Come la fotografia cambiò l'arte - Storia della fotografia


Il rapporto tra fotografia e arte tradizionale, in particolar modo la pittura, fu da subito di amore e odio. Inizialmente la nuova invenzione fu accolta con scetticismo, al punto che il pittore Paul Delaroche affermò “da oggi la pittura è morta”.

Questa tecnica fu tuttavia un aiuto ai pittori “tradizionali”, che trovavano nelle fotografie un supporto da cui elaborare la realtà tramite la propria impronta personale.

Il movimento, l’energia in atto, l’intensità vitale delle cose potevano essere riprodotti attraverso un’immagine immanente del divenire, creata e sentita in prima persona dall’artista futurista.

Nel corso dello sviluppo del movimento cubista Picasso si servì della fotografia per studiare i valori delle superfici, e fu pure lui stesso fotografo, utilizzando distorsioni ottiche dell’obiettivo grandangolare per ottenere visioni particolari della realtà.

I primi ad approfittare di questa situazione furono gli impressionisti che, per raggiungere i propri scopi, si avvalsero anche della fotografia stessa. Essi scelsero di rappresentare la realtà cogliendone le impressioni istantanee, portando la pittura a esaltare su tutto la sensazione dell’attimo fuggente.

Secondo i pittori impressionisti la realtà muta continuamente d'aspetto, il realismo oggettivo doveva quindi essere sostituito dall’impressione colta in un attimo. La luce varia a ogni istante, le cose si muovono spostandosi nello spazio: la visione di un momento è già diversa nel momento successivo.

L’attimo fuggente della pittura impressionista è totalmente diverso dal momento pregnante della pittura neoclassica e romantica, non ha nulla a che fare con le storie: coglie le percezioni e le emozioni. Questo modo di dipingere ha analogie evidenti con la fotografia: anche quest’ultima coglie un'immagine della realtà in una frazione di secondo.

Analogamente alla fotografia, gli impressionisti prendono la velocità della sensazione e i particolari tagli di inquadratura, che danno alle loro immagini particolare sapore di modernità.

La vicinanza tra il mondo della fotografia e quello dei pittori impressionisti fu resa ancora più evidente nel 1874 quando il fotografo Nadar ospitò presso il suo studio la prima mostra di quadri impressionisti, ritenuti troppo “moderni” per essere esposti al Salon di Parigi.

LE AVANGUARDIE E LA FOTOGRAFIA

Un articolo interessante su questo argomento lo trovate anche qui: "La fotografia d'autore e il rapporto con le avanguardie artistiche".

L’avvento della fotografia contribuì a liberare la pittura dalla necessità di imitazione della realtà, offrendo così la possibilità di sviluppo di movimenti di avanguardia quali futurismo, espressionismo, cubismo e dadaismo.

Ora che il realismo era assicurato dall'apparecchio fotografico, che non mentiva nel documentare persone e luoghi, i pittori potevano perseguire i loro scopi personali con una nuova libertà.

La possibilità di evidenziare le fasi del movimento simultaneo, fornita dalle sequenze di fotogrammi, supporta lo sviluppo del manifesto dei pittori Futuristi, secondo cui una figura non è statica, ma si moltiplica, si deforma, si sussegue nello spazio che percorre. Vera e propria forma di “action painting” fotografica, la fotografia aerea godeva di una forte connotazione soggettiva e di una notevole portata sperimentale.


Picasso inoltre fu il primo ad utilizzare la tecnica del collage in un quadro, tecnica in cui vennero spesso utilizzate fotografie.

A Zurigo negli anni 1915-16 nacque il Dadaismo, proponendo l’opera d’arte come provocazione, “rivoluzione visiva”. La fotografia fu intesa come riproduzione della realtà che poteva essere manipolata e ritagliata, assemblata in fotomontaggi in cui la spontaneità creativa prevaleva, provocando il pubblico tramite la trasformazione inconsueta della realtà. I dadaisti utilizzavano per le loro opere, definite fotocollage, immagini tratte in prevalenza dalle fotografie di attualità dei giornali, che venivano scomposte e ricomposte in modo inconsueto e personale. In seguito, i fotocollage furono arricchiti dall’utilizzo di tecniche pittoriche, nell’unione grafica delle differenti immagini.

Parallelamente, nasce l’arte astrattista: nel 1910 Kandinskij dipinge il primo acquarello dichiaratamente astratto. Questa espressione fruisce della possibilità data all’artista di non essere obbligato a riprodurre il vero, ma esprimere solamente emozioni.

Alla fine del primo conflitto mondiale nacque in Germania la Bauhaus (abbreviazione di Staatliches Bauhaus), scuola di arte e architettura. Erede delle avanguardie anteguerra, fu non soltanto una scuola, ma anche il punto di riferimento fondamentale per tutto il movimento d'innovazione nel campo del design e dell'architettura conosciuto come razionalismo, funzionalismo, "architettura moderna". Nel programma della scuola fu inoltre inserito un corso di fotografia, in contrasto con le idee sulla fotografia solite a far sì che gli studenti sapessero fotografare in modo tecnicamente perfetto. Il panorama complessivo della fotografia del Bauhaus che ci è stato trasmesso spazia dalla fotografia professionale di architetture e oggetti, alla fotografia di palcoscenico, all'inserimento della fotografia nella tipografia e nella pubblicità fino agli esperimenti artistici, che comprendevano l'impiego delle tecniche di montaggio e collage, o di fotogrammi.

Un famoso fotografo surrealista, Man Ray, si avvalse di questa tecnica per realizzare fo-tografie senza l'utilizzo della macchina foto-grafica.Le sue opere (fotogrammi o “rayogrammi”) venivano ottenute poggiando oggetti diret-tamente sulla carta fotografica. L'artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. Il procedimento è apparentemente semplice, ma Man Ray lo seppe usare per immagini altamente suggestive.

Nel prossimo articolo sulla Storia della Fotografia parleremo della nascita dell'industria fotografica, nel frattempo chi volesse contattarmi o dare un'occhiata alle mie foto può farlo sulla mia Pagina Facebook.

Ciao, Sara.

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