Wayne Martin Belger e le sue macchine fotografiche speciali

Questo articolo non è stato scritto da me ma è stato preso da Bizzarro Bazar, non è un sito di fotografia ma è un sito che tratta "dello strano e del meraviglioso", poiché il gestore del blog permette di copiare gli articoli a patto di citare la fonte riporto sul mio blog questo interessantissimo post perché voglio condividerlo con voi.


Wayne Martin Belger, nato nel 1964, ha un curriculum che si potrebbe definire perlomeno eclettico: ha fatto il cercatore di tesori professionista, l’istruttore di roccia così come di scuba diving, il musicista, il giocatore di hockey, il guidatore di treni e il manicure. Ma ora pare aver trovato la sua strada.

Le macchine fotografiche che costruisce sono le più incredibili al mondo. Si tratta di apparecchi stenoscopici, vale a dire fotocamere che sfruttano il concetto di camera oscura nel momento dello scatto. La fotocamera utilizza un foro stenopeico (dal greco stenos opaios, dotato di uno stretto foro), in pratica un semplice foro posizionato al centro di un lato della fotocamera, come obiettivo. La pellicola viene impressionata dalla luce che penetra nel foro. Per far sì che l’immagine sia nitida, è necessario un tempo di esposizione di quasi due ore.

Ma non è questo che rende le sue macchine fotografiche particolari. Wayne Belger, infatti, le costruisce a seconda del soggetto che dovrà fotografare. Lo strumento diviene una sorta di “altare” magico che permette di catturare l’essenza stessa dell’oggetto della foto. Ecco allora che le sue fotocamere diventano degli ibridi postmoderni di metallo, legno e materia organica.

Facciamo un esempio: volendo fotografare delle donne all’ottavo mese di gravidanza, Belger progetta e costruisce una macchina stenoscopica che contiene al suo interno il cuore (vero) di un bambino.




Questo gli permette di rendere “sacro” il suo strumento, e visto che i tempi di esposizione sono così lunghi, di trasformare l’atto di fotografare in un rituale che unisce, come in un procedimento alchemico, la luce e il tempo. Ecco alcune delle foto scattate con questa macchina fotografica:


Altri esempi: per una serie di fotografie che ritraggono preti, imam o rabbini in preghiera, Berger ha costruito una macchina fotografica che contiene al suo interno parti della Bibbia, del Corano, della Torah, e un pezzo metallico che faceva parte dell’armatura architettonica delle Torri Gemelle.

Un altro pezzo della sua collezione è ricavato dal teschio autentico di una ragazzina di 13 anni, nel quale il foro per le fotografie è stato praticato all’incirca all’altezza del famoso Terzo Occhio della mistica orientale.


Ma lo strumento probabilmente più bizzarro ed estremo è la cosiddetta untouchable camera (“la macchina fotografica intoccabile”). Si tratta di un pezzo realizzato per una serie di fotografie di malati di AIDS. Belger ha disegnato questo apparecchio, che al posto dei comuni filtri fotografici ha delle lastre di vetro contenenti il sangue positivo all’HIV dei suoi soggetti. Attraverso il loro stesso sangue infetto, Belger ha dunque fotografato, mettendoli in posa per due ore, alcuni malati, ottenendo fotografie suggestive ed evocative. Sono scatti forti, potenti, reminiscenti di certo dell’opera di Witkin, ma ancora più commoventi se si pensa al metodo quasi “religioso” con cui sono stati ottenuti.

 

Ecco il link al sito di Wayne Martin Belger.


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