La diffusione del calotipo - Storia della fotografia

Il paese dove il calotipo di Talbot ebbe maggior successo fu certamente la Francia, anche se il processo utilizzato non era identico a quello sviluppato da Talbot; numerosi esperimenti infatti avevano apportato variazioni al negativo.

Ritratto di Louis Desiré Blanquart-Evrard

Nel 1847 Louis Desiré Blanquart-Evrard aggirò la licenza imposta da Talbot e modificò il processo sviluppato dall’inglese, riuscendo a saturare il foglio e migliorare in questo modo la gamma dinamica e i dettagli; ridusse inoltre in modo significativo i tempi di esposizione.

In ogni caso i negativi dovevano essere esposti all’umido, imponendo così l’utilizzo di una camera oscura e di prodotti chimici immediatamente prima dell’esposizione. Tre anni dopo Blanquart-Evrard sviluppò un negativo asciutto che poteva essere preparato con più anticipo.

Come fece Talbot, anche Blanquart-Evrard aprì, nel 1851, un laboratorio fotografico chiamato Imprimerie Photographique a Loos-les-Lille, in Francia. Qui egli produsse numerose fotografie che furono utilizzate per diverse pubblicazioni.

Attorno al 1850 il pittore e fotografo Gustave Le Gray introdusse il negativo “cerato”, il che significava che il negativo poteva essere rivestito di cera e creato fino a due settimane prima dell’esposizione.

Ironicamente, i fotografi inglesi furono molto influenzati dai miglioramenti apportati in Francia alla tecnica di Talbot, specialmente dopo la messa in mostra di alcuni calotipi francesi alla grande esposizione londinese del 1851.

Nonostante l’invenzione di Talbot fu largamente utilizzata, furono gli innovatori francesi che ricevettero il merito per aver perfezionato il processo, e fu proprio di quest’ultimo che fecero uso i molti fotografi che si sarebbero affermati negli anni immediatamente successivi.

Tra questi possiamo ricordare il francese Henri Le Secq, che inizialmente utilizzò la fotografia come aiuto nella pittura. In breve tempo egli spostò il suo interesse dai paesaggi all’architettura e si dedicò a do-cumentare fotograficamente i monumenti della vecchia Parigi che stava svanendo.



Nel 1851 fu scelto, insieme ad altri quattro fotografi, per creare un archivio fotografico degli edifici francesi ai quali erano legati fatti storici.



Egli fu inoltre uno dei primi fotografi a sperimentare il processo del cianotipo, messo a punto nel 1848 da Sir John Herschel: era relativamente facile da realizzare poiché richiedeva l’utilizzo di due sole componenti chimiche: citrato ferrico di ammonio e ferrocianuro di potassio. Come suggerisce il suo nome, il processo del cianotipo è distinguibile a un acceso colore blu.

Le Secq abbandonò la fotografia dopo il 1856, quando la tecnica maggiormente utilizzata divenne quella del collodio su vetro.

Il lavoro iniziato da Le Secq a Parigi fu continuato da Charles Marville, al quale il governo della capitale francese chiese di documentare il declino degli antichi quartieri della città. Grazie a questo incarico nel 1862 Marville divenne il fotografo ufficiale di Parigi.

Un altro fotografo francese che si affermò nella seconda metà del XIX secolo è Édouard-Denis Baldus, il quale si occupò prevalentemente di fotografia paesaggistica e di monumenti architettonici.



Nel momento più alto della sua carriera egli era considerato il fotografo francese di maggior successo e nel 1861 la Compagnie du Chemin de Fer de Lyon à la Mediterranée gli commissionò una serie di fotografie raffiguranti i paesaggi attraversati dalla linea ferroviaria Marsiglia-Toulon.

L’attenzione del governo francese non era però posta solo sui beni nazionali. Ne è una prova Auguste Salzmann, al quale il Ministero della Pubblica Istruzione parigino chiese di realizzare una serie di scatti a Gerusalemme per documentare i recenti ritrovamenti architettonici in Terra Santa.

Lo stesso incarico fu affidato anche a Maxime Du Camp, il quale al viaggio in Terra Santa ne fece seguire uno in Egitto, con lo stesso scopo di immortalare le scoperte archeologiche.

Bisogna inoltre ricordare Genevieve-Elisabeth Disdéri, che inventò la cartolina fotografica, mettendo a punto un sistema per stampare 8 immagini identiche alla volta.

Attirati dal grande successo del calotipo in Francia, molti artisti europei decisero di dedicarsi stabilmente alla fotografia utilizzando questa tecnica.

Blanquart-Evrard editò diverse pubblicazioni nelle quali erano raccolte opere fotografiche realizzare da artisti di tutta Europa, con l’intento di documentare l’effettiva esistenza di un certo numero di fotografi professionisti.

Una comunità di fotografi nacque anche in Italia, e più precisamente a Roma, dove un gruppo di fotografi amatoriali, tra cui l’artista Giacomo Caneva, era solito incontrarsi presso il Caffè Greco in via Condotti per scambiarsi idee e informazioni riguardo il mondo della fotografia.

A partire dall’esposizione universale del 1855, il calotipo fu lentamente sostituito dal collodio su vetro, il quale garantiva una maggior definizione dell’immagine.

La fotografia iniziò quindi ad affermarsi in tutto mondo con insistenza e la conseguenza fu una sua influenza sulle arti visive classiche, in particolare la pittura: di questo parleremo la prossima volta!

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Ciao, Sara

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