Perfezione e natura nei fiori di Robert Mapplethorpe


Quando parliamo di Robert Mapplethorpe immediatamente pensiamo alle sue inconfondibili figure di uomini e, più raramente donne, nudi e perfetti. Un limite spesso sottilissimo che separa queste immagini dalla pornografia, per la rappresentazione esplicita del corpo e delle sue parti più intime, le ha rese tra le più discusse e criticate fotografie della seconda metà del Novecento, attribuendo a questo personaggio un'aura di mito, alimentata poi dalla prematura scomparsa avvenuta il 9 marzo del 1989.


Tuttavia la produzione fotografica di Mapplethorpe non si esaurisce in questi lavori, ma si espande anche verso altre strade, molto trattate anche se meno celebri. I fiori ad esempio, sono stati tra le sue immagini preferite e ci regalano scatti di una delicatezza inedita, apparentemente lontana dall'immaginario erotico-omosessuale comunemente conosciuto e legato al suo nome.
Queste fotografie sono incredibilmente forti nella loro essenzialità: Mapplethorpe ci presenta sempre il fiore in primo piano, solo e fluttuante su un fondo nero. Anche se totalmente distanti per tema e soggetto, però, questi scatti hanno qualcosa in comune con i nudi maschili di Mapplethorpe.


Anche nei fiori infatti, egli attinge alla perfezione formale come valore assoluto, imprescindibile nel suo punto di vista di fotografo. La fotografia è quindi, per lui, un mezzo per catturare ed esaltare la bellezza ideale, quell'armonia che governa l'universo e che, quindi, è rintracciabile non solo nel corpo umano, ma anche negli altri elementi naturali, come appunto nel mondo floreale.
Basti guardare l'aspetto di questi fiori: bellissimi boccioli bianchi affusolati che ripiegano su se stessi, che si chiudono o si aprono, che si piegano al vento con i loro lunghi steli come un busto umano in torsione. Sono forme flessuose ed eleganti che quasi accentuano la vita propria di petali e gambi, dinamici e allo stesso tempo velati di una sottile tristezza, di un sentimento malinconico che emerge dalla loro solitudine nella fotografia, ma anche dal contrasto bianco/nero alcune volte fortissimo e nitido, altre sfumato fino a far penetrare dolcemente le ombre dello sfondo nel chiarore del soggetto.


La bellezza, dunque, è il valore che accomuna tutta la produzione di questo fotografo, che guarda al mondo nella sua unità come a qualcosa in cui ricercare queste perfezione, questi canoni classici
che si possono cercare nella natura, che sia umana o vegetale non importa. Anche i fiori quindi divengono forme perfette, di una bellezza straordinaria colta da un occhio di grande sensibilità.
Non bisogna comunque pensare che gli scatti dedicati ai fiori siano vicini ad altri solamente nel concetto di bellezza e armonia; pur trattandosi di “natura” infatti, anche in questi casi Robert Mapplethorpe non abbandona l'attrazione nei confronti della sessualità, meno esplicita ma comunque ricercata in fiori e piante intesi come organi riproduttivi, un'alternativa “meno pericolosa” per parlare di ciò che negli anni Settanta era divenuto uno dei simboli della rivoluzione dei costumi occidentali: il sesso.

Lea Ficca
www.ilmuromag.it

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