Man Ray - Maestri della Fotografia

Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Rudnitzky (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), è stato un pittore, fotografo e regista statunitense esponente del Dadaismo.

Per capire e apprezzare questo grande artista, più che una biografia su wikipedia che potete leggere a questo link: Man Ray - Wikipedia trovo molto utili queste sue parole:

"Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi  interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. E' un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea,  mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzione. Fra le due non c'è conflitto."

Sul rapporto fra fotografia è pittura potete leggere questi articoli:

"Non sono un fotografo della natura, ma della mia fantasia", disse Man Ray a Daniel Masclet. "Piuttosto che dare un'immagine convenzionale di un paesaggio, preferisco prendere il mio fazzoletto, torcerlo come voglio e fotografarlo come mi pare". E ancora: "Fotograferei un'idea piuttosto che un oggetto, e un sogno più che un'idea". Queste affermazioni sono la risposta di Man Ray alla controversia storica fra il pittore e il fotografo.

Nel 1926 Man Ray scrisse: "il fotografo, del resto, non si limita al semplice ruolo di un copista, E' un meraviglioso esploratore di aspetti che la retina non registrò mai".

La Royografia, le solarizzazioni, il sovrasviluppo, i forti ingrandimenti sono alcuni fra i contributi più noti di Man Ray a un'attività professionale  che, fra le sue mani divenne un'arte. "Ogni volta che mi allontanai dalla pratica ortodossa fu solo perché il soggetto richiedeva specifiche tecniche per sottolineare aspetti che mi sembravano importanti".

Paradossalmente, Man Ray fu in tal modo il creatore di un gran numero di innovazioni tecniche in fotografia, benché la tecnica fotografica fosse una delle cose gli interessavano meno.
Man Ray non amò mai la macchina fotografica né provò mai ammirazione per essa, ai suoi studenti diceva "Se volete fare fotografie, gettate via la macchina fotografica", e ancora: "Un certo disprezzo per i materiali usati per esprimere un'idea è indispensabile alla più pura realizzazione di tale idea".

Man Ray diventò fotografo per necessità, dopo la sua prima personale di dipinti (Novembre 1915), si trovò a dover affrontare il problema di come procurarsi le fotografie delle proprie opere necessarie per la stampa, per i collezionisti e per i galleristi. Difficoltà finanziarie oltre al fastidio di dover trasportare i dipinti da Ridgefield a New York, si aggiunsero alla sua insoddisfazione nei confronti del lavoro dei fotografi professionali, inducendolo ad assumersi personalmente il compito. Fu perciò la pura necessità a metterlo sulla via che gli avrebbe dischiuso in seguito tante possibilità e prospettive.

Dal fotografare proprie opere al tentativo di cimentarsi nel ritratto fotografico il passo era breve.

Probabilmente le prime fotografie dada furono quelle del readymade Man (1918), un frullino per sbattere le uova, e dell'assemblage Woman (1918) costituito da due  specchi parabolici e sei mollette da bucato che pinzano una lastra di vetro.

Benché non tutte le fotografie di Man Ray fossero fotografie di suoi oggetti, praticamente tutti i suoi oggetti furono soggetti di fotografie; per esempio Portemanteau (1920), un manichino per l'esposizione di abiti in una vetrina, combinato con un nudo femminile, che fu pubblicato per la prima volta col titolo Dadaphoto nel numero unico di "New York Dada". Fin verso la fine degli anni quaranta, la massima parte degli oggetti di Man Ray furono composti principalmente per ottenere soggetti insoliti di fotografie non convenzionali. Una volta che erano stati utilizzati a questo scopo spesso venivano messi da parte, distrutti, dimenticati o perduti.

Nel corso delle sue ricerche nel campo del ritratto fotografico non convenzionale, Man Ray si imbatté in "quella che è stata chiamata solarizzazione, un processo di sviluppo in virtù del quale i contorni del viso sono accentuati da una linea nera come nel disegno". La solarizzazione gli forniva un'altra opportunità di usare la luce come un pittore usa i suoi pigmenti, dopo aver disegnato col cliché-verre e dopo aver dipinto con la royografia, Man Ray poté combinare in una fotografia la linea nera asciutta del cliché-verre e le sontuose tonalità della royografia.


Commentando una della più famose solarizzazione di Man Ray (che vedete nell'immagine qui sopra), Marcel Jean scrisse: "Il primato della materia sul pensiero rimodella i contorni di una donna nuda rivelando meraviglie ignote del corpo femminile".

Fotografò anche pittori e scultori, tra cui Pablo Picasso.
Gertrude Stein fu fra i primi esponenti del mondo letterario americano che Man Ray conobbe e fotografò . Seguirono Ernest Hemingway, Ezra Pound, William Carlos Williams, T.s. Eliot, Havelock Ellis, Aldous Huxley, Virginia Woolf, James Joyce, Sinclair Lewis.

Una delle più famose fotografie di Man Ray è Le violon d'Ingres, che si rifà a un dipinto di Ingres La sorgente. In questo ritratto la modella Kiki appare nella medesima posa della modella del pittore francese, Man Ray trasferì l'immagine delle "effe" del violino, riproducendole, per contatto, sulla fotografia del dorso di Kiki.

Le fotografie di Man Ray sono il risultato di una tecnica rigorosa al servizio della sua sensibilità e della sua immaginazione. Egli sottolineò ripetutamente che, dopo tutto, la rigorosa preparazione tecnica della sua giovinezza lo aveva molto aiutato in seguito, quanto meno gli aveva insegnato quali tecniche accademiche dovessero essere evitate.

Una curiosità: Man Ray usò sempre obiettivi a grande lunghezza focale per fotografare il soggetto dalla massima distanza possibile, non soltanto per evitare distorsioni ma anche per assicurare un certo distacco fisico ed emotivo dal soggetto.

Man Ray morì il 18 novembre 1976. Venne seppellito nel cimitero di Montparnasse. Il suo epitaffio recita: "Non curante, ma non indifferente".

In questo bellissimo video che ho trovato su YouTube potete ammirare le sue fotografie più famose.





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