indipendenza della maggior parte delle nazioni nel corso del 1960, che colora la storia di tutti i paesi Africani tranne l'Etiopia e la Liberia, è difficile generalizzare su somiglianze a livello continentale riguardo cultura, politica, storia, tradizioni e le influenze della modernità, tra cui la fotografia.

Quindi non esiste uno stile fotografico coerente che si verifica in tutto il continente. Due dei fotografi più noti del Sud Africa, David Goldblatt e Peter Magubane, pubblicarono libri sull'apartheid già negli anni 1970 e 1980. L'ondata di interesse mondiale nel campo della fotografia africana e successive pubblicazioni sul tema può essere datato più vicino alla metà degli anni 1990.

Foto di David Goldblatt - Nelson Mandela, Houghton, Johannesburg, Aprile 1994.

Foto di Peter Magubane

Diversi anni dopo l'esposizione del 1991 "Africa Explores: 20th Century African Art" presso il Museum of African Art di New York in era stato esposto l'anonimo fotografo di Mali Seydou Keïta e le sue impressionanti foto di ritratto in bianco e nero, vennero "scoperti" sia lui che il suo connazionale Malick Sidibé da Andre Magnin che scrisse le loro monografie.

Foto di Seydou Keïta

Foto di Malick Sidibé

Mostre personali e collettive, così come i libri, articoli di riviste e cataloghi, da allora hanno fornito preziose nuove informazioni sui singoli fotografi africani così come sulle pratiche fotografiche comuni in molte parti dell'Africa.

A Bamako, Mali, la prima biennale fotografica africana, Rencontres de la Photographie Africaine, fu organizzata nel 1994 dal direttore della rivista Revue Noire, Simon Njami, giornale che da allora iniziò a pubblicare anche i lavori di un certo numero di fotografi africani.

Il curatore nigeriano Okwui Enwezor è stato determinante nel far conoscere l'arte e la fotografia africana ad un pubblico più vasto. Con Salah Hassan e Olu Oguibe fondò Nka, un giornale di arte contemporanea africana.

Enwezor fu il co-curato della storica mostra al Guggenheim di New York nel 1996, In/sight: African Photographers, 1940 to the Present, che ha presentato fotografi di studio, artisti contemporanei e i giornalisti - fotografi di Drum, una rivista sudafricana molto popolare.

Viene ricordata anche la mostra The Short Century (2001-2002), anche questa curata da Enwezor, per aver aumentato la consapevolezza verso la fotografia, l'arte e la storia politica africana ad un pubblico più vasto.

Nel 1900 il dominio coloniale fu fortemente stabilito nella maggior parte delle nazioni africane, e questo vasto tentativo di riorganizzazione e controllo dell società africana e dei terreni a vantaggio del profitto dei paesi europei è stata spesso documentato e celebrato dai colonizzatori attraverso fotografie che oggi appaiono orribili e brutali, ma le stesse fotografie furono però anche utilizzate dai movimenti anti-colonialismo europei.

L'uomo nell'immagine era arrivato alla missione portando un involto con i resti di sua figlia, una bambina di cinque anni. Era stata uccisa e smembrata come punizione, poiché il suo villaggio non era stato in grado di produrre la quantità di gomma richiesta dal regime imperiale. - Foto di Alice Seeley Harris. The Harris Lantern Slide Show - Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Foto di Alice Seeley Harris. Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Un ragazzo disabile. Una sentinella della piantagione di caucciù in cui lavorava gli ha sparato al polso e alla mano. Foto risalente ai primi anni del Novecento. - Foto di Alice Seeley Harris. Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Queste fotografie sono state realizzate da Alice Seeley Harris, un missionaria inglese e fotografa documentarista, le sue foto hanno contribuito a far conoscere le violazioni dei diritti umani nello Stato Libero del Congo  (ora Repubblica Democratica del Congo) sotto il regime di Leopoldo II, re del Belgio, le sue foto insieme ad altre hanno portato sia Europa che negli Stati Uniti ad una diffusa condanna del suo comportamento. Di conseguenza, nel 1908, il Parlamento belga ne proclamò l'annessione ufficiale dello e la fine delle persecuzioni nei confronti dei nativi; la colonia assunse in seguito il nome di Congo Belga.

Questo esempio precoce dell'uso del fotogiornalismo nella lotta contro il colonialismo si ripeterà in molti altri paesi durante le lotte per l'indipendenza del 1960, e ancora nel 1990 in Sud Africa, in cui l'apartheid si concluse nel 1994.

I fotografi sudafricani bianchi seguirono la tendenza generale della fotografia europea, ma con meno interesse per l'innovazione artistica radicale, qui la fotografia di ritratto divenne popolare tra tutte le etnie, come altrove in Africa.

Va ricordata la fotografia della rivista Drum, particolarmente nota ancora oggi per il suo fotogiornalismo di qualità, sotto il regime dell'apartheid la presenza di questa rivista era profondamente politico, anche se non poteva manifestare apertamente il suo dissenso, quando possibile giornalisti e fotografi della rivista si spinsero ai limiti della censura, ad esempio, Drum pubblicò a puntate il romanzo di Alan Paton, Cry the Beloved Country (1948), che descrive lo scontro tra un ministro nero e un coltivatore bianco razzista. Tuttavia, il proprietario di Drum, Jim Bailey, si rifiutò di pubblicare le foto del fotogiornalista inglese Ian Berry del massacro di Sharpeville, nel 1960; quando Berry inviò le stampe a Londra fece scoppiare un'ondata di indignazione internazionale.

Foto di Ian Berry - SUD AFRICA. Transvaal, Sharpeville. Lunedi, 21 marzo 1960. Gli abitanti del villaggio fuggono dal centro del paese, dove la polizia ha aperto il fuoco su di loro.

Molti paesi stabilirono in Africa agenzie governative fotografiche, sia durante il colonialismo sia dopo l'indipendenza. Agenzie in Madagascar, Angola e Guinea sono state introdotte sotto il colonialismo e il cui nome è cambiato dopo l'indipendenza. Altre agenzie post coloniali basate su organizzazioni ex colonialiste includono AMAP in Mali e ONICEP in Nigeria. Gli archivi di alcune di queste agenzie non sono disponibili al pubblico; per esempio, il lavoro di Seydou Keïta per il governo del Mali non è stato ancora reso pubblico. I generi fotografici di queste organizzazioni erano vari, anche se la maggior parte delle foto riguardavano la politica.

Anche se generalmente i fotografi delle agenzie dovevano documentare il processo politico e le attività di governo in un modo che era stato illegale prima dell'indipendenza, hanno lavorato al servizio ed entro i confini delle ideologie dei nuovi Stati. 

La produzione di immagini fotografiche è diventato un modo per i nuovi governi di far valere la loro autenticità, ma spesso a discapito della verità. In molti paesi il pubblico alla fine è venuto a dubitare della veridicità della fotografie ufficiali, la fotografia è stata spesso censurata dai governi post-coloniali corrotti. 

Dalla fine del secolo fino al 1960 la fotografia commerciale in studio, in cui si producevano prevalentemente ritratti in bianco e nero era molto popolare e diffusa nell'Africa sub-sahariana. Anche se la fotografia in studio è stata introdotta dagli europei, gli africani hanno cominciato ad aprire i propri studi per la clientela già a partire dal 1880, in un primo momento disponibile solo per un tipo di clientela composta esclusivamente da ricchi, che erano di solito funzionari che lavoravano per i governi coloniali, successivamente, a partire dal 1930, la fotografia divenne accessibile alle crescenti classi medie in molte parti dell'Africa. 

La fotografia di ritratto è stata usata per commemorare le occasioni speciali e celebrative, in cui il modello di solito posava col suo abbigliamento migliore. Le fotografie venivano appese nei salotti e inserite in album fotografici che venivano mostrati agli ospiti, inoltre, venivano spedite dai migranti urbani alle loro famiglie rurali. 

Questo tipo di fotografie erano generalmente realizzate direttamente da stampe a contatto, quindi senza l'ausilio di un'ingranditore, per questo motivo erano generalmente foto molto piccole. Di solito, un fotografo che assumeva la direzione di un altro studio ereditava pure i negativi dell'ex proprietario. Alcuni tratti stilistici riconoscibili si sono sviluppati in determinate aree, come lo sfondo fantasia o i ritratti di due modelli che indossano lo stesso abbigliamento.

Seydou Keïta, 1956. Contemporary African Art Collection (CAAC).
© Seydou Keïta / SKPEAC

La fotografia in studio rimase popolare anche dopo l'indipendenza, ma l'introduzione dei laboratori di stampa a colori a partire dalla fine del 1960 fino al 1980 ha ridotto drasticamente il numero degli studi e la loro capacità di sopravvivere economicamente. La nuova tecnologia sembra aver contribuito al declino del fotografo in studio e la maggiore importanza del fotografo itinerante, dando inizio così a una nuova estetica. 

I fotografi itineranti sono stati criticati duramente dai vecchi fotografi che scattavano in studio, poiché secondo loro non avevano un'adeguata formazione fotografica, infatti, questa nuova tipologia di fotografo era costituita prevalentemente da giovani che prima di allono non avevano nessuna esperienza in studio. 

Si contano poche donne tra i fotografi africani, almeno fino ad oggi, ma Stephen Sprague ha registrato le donne a lavoro come fotografe di studio in Nigeria nel 1970, e Heike Behrend ha recentemente documentato le donne che praticano fotografia a Mombasa, in Kenya.

Your Sadness is Drunk - Foto di Zarina Bhimji

Foto di Santu Mofokeng

Attualmente, Jo Ractliffe e Penny Siopsis del Sud Africa, Zarina Bhimji dell'Uganda, e Lamia Naji del Marocco stanno lavorando a livello internazionale come fotografe d'arte contemporanea, invece, uomini famosi nel campo della fotografia d'arte contemporanea a livello internazionale oggi includono Zwelethu Mthethwa e Santu Mofokeng del Sud Africa, Samuel Fosso della Repubblica Centrafricana, Philip Kwame Apagya del Ghana, e Tahoumi Ennadre del Marocco.

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