La fotografia di Aleksandr Michajlovič Rodčenko


Questo articolo fa parte della rubrica: I Maestri della Fotografia

Aleksandr Michajlovič Rodčenko nasce a San Pietroburgo nel 1891 e studia all'istituto d'arte di Kazan, dove nel 1914 si avvicina alla poesia di Vladimir Majakovskij ed al futurismo e conosce la futura moglie Varvara Stepanova.

Nel 1916 si trasferisce alla Scuola di Arte e Design Stroganov ed espone per la prima volta i suoi quadri in una mostra organizzata da Vladimir Tatlin. Con Majakovskij e altri artisti russi nel 1917 fonda la Lef, una federazione di artisti russi futuristi, che concorda con gli ideali della rivoluzione bolscevica. Ed è proprio grazie alla propaganda del periodo bolscevico che Rodčenko comincia a dedicarsi alla grafica ed al fotomontaggio. Realizza manifesti per il cinema, pubblicità, copertine e impaginazione delle riviste e dei libri di poesia, usando pochi colori ed un tono semplice, aspetti che hanno sempre caratterizzato la sua arte.


E saranno proprio i fotomontaggi ad introdurlo alla fotografia, egli stesso scrive: “È a causa dei miei fotomontaggi che ho cominciato a fotografare: avevo bisogno di rifare subito una foto, d’ingrandire e ridurre… Acquistai due apparecchi, un 13 x 18 a tripla esposizione, con un Dagor, un apparecchio per fare riproduzioni fotografiche e una tascabile della Kodak. Ho fotografato Majakovskij e gli ho scattato sei ritratti”.

Majakovskij

Nel 1924 comincia ad interessarsi alla fotografia anteponendola alla pittura ed alla grafica: acquista una Leica, Rodchenko comincia a fotografare balconi, scale, finestre e muri, scegliendo nuovi tagli e nuove inquadrature, applicando il fotomontaggio ai negativi attraverso l'utilizzo di due tecniche differenti: il collage e la sovrapposizione.


Regala nuovi significati agli oggetti quotidiani del mondo che ci circonda ed il suo pensiero fotografico risiede in ciò: "La fotografia serve a formare lo sguardo e per insegnare alla gente a guardare sotto diverse angolazioni bisogna mostrare loro oggetti abituali con prospettive inusuali".



Rodchenko conserva la sua originalità anche nelle serie di reportage, immagini volutamente catturate fuori fuoco, tagli inconsueti e pochi dettagli, nel tentativo di enfatizzare il movimento nello spazio.



Nonostante molti costruttivisti come lui lavorassero per la nuova rivista URSS, molto rapidamente la politica schiacciò l’arte e le definizioni costruttiviste sfumarono nel realismo socialista. Alla fine degli anni venti la posizione di Rodchenko divenne sempre più difficile. L'ascesa stalinista fece in modo che cadessero tutti i canoni estetici perpretati fino ad allora. Rodčenko fu accusato di formalismi e di seguire le orme di fotografi occidentali come Làszlò Moholy-Nagy e Man Ray. I suoi detrattori furono i fotografi del regime Shaikhet e Al'pert. Fu inoltre accusato di favorire l'estetica a scapito del contenuto, il che non era in linea col vero fotogiornalismo. Alcune sue foto furono messe al bando, come quelle dei giovani pionieri, perchè, secondo il regime stalinista trasmettevano un messaggio onirico, non in linea col realismo socialista.



Lascia la fotografia nel 1942, dedicandosi nuovamente alla pittura, producendo lavori astratti espressionisti, ma continuando ad organizzare esposizioni fotografiche per il governo.


S. Alessandra Severino: Flickr

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