La gestione colore e profili ICC - Corso di fotografia - Lezione 60

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Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Gestione Colore e profili nella stampa

Perché serve la gestione colore? Cosa sono i profili ICC e intenti di Rendering?

Le variabili che contano nella stampa di una fotografia sono: colore, risoluzione, sfumature, finitura, durata.

Ogni periferica vede e interpreta i colori a modo suo, il suo hardware gli impone di catturare, visualizzare o stampare determinati tipi di colore, ma cosa comporta tutto ciò?

Comporta che quando andremo a stampare capiterà che la stampa sarà differente dalla stessa immagine vista a monitor!

Il desiderio di tutti è avere in video e in stampa gli stessi colori.

Senza la calibrazione i dispositivi (fotocamera, monitor e stampante) mostrano o producono gli stessi colori in modo differente.

Perché succede questo?

Innanzitutto il colore è definito da tre valori: R (rosso), G (verde), B (Blu).

Questi sono i tre colori primari che l'occhio umano riesce a percepire e da cui crea tutto il restante spettro dei colori, quando noi alla periferica diamo tre numeri che definiscono il tipo di colore ogni periferica interpreta questi tre numeri in maniera differente.

L'unica cosa da fare è calibrare le periferiche in modo da ottenere i profili ICC in modo che essi permettano di comunicare tra le periferiche qual è il giusto colore che devono rappresentare.

Se le periferiche avessero lo stesso spazio colore, cioè vedessero la stessa gamma di colori, non ci sarebbero grossi problemi, peccato che quasi sempre le periferiche hanno uno spazio colore diverso l'una dall'altra. In questo caso intervengono gli intenti di rendering per cambiare quel colore che la periferica non può elaborare scegliendo il colore più prossimo possibile al colore reale.

Definiamo lo spazio colore


Dire spazio colore o dire Gamut è la stessa cosa, quello che vediamo in questa immagine è la rappresentazione di quello che l'occhio umano riesce a percepire, oltre ci sono ad esempio gli infrarossi.

Questo è lo spazio della luce visibile dell'occhio umano.

Ipotizziamo di avere due monitor, uno che lavora in Adobe RGB e uno in sRGB.

I triangoli che vediamo sono gli spazi colore dei due monitor, chiamiamoli per semplicità "Monitor Adobe" e "Monitor sRGB", la prima cosa che balza all'occhio è che il Monitor Adobe ha una gamma di colori molto superiore rispetto al Monitor sRGB.


Se alle periferiche diamo gli stessi numeri RGB restituiranno colori differenti, esempio: se comandiamo ai due monitor di visualizzare un verde puro, quindi niente rosso, niente blu e il verde al massimo, succede che per il Monitor Adobe saremo su un punto più alto rispetto al Monitor sRGB, quest'ultimo non può andare oltre, la punta in alto del triangolo blu (Monitor sRGB) è il massimo verde che può fare, i valori numerici RGB saranno uguali ma i colori di fatto diversi.

Curiosità: non si può aumentare lo spazio colore di un monitor via software, è una questione di hardware.

Lo spazio colore dei monitor è triangolare perché sono strumenti RGB, per calcolare il profilo di tutte le periferiche che usano un CCD si usa il massimo verde che riesce a riprodurre, il massimo blu, il massimo rosso, si trovano gli estremi e quindi si uniscono in maniera lineare dando un triangolo.

Lo schermo del nostro pc riuscirà a riprodurre i colori all'interno del triangolo (spazio colore), tutto quello che c'è fuori di esso per lui non esiste.

Se volessimo vedere lo stesso colore in entrambi i monitor dell'esempio, l'unica soluzione è degradare lo spazio colore del monitor adobe in quello del monitor sRGB.


Ma perché il triangolo dello spazio colore è più allungato verso il verde? Si tende ad aumentare i verdi perché l'occhio è molto più sensibile ad essi, per una questione di evoluzione l'occhio si è abituato a vedere molte sfumature di verde, se ad esempio guardiamo il cielo vediamo meno sfumature di azzurro, non è che non ci sono, semplicemente non le percepiamo.

Lo spazio colore sRGB è usato solitamente dalle macchine compatte di fascia bassa, mentre l'Adobe RGB viene impiegato dalla compatte di fascia alta, mirrorless e ovviamente sulle reflex.

Scattando in RAW non si associa un profilo colore alle immagini perché non è ancora stato fisicamente assegnato, lo si fa dopo in Post Produzione. Il Raw essendo il negativo digitale può essere sviluppato in Adobe RGB, ma conservandolo, un domani (se le nuove tecnologie lo permetteranno) potrò svilupparlo con un profilo colore ancora più ampio.


Anche le stampanti hanno un loro spazio colore che è definito dal loro set di inchiostri, più inchiostri ci sono più colori potranno riprodurre, per questo motivo si tende ad avere stampanti con sempre più inchiostri.

Quando il profilo colore non ha forma triangolare allora si tratta di una stampa in quadricromia, CMYK è l'acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, Key black; difficilmente si stampa un libro con le getto di inchiostro poiché è troppo costoso, col CMYK vengono impiegate le stampanti offset (che vedete nell'immagine in basso).

Se guardate lo spazio colore CMYK a confronto con quello Adobe RGB con il quale "sviluppiamo" le nostre foto vi renderete conto che quest'ultimo è molto più grande del primo, quindi i colori della stampa su libro è meno fedele rispetto a quello che vediamo a video.


Nella stampa fotografica è molto importante sapere su quale carta andiamo a stampare, per esempio la carta lucida essendo meno assorbente restituisce una gamma di colori più ampia, la sua superficie è pensata per dare più risalto ai colori, pecca però dal lato della durata, poiché non impregnando la carta i colori si deteriorano più facilmente.

La carta Fine Art al contrario dura molto di più ma riproduce una minore gamma di colori (però solitamente si ottengono effetti molto belli e particolari).

Quindi fate attenzione alla carta su cui andate a stampare perché può far cambiare il colore della foto!

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