La fotografia di Erwin Blumenfeld

Esposizioni multiple, combinazioni di negativi e positivi in camera oscura, giochi di luce intensi tramite l'accostamento di luce artificiale e luce naturale, prospettive e angolature originali, solarizzazioni.

Questo ed altro fa parte dello stile dettato dalla voglia di sperimentare di Erwin Blumenfeld


Nato a Berlino nel 1897, dopo la prima guerra mondiale è costretto a trasferirsi ad Amsterdam nel 1918 per ristrettezze economiche, dove entra a far parte del 1920 del gruppo Dadaista (di cui Man Ray era un'esponente) olandese. 

Qui apre un'attività commerciale: un negozio di borsette per signora. 
E proprio nel retrobottega persevera nella sua produzione artistica di notte, fotografando manichini, sperimentando tecniche di camera oscura, oppure proponendo alle clienti del negozio l'opportunità di un ritratto fotografico.


L'occasione di poter lavorare nel campo della moda e della pubblicità arriva nel 1935, a Parigi. Qui conosce anche Cecil Beaton, e proprio su indicazione di questo che gli viene offerto un contratto di lavoro per Vogue Francia.


Scoppia la Seconda Guerra Mondiale, viene imprigionato in vari campi di concentramento francesi a causa delle sue origini ebraiche e dunque appena possibile fugge in America. 
A questo punto la sua fama di Art Director pubblicitario si impenna vertiginosamente, ottenendo in poco tempo contratti per Vogue America e Harper's Bazar.   

La semplicità, la disinvoltura delle figure femminili sembrano essere un carattere quasi distintivo del fotografo tedesco. L'aspetto iconografico dell'abito è limitato al minimo. Soprattutto in quello che potremmo definire il "periodo olandese", dove le immagini sono cariche di una potenza surreale che forse stupisce molto di più' di una riproduzione realistica della bellezza. 


Le linee che descrivono la bocca, gli occhi e i capelli sono linee forti, che decise emergono protagoniste rispetto agli altri elementi della composizione. Una scelta stilistica che probabilmente è stata partorita per mettere in risalto prodotti pubblicitari come quelli di cosmesi. 


La sua fotografia più conosciuta è quella che ci presenta Lisa Fonssagrives sventolare l'abito del sarto francese Lelong. Siamo nel 1939, sull'orlo dello scoppio di una seconda guerra. Fotografo e modella sono in bilico sulla Tour Effeil. Entrambi quasi inconsapevoli del rischio che corrono.

Una foto audace, dunque. Presumibilmente, come ha fatto notare qualche critico, una metafora dell'incoscienza della moda, un mondo che si aggrappa saldamente al proprio sogno e che, nonostante gli sconvolgimenti bellici, saprà continuare a renderlo magico.

Articolo scritto da Andrea Steiner

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