La fotografia di Frank Horvat


Nel blog sono presenti due interviste fatte da Frank Horvat a due noti fotografi, possono essere lette ai seguenti link: Frank Horvat intervista Robert Doisneau e Frank Horvat intervista Mario Giacomelli, fanno parte del libro "Entre Vues", ora introvabile.

Ci è sembrato doveroso però dedicare un post al fautore di tutto ciò, ovvero a Frank Horvat stesso, altra grande figura del mondo della fotografia, a mio parere anche molto sconosciuto ai più nonostante la sua bravura.

Perciò qui sotto presenteremo una sua breve biografia, brevissima bibliografia e la sintesi di alcuni sui servizi. Tutto corredato da alcune suoi scatti famosi.

“La fotografia è l'arte di non premere il pulsante di scatto” - Frank Horvat.


Frank Horvat nasce il 27 aprile del 1928, in Italia ad Abbazia (ora territorio croato) da entrambi i genitori medici.

Dal 1939 al 1945 si trova in Svizzera a Lugano dove entra in possesso della su prima macchina fotografica, in cambio della sua collezione di francobolli, una Retinamat 35mm.

Soggiorna a Milano fino al 1950 studiando all'accademia di Brera e lavorando come agente pubblicitario: è il suo primo approccio con il mondo della fotografia freelance professionale, comprando per l'occasione una Rolleicord e scattando foto per dei magazine.

Durante il viaggio a Parigi del 1950 incontra Robert Capa e Henri Cartier-Bresson che influenzeranno per sempre il suo modo di concepire la fotografia, tant'è che inizia a viaggiare: nel 52-53 in Pakistan e India, e l'anno dopo a Londra lavorando per LIFE.

Si trasferisce a Parigi nel 55, luogo che diventerà la sua casa per tutta la vita.

Tra il 1956 e il 1988 diventa fotografo di moda lavorando per le maggiori riviste dell'epoca quali Harper's Bazaar e Vogue, sia in Europa che in America, e per due anni è anche fotografo associato di Magnum.

1986-1987 sono gli anni in cui intervista i grandi fotografi dell'epoca diventati materiale per il suo libro Entre-Vues, uscito per Nathan editore nel 1988.

Nel decennio 89-99 si dedica a progetti fotografici destinati in ultima fase alla pubblicazione di un libro.

Continua a percorrere la strada della fotografia, alternando anche un interesse per il teatro e la poesia.

Vive tutt'ora in Francia.


Progetto fotografico "Time machine":

Dopo aver raggiunto l'apogeo del successo nel campo della fotografia di moda nel 1962, decide di avviare un nuovo percorso stilistico e quasi per caso riceve la proposta dal direttore della rivista tedesca Revue di documentare per immagini una serie di grandi città extra europee.


Accompagnato da un giovane giornalista, per i testi, avendo stilato una lista di 12 città, che per l'impossibilità di ottenerne il visto non inclusero la Cina, Cuba e parte dell'Africa, partì per 8 mesi in questa splendida missione.

Non si prefisse di fare una stretta e quasi scientifica documentazione nello spirito del National Geographic, ma, grazie alla libertà d'espressione accordatagli, decise di creare un reportage quanto più vario che si occupasse di ogni aspetto caratteristico della singola città, anche quelli più ironici.

Nel 1963 terminò il lavoro ma successe un fatto clamoroso, Il direttore che aveva commissionato il lavoro era stato cacciato lasciando allo scuro del progetto il nuovo capo, che aveva anche cambiato l'impronta dell'intero magazine sbandierando piuttosto la vita delle star affiancate a immagini di modelle a colori.

Fortunatemente il miracolo economico tedesco fece si che gli editori tennero fede alle promesse fatte, pubblicando il reportage (nelle utime pagine) e permisero sia a Frank che al suo collega giornalista di poterlo pubblicare in altri paesi o/e farne un libro.


La sua prima scelta fu Il Cairo: dalle sue parole trapela un luogo decadente, inizialmente ammodernato e trasformato dal deposto regime britannico. La miseria, rappresentata dai mendicanti o dai malati di tracoma, lo colpisce, cosi come le rare donne vestite all'occidentale apparendo e scomparendo come fossero fantasmi.

Trovo molto interessante il suo appunto sulla fotografia di strada, indubbiamente difficoltosa, resa ancor di più sia dalla curiosità dei bambini, e la loro volontà di mettersi in posa per una fotografia, sia dal carattere suscettibile degli adulti. Come si risolve tutto ciò? Innanzitutto cerca di mimetizzarsi trascurando il suo aspetto fisico, poi imbraccia la più rapida Leica al posto della Nikon usando una diaframma f/16 e distanza di due metri e sopratutto prova a nascondere ogni esitazione, non rispondendo agli sguardi, non facendo trasparire l'aria di chi cerca qualcosa. Per ultimo evita di farsi vedere seccato in caso di insuccesso.

Ma che cosa è importante più di tutto, se non avere un linea guida nel sapere cosa e come si vuole rappresentare quella città, ed infatti Frank Horvat non trova il tema della povertà adatta a caratterizzare Il Cairo. Si dedica all'argomento “propaganda” poiché la stazione radio di Nasser era la più importante fonte di indottrinamento del mondo arabo, mentre all'interno del paese erano le 3 stazioni televisive locali, con i loro programmi ovattati e idilliaci, a inchiodare nei bazaar le menti della popolazione.

Sarà Calcutta, in India, eletta a rappresentare la miseria.


Le altre città hanno tutte un tema tipico che è reso attraverso le immagini oppure enunciato a parole: nell'ordine viene Tel Aviv (con una falsa facciata), Sydney (il rapporto relazionare tra sessi), Bangkok (l'eterno sorriso), Hong Kong (il profondo materialismo), Tokyo (l'avamposto occidentale d'oriente), Los Angeles (l'irreale), NY (Madison Avenue), Caracas (la violenza), Rio (l'amore) e Dakar (l'indipendenza).

Progetto fotografico: "1999: giornale fotografico"

Nel 1999 si ripropone la domanda che lo aveva coinvolto all'età di otto anni: “arriverò a vedere l'anno 2000?” da questo quesito parte la sua ventura fotografica nel rappresentare con una fotografia ogni giorno dell'anno, per tutti i 12 mesi, fino a capodanno.



I suoi ultimi due progetti fotografici, piuttosto una maniera artistica per affrontare la senilità portando avanti l'occhio del fotografo e la sua passione eterna, riguardano la sua casa chiamata La “Veronique” in onore di sua moglie, e una serie di foto scattate tra il 2006 e il 2009 per catturare ciò che la luce regala alla visione.

I suoi campi di interesse furono oltre che al reportage e la moda, i ritratti, la natura e la scultura.

Essi spesso divennero dei libri, pubblicati maggiormente dagli anni 80 in poi.

Oltre al libro "Entre Vues" menzioniamo: "Goethe in Sicilia" - 1982 in cui ripercorre il tragitto nell'omonima opera dello scrittore tedesco Goethe, "Le sculture di Degas" - 1991, "Verosimiglianze" - 1999, "Time Machine" - 2004 e "il labirinto Horvar" del 2006.

Andrea Cogumelo

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