Il colore e la fotografia istantanea - Storia della Fotografia


FOTOGRAFIA ISTANTANEA

Tutto iniziò nel 1929 Edwin Land brevettò una pellicola per lo sviluppo istantaneo che contiene i chimici necessari per lo sviluppo diretto all'interno dello stesso supporto, permettendo così di ottenere l'immagine positiva pochi minuti dopo l''esposizione.

Il primo modello con questa tecnologia fu distribuito dalla Polaroid nel 1947 e permise all'azienda di vendere milioni di apparecchi per fotografie auto-sviluppanti.

La foto istantanea era un tipo di stampa fotografica, eseguita mediante una particolare macchina fotografica prodotta dalla Polaroid (quella che vedete nell'immagine alla vostra sinistra), mediante la quale si potevano ottenere fotografie in pochi secondi dopo lo scatto. Nella fotocamera veniva inserita una cartuccia contenente una serie di fogli fotosensibili, coperti singolarmente da una pellicola impregnata dal lato a contatto col foglio stesso di una sostanza reagente, i quali, una volta impressionati venivano estratti manualmente da un lato della fotocamera ed in seguito (dopo circa 60 secondi) venivano separati dal foglietto reagente scoprendo così il foglio con l'immagine impressa direttamente in positivo (eliminando il passaggio del negativo e della successiva stampa che obbligava la consegna del rullino presso un laboratorio o, per chi poteva farlo in proprio, l'uso della camera oscura). L'immagine si stabilizzava definitivamente nel corso di una decina di minuti.

Il sistema era nato in origine in bianco e nero, divenne successivamente a colori e riscosse per tutti gli anni '70 e '80 un enorme successo anche se la qualità di stampa, pur migliorata notevolmente negli anni, non raggiunse mai il livello della stampa fotografica tradizionale. Le stampe avevano il difetto di soffrire molto l'invecchiamento e l'esposizione alla luce tanto che, in alcuni casi, già dopo pochi anni di normale conservazione, le immagini risultavano sbiadite e fortemente virate verso il blu. La capacità di immagazzinamento delle cartucce era circa la metà del classico rullino da 24 pose. Il sistema comunque, visto il target a cui era indirizzato, era più che sufficiente per consentirne al "fotografo della Domenica" un utilizzo soddisfacente. Negli anni 70' anche la Kodak inizia la produzione di pellicole simili. Tali pellicole autosviluppanti denominate Kodak Instant, a differenza delle Polaroid, erano rettangolari e l'immagine sulla superficie misurava 9 x 6,8 cm.

Dopo aver perso una battaglia di brevetti con la Polaroid Corporation, Kodak ha lasciato il business Instant Camera il 9 gennaio 1986. Uno dei pochi fotografi che ha realizzato con questo materiale Kodak alcune ricerche fotografiche è l'italiano Augusto De Luca, qui sotto alcune della sue opere con la pellicola istantanea della Kodak, vi lascio anche il link del suo canale Vimeo: http://vimeo.com/user2439888



Prima dell' avvento del digitale la Foto Polaroid subì un ulteriore innovazione consistente nell'eliminazione del foglietto spargi-reagente, nonché l'espulsione motorizzata della stampa che, cosa molto pubblicizzata all'epoca.

La Polaroid fu usata da Andy Warhol, amata da Helmut Newton, Nobuyoshi Araki e molti altri, era il simbolo di un'epoca, la fotografia istantanea era uno strumento espressivo utilizzato dai pop artists.

Un italiano di nome Maurizio Galimberti è un artista di fama internazionale e per le sue opere usa ancora oggi la Polaroid, a questo link potete trovare una sua intervista, qui sotto ne potete vedere un'altra più lunga che trovo molto interessante.



Questa che avete visto era solo la prima parte, la seconda parte e la terza parte le potete vedere sul canale YouTube POLAROIDERS.

Nel 2008 l’azienda ha annunciato, a causa dell’avvento della fotografia digitale, la fine della produzione degli apparecchi e delle pellicole relative.

IL COLORE

La necessità di rendere le immagini sempre più simili al vero aveva sempre richiesto l'intervento manuale del fotografo dopo lo sviluppo della lastra.

Per sopperire alla mancanza di colore molti fotografi agirono direttamente sulle immagini, utilizzando i pigmenti dell'anilina per sfumare e rafforzare molti ritratti.

Nonostante la domanda sempre pressante, da parte dei clienti, di immagini a colori, si dovettero attendere gli studi del fisico inglese James Clerk Maxwell che nel 1859 dimostrò con un procedimento definito additivo, la possibilità di ricreare il colore sovrapponendo la luce rossa, verde e blu, chiamati colori primari additivi.

Dieci anni più tardi Louis Ducos du Hauron mise a punto il procedimento che aprì la strada alle emulsioni a colori.

Tuttavia solo nel 1934 i laboratori di ricerca della Eastman Kodak produssero la prima pellicola a colori, che fu immessa l'anno successivo sul mercato.

La sucessiva grande rivoluzione in ambito fotografico sarà quella del digitale, del quale parleremo la prossima volta!

Chi avesse voglia di contattarmi o di sbirciare le mie foto può farlo sulla mia Pagina Facebook.

Ciao, Sara

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