31 gennaio 2010

La maschera veloce - Tutorial Photoshop

Cosa è la maschera veloce? E come si usa?

Le risposte a queste domande le trovate nel video qui sotto realizzato da Luciano Boschetti, il suo canale di youtube è http://www.youtube.com/user/ellebi62

Oltre agli altri sistemi di selezione, impariamo a ottenere uno scontorno perfetto con la maschera veloce.



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30 gennaio 2010

Sparring di pugilato - Fotografie sportive

Continuando con le fotografie in ambito sportivo (le mie prime foto sono visualizzabili a questo link) oggi ho fotografato dei pugili mentre facevano sparring (combattimento leggero).

Si inizia l'allenamento riscaldandosi saltando la corda


Subito dopo essersi riscaldati si mettono le fascette e i guantoni




Si tira qualche pugno al sacco (o nel caso della foto di sotto alla "palla")


Prima dello sparring è consigliabile mettere un pò di vasellina sul viso e stringere bene il caschetto



Inizia lo sparring, ed ora lascio che siano le immagini a parlare da sole








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Come applicare un tatuaggio a una foto, applicare tatuaggi sul corpo - Tutorial per Photoshop

L'autore di questo video è Francesco e il link del suo canale di youtube è http://www.youtube.com/user/Photoshoppista

Un tutorial per Photoshop su come applicare dei tatuaggi con questo fantastico programma.

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29 gennaio 2010

Lo sport dal mio punto di vista - le mie prime fotografie sportive

Ieri ho iniziato a cimentarmi nella fotografia sportiva, con questi scatti inizio a muovere i primi passi in questo genere fotografico.

Il soggetto nella foto è mio fratello, l'ho seguito mentre si allenava, non ho mai costruito la scena e non gli ho mai impartito istruzioni (se non quella di essere naturale e di fare finta che non ci fossi).

La palestra dove ho scattato questo foto si chiama Meeting Club a Messina












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28 gennaio 2010

Effetto Andy Warhol - Tutorial per Photoshop

L'autore di questo video è Francesco e il link del suo canale di youtube è http://www.youtube.com/user/Photoshoppista

Questo è un meraviglioso effetto tratto dai bellissimi quadri di Andy Warhol.
Pittore [American Pop Artist, 1928-1987]

Born Andrew Warhola, August 6, 1928, in the industrial city of Pittsburgh, Pennsylvania, Andy Warhol is best known for his exploration of Pop Art, mass producing images of mass produced objects.

His most famous works depicted Campbell's soup cans. Enlarged, hand-painted or silkscreened, framed, and hung in an art gallery, Warhol succeeded in turning these mundane images into ironic "art".

Warhol experimented in media such as film, sculpture, paint, and silkscreen, but perhaps his greatest work was his invention of himself as an international celebrity and pop culture icon.

1°PARTE


2°PARTE
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26 gennaio 2010

Filtro Polarizzatore, filtro UV e filtro Skylight - i filtri in Fotografia


Prima di leggere questo articolo consiglio la visione di questo video: I filtri fotografici in fotografia digitale

Il polarizzatore è spesso utile per ottenere in ripresa una saturazione "naturale" dei colori, anziché forzare dopo in post produzione (L'immagine in alto alla vostra sinistra è stata realizzata senza polarizzatore, mentre quella alla vostra destra con il polarizzatore).

Si dice che il polarizzatore aumenta la saturazione dei colori, ma è in realtà un effetto dovuto all'eliminazione della luce riflessa. Le foglie di un albero saranno più verdi perché il polarizzatore elimina la componente bianca dovuta alla riflessione. Viene usato molto anche nei ritratti, perché anche la pelle ha componenti dovute a riflessioni. Indispensabile nei paesaggi.

Per farla breve il filtro polarizzatore satura i colori, assorbe un pò di luce (-2stop), elimina i riflessi dalle superfici e rende meglio se l'angolo di ripresa è intorno ai 40/45°. Tra quelli che offre il mercato è preferibile quello slim che evita la vignettatura (tipo Hoya pro slim) e tra gli obiettivi è meglio quello che non ruota la lente frontale mentre si zoomma.

Il filtro UV oggi (con le moderne emulsioni che incorporano già uno strato anti UV e ancor meno con il sensore) non serve praticamente a niente se non a proteggere la lente frontale dell'obiettivo.
Tuttavia, poiché in diversi casi - in primis controluce - questo vetro aggiuntivo mortifica le prestazioni dell'obiettivo che gli sta dietro, ritengo sia il caso di utilizzarlo soltanto quando davvero ci sia un oggettivo pericolo di rovinare la lente frontale.
Parlo di vento forte, sabbia o spruzzi d'acqua salmastra.

Riporto qui di seguito una guida scritta dall'utente del forum di fotografare.com il cui nick è "I LOVE FOTOGRAFARE" intitolata: Guida sull'uso dei Filtri UV e Skylight

In questa guida vorrei spezzare una lancia a favore dell'utilizzo dei due filtri più conosciuti nel campo della fotografia analogica e digitale. E' vero che i filtri creano un altro step vetro/aria oltre a quelli che compongono già la costruzione delicata di un obiettivo e questa lente addizionale deve anch'essa essere attraversata dalla luce per raggiungere il sensore della nostra macchina fotografica digitale, ma è incontestabile anche il fatto che i filtri neutri migliorano la nostra sicurezza in caso di polvere, graffi e soprattutto dai colpi frontali accidentali che potrebbe subire l'obiettivo montato sulla nostra Reflex o Bridge, meglio quindi spendere qualche decina di euro per un buon filtro piuttosto di dover disturbare un foto riparatore per sistemare il nostro prezioso obiettivo o peggio, buttarlo via. Tra i filtri che vengono abitualmente montati i 2 più famosi sono l'UV e lo Skylight. Il filtro UV (abbreviazione di Ultra Violetto) è una lente (cristallo) trasparente che svolge un'efficace azione di blocco nei confronti di raggi ultravioletti presenti specialmente in montagna o in quantità minore al mare. In questi ambienti l'intensa irradiazione ultravioletta, non opportunamente schermata, può conferire alle immagini una fastidiosa dominante azzurrina (evidente nelle zone d'ombra), aumentare l'effetto di foschia e a volte modificare le tonalità dei colori.

Molto simile al filtro neutro UV, dal punto di vista pratico, il filtro Skylight (con caratteristica antifoschia) si distingue invece da questo per via della lievissima colorazione rosata. Tale caratteristica determina un'influenza più marcata sulle dominanti fredde, cosicché adoperando lo Skylight si riesce a riscaldare i toni dell'immagine (specie i volti). Molti lo adoperano, per esempio, nelle riprese con il cielo coperto (le nubi trattengono una parte della componente rossastra dello spettro luminoso). Data la modestissima influenza sull'immagine, molti fotoamatori e fotografi tengono uno di questi due filtri permanentemente montato sulla fotocamera come protezi one della lente frontale dell'obiettivo. Sia il filtro UV che lo Skylight hanno un'efficacia trascurabile nella fotografia in bianco e nero.
La mia scelta personale è stata sempre di acquistare il filtro neutro UV optando per modelli con un buon rapporto qualità/prezzo e possibilmente modelli Slim, con spessore del telaio (ring) di soli 3 mm anziché 5 mm, per evitare l'insorgere della vignettatura con l'uso di grandangoli spinti (la vignettatura è la perdita di luminosità ai bordi dell'obiettivo) . Un'ulteriore sicurezza è di avere l'abitudine di applicare il paraluce a corolla, quando le condizioni esterne lo permettono, che contribuisce ad evitare sempre i danni frontali dell'obiettivo e a contrastare le immagini fantasma e i riflessi che vengono trasferiti sulla lente posteriore dell'obiettivo abbassando di fatto il contrasto generale della scena inquadrata.

Navigando in Internet ho trovato un Test molto interessante sui filtri UV eseguito con uno spettrofotometro della Hitachi mod.U-2900 . La descrizione, i risultati e i commenti originali in lingua inglese li trovate qui: http://www.lenstip.com/113.1-article-UV_filters_test.html.
Dato che il Test mi sembra abbia un solido fondamento scientifico si evince che : i primi 2 modelli sono similari come prestazioni ma l'Hoya HMC UV-0 è decisamente più aggressivo nel prezzo rispetto l'Hoya PRO1 Digital MC_UV-0 -. 3 dei primi 4 filtri sono prodotti dalla medesima azienda, la Hoya, chiave del successo sembra essere una buona riduzione dei raggi UV e di elevata trasmissione della luce visibile Gamma. I filtri Slim iniziano a mostrare la loro superiorità quando si usano i grandangoli 24/28mm o di più breve focale.
Curiosità: Il proprietario della Hoya (produzione filtri) è lo stesso della Kenko (produzione duplicatori di focale) e della Tokina (produzione obiettivi di altissima qualità).

RISULTATI DEL TEST:

1° HOYA 72mm HMC UV-0 e HOYA 72mm PRO1 Digital MC-UV-0 slim

2° HOYA 72mm HMC Super UV-0

3° B+W 72mm 010M Super UV-0

4° HAMA 72mm UV Htmc 390 (0-Haze)

5° B+W 72mm 010M UV-Haze MRC Slim e MARUMI 72mm MC UV

6° SIGMA 72mm DG UV e KENKO 67mm Pro1 Digital

7° HELIPAN ES 72mm UV-0 SH-PMC

8° MARUMI 77mm WPC UV

9° HOYA 72mm UV-0 Standard

10° HAMA 72mm UV 390 (0-Haze)

11° B+W 72mm 010 UV-Haze e B+W 72mm 010 UV-Haze Slim

12° HELIOPAN ES 72mm UV-0

13° MARUMI 72mm UV

14° HOYA 72mm UVG-Series

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25 gennaio 2010

Gianni Berengo Gardin: il fotoritocco male assoluto

Vagando come mio solito per il forum di fotografare.com mi sono imbattuto in una interessante discussione nata dalle parole pronunciate da Gianni Berengo Gardin in questa intervista.

Su alcuni punti posso trovarmi d'accordo su altri no, esistono vari tipi e gradi di fotoritocco, come ho già scritto in questo articolo: Il fotoritocco è lecito?, tralasciando poi il fatto che anche con la pellicola si può fotoritoccare e fare fotomontaggi, col digitale è più facile e meno costoso, tutto qui.
E allora chissà cosa ne pensa del fotoritocco...
È il male assoluto (ride, ndr), un taroccamento per cambiare il dna del reale senza chiedergli il permesso.«Io sono un cronista non un creativo. La realtà la voglio documentare così com'è, senza stravolgerla ma soprattutto accantonando qualsiasi tentazione di renderla più accattivante in maniera artificiale. Ecco perché il digitale non mi piace: si scontra con la mia mentalità di fotoreporter»
Posso capire criticare il fotoritocco ma non attaccare tutto un sistema che è semplicemente un'evoluzione, la fotografia la fa ancora il fotografo, colui che è dietro la macchina, se una foto è brutta di partenza, per quanti miglioramenti si facciano in Photoshop, non diventerà mai una bella foto.

Adesso riporto le parole di un fotografo che stimo molto di nome Attilio con cui mi trovo pienamente d'accordo.

Difficile esprimere una posizione, non riesco a non pensare che la macchina fotografica rimane uno strumento e quello che ci facciamo dipende da noi...

Insomma, prendiamo un pennello: un artista ci farà un'opera d'arte, un naturalista riprodurrà perfettamente un merlo, un imbianchino ci imbiancherà una parete, un restauratore ci stenderà la foglia d'oro, un truccatore lo userà per l'ombretto, un siderurgico ci scriverà il numero di colata, ecc...

Prendiamo una macchina fotografica: un artista ci farà un'opera d'arte, un cronista ci farà un documento, un biologo ci studierà il ritmo di crescita delle colonizzazioni batteriche, un geometra ci farà lo stato di avanzamento lavori in cantiere, un grafico ci farà la base della sua elaborazione, ecc...

Strumento/destinazione d'uso spesso, spessissimo sono indipendenti e solo l'uso che ne facciamo determinano la natura del risultato. Ho difficoltà a pensare che sia il mezzo a possedermi invece che io ad usare lui per i miei scopi, qualsiasi essi siano, fosse anche produrre immagini e non fotografie.

Poi se parliamo di sentimento possiamo giustificare qualsiasi posizione, se parliamo di questioni tecniche la posizione di Gianni Berengo Gardin crolla.

Un Raw è un file certo, che se è stato manipolato è facilmente verificabile, che riporta in modo inequivocabile i dati di scatto (tempo, diaframma, iso, macchina ed ottica usate, contrasto scelto, WB impostato ecc...), il giorno e l'ora dello scatto, ad ulteriore sicurezza ci sono per Nikon e Canon software appositi di certificazione dell'originalità dello scatto, molto più sicuri di qualsiasi negativo, che potrebbe essere banalmente rifotografato e sfido chiunque, oggi, a distinguerlo da un negativo originale.

Tecnicamente il digitale vince su tutta la linea, poi a livello emotivo le questioni sono le più varie. Io continuo a scattare in pellicola e neppure così raramente, scatto in pellicola perché ci sono automatismi che sono insostituibili al momento, quando ho una velvia in macchina o una PanF non devo pensare a nessun aspetto tecnico, pur lavorando in manuale le impostazioni di scatto e le letture esposimetriche vengono processate in automatico dalla testa, quindi posso concentrarmi solo ed esclusivamente sulla composizione, sulla luce, sul vedere.
In digitale questo non mi succede ancora, sebbene la dimestichezza sia molta comunque mi accorgo di dover riflettere anche solo un istante prima di scattare, come un'ultima rapida verifica mentale a tutti i parametri di scatto e la loro congruenza con gli intenti prefissati.
Nonostante questo, mi accorgo che la questione è mia personale e destinata probabilmente a scomparire con il tempo, dopo tanti anni di abitudine a pensare a due parametri (tempo e diaframma visto che gli ISO erano fissi quelli del rullo), interagire con un esposimetro "scemo" e mettere a fuoco a mano (la mia prima reflex autofocus è arrivata intorno al 2002/2003) prima di automatizzare tutto inconsciamente ci vorrà ancora un pò.

Ma tutto questo cosa ha a che fare con la fotografia? Secondo me poco o nulla, come non ha nulla a che fare con il Parmigiano Reggiano il nome delle mucche che hanno prodotto il latte, a me sta bene tutto, il consorzio del parmigiano reggiano mi dice che per essere parmigiano devo seguire una serie di indicazioni, ma se poi le seguo non mi sta più bene che arriva un tipo e mi dice "il vero parmigiano reggiano è il mio perché le mie mucche hanno tutte il nome che inizia per C", la vera fotografia deve essere originale, non manipolata, fedele alla realtà dei fatti? Mi sta benissimo, se rispondo a queste caratteristiche però poi non voglio altre questioni, se è originale non manipolata, fedele alla realtà non capisco che differenza faccia digitale o pellicola, anche perché altrimenti in campo dobbiamo mettere tutto, secondo me per esempio la vera fotografia in pellicola si fa con emulsioni da 50 ISO, posso concedere i 64 in via del tutto eccezionale per rispetto a Kodak, sopra queste sensibilità già non è più vera fotografia perché la grana non mi permette di cogliere realmente l'espressione degli occhi dei soggetti più piccoli e se non raccolgo l'espressione degli occhi che ho scattato a fare?

Insomma se vogliamo dire un pò di "amenità" diciamole pure ma allora tutte hanno il medesimo valore, del resto qualcuno potrebbe dire che la vera fotografia è solo quella in pellicola sopra i 1600 ISO, e qualcuno lo fece proprio su queste pagine (si riferisce a una discussione fatta sul forum), perché solo così la grana dilania l'immagine e ci permette di concentrarci solo sulla luce e sui chiaroscuri, prima dei 1600 ISO i troppi dettagli confondono la visione e distraggono dalla vera fotografia (scrivere con la luce).
Quasi tutte le tesi sono sostenibili se accettiamo una soglia più alta di tolleranza alle posizioni "originali".

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23 gennaio 2010

Photoshop video Tutorial - le migliori guide per Adobe Photoshop

Sul blog oltre ai classici Tutorial per Photoshop in cui spiego in forma scritta le operazioni da fare passo passo ho deciso di inserire i migliori tutorial video per Photoshop presenti su Youtube.




Ecco la lista (che verrà tenuta aggiornata) dei migliori video tutorial per Photoshop:

- CORSO BASE DI PHOTOSHOP


- Corso base di Photoshop - Tutorial (Guida)

- Photoshop le basi: nuovo foglio, grafica bitmap e vettoriale, matita e pennello, oggetti vettoriali - parte 1

- Photoshop le basi: inserimento e modifica di un testo, selezioni, lavorare con i livelli, trasparenza, formati di file immagine - parte 2

- Usare i livelli 3D in Photoshop CS4

- Come scontornare i capelli su sfondo complesso


- Effetto Andy Warhol

- Come applicare un tatuaggio a una foto

- La maschera veloce

- Effetto Glamour

- Come utilizzare i livelli

- Come creare un Calendario

- Seno e fianchi perfetti

- Effetto pelle liscia, ritocco del viso

- Trasformare una fotografia in un dipinto su tela

- Correggere immagini sottoesposte e sovraesposte

- Eliminare imperfezioni con il timbro

- Ritratto simulazione illuminazione luci spot da studio

- Come utilizzare le azioni in Photoshop

- Come eliminare il rumore nelle foto

- Photoshop QuickTips: Vintage Colours

- Photoshop Showcase: Vintage Action

- Creating a Stylised Lomo Effect

- Come invecchiare una foto

- Immagine riflessa nell'occhio

- Polarizzazione del cielo

- Correggere le dominanti colore con il metodo LAB di Photoshop


- Correggere luci e ombre

- Effetto Cross Processing

- Effetto Flou per le foto dei matrimoni

- Fotoritocco veloce dei capelli

- Creare fotografie 3D 

- Viraggi cromatici  in un ritratto 

- Trasformare foto da rettangolare  a quadrata 

- Ottimizzare foto con Camera Raw 

- Realizzare foto HDR da un singolo scatto Raw

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Photoshop: come scontornare i capelli su sfondo complesso - Guida

L'autore di questo video è Daniele e il link del suo canale di youtube è http://www.youtube.com/user/danirobotti

Come scontornare una capigliatura complicata, montando l'immagine su di uno sfondo complesso. Quando non è possibili utilizzare la tecnica della "selezione creata dai Canali" (video Photoshop: selezioni complesse con i canali e una maschera di livello).

Per vedere gli altri Tutorial clicca qui: I MIGLIORI VIDEO TUTORIAL PER PHOTOSHOP
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Usare i livelli 3D in Photoshop CS4 - Guida

L'autore di questo video è Phraxal.

In questo video l'autore spiegherà come lavorare su livelli 3D con Photoshop CS4


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20 gennaio 2010

La fotografia documentaristica, Walker Evans e August Sander - Storia della fotografia

Questo articolo fa parte della rubrica: Storia della Fotografia da Aristotele a oggi

Come accennato nel precedente articolo, affronteremo ora la storia dei vari generi fotografici.

L’articolo precedente era basato sul ritratto fotografico. Questa volta affronteremo la fotografia documentaria (o documentaristica).

Questa corrente fotografica ha le sue controversie nel termine stesso, ovvero, la funzione di documento della fotografia era una cosa già assodata dai primi del '900 e in quanto tale, nel periodo storico in questione, non poteva essere considerata forma d’arte in quanto la caratteristica del documento è il riprodurre la condizione reale con estrema chiarezza, l’immagine deve avere un fine, un'utilità, mentre l’arte tali funzioni non le aveva minimamente.

Il concetto stesso di documento, prevede una chiara identificazione del soggetto fotografato (un esempio su tutti è il documento d'identità, la cui foto viene sempre eseguita frontalmente per consentire il facile riconoscimento del soggetto), a seconda dell’ambito può o meno richiedere anche una contestualizzazione, cosa molto importante richiede imparzialità di veduta (una casa la fotograferò frontalmente e magari ne farò più scatti al fine di illustrare al meglio com'è lo stabile, non se mi piace o non mi piace).

Tornando ora a vedere ciò che nella storia di questa disciplina avviene, vi è subito da dire che l’uso del termine "documentario" associato alla fotografia compare solo intorno agli anni '20 preso in prestito dal cinema, i primi riferimenti dell’uso di questo termine compaiono in Europa. Gran parte dei testi fa risalire gli albori della la fotografia documentaria alla depressione economica degli Stati Uniti e ai lavori del FSA (Farm security administration, organizzazione voluta dal presidente Roosevelt che aveva per fine la documentazione di diverse condizioni sociali negli stati uniti) ma ciò è vero solo in parte; vediamo di chiarire il perché di questa affermazione; prenderò ad esempio due grandi nomi della fotografia documentaristica, l'americano Walker Evans e il tedesco August Sander.

Walker Evans - Sharecropper’s family, Hale County, Alabama, 1935.

Walker Evans - Allie Mae Burroughs, un simbolo della Grande Depressione.

August Sander.

August Sander - Soldier, 1940.

Andando a visionare le opere di questi due fotografi si noterà subito una modalità di ripresa volta alla massima nitidezza delle immagini rappresentate (i soggetti sono quasi sempre ripresi frontalmente, e riempiono l’immagine), spesso, se non sempre, le immagini sono studiate fin nei dettagli e non frutto di uno scatto "istintivo"; Osservando le differenze che corrono tra i due fotografi presi in esame (a onor del vero va detto che tra i due corre quasi un decennio) si potrà notare una differente modalità di interpretazione delle immagini. Mentre Evans cura parecchio la forma e "l'asetticità" del soggetto, Sanders lo contestualizza nel suo ambito di appartenenza, l’unico vero comune denominatore tra i due è il distacco dall’immagine al fine di evidenziare una realtà nuda e cruda.

Walker Evans, si riteneva un’artista e le sue foto non erano fatte con finalità politiche o sociali (come invece potevano essere gli intenti di Lewis Hine, già visto in precedenza, o una contemporanea come Dorothea Lange) lui stesso non si considera un “documentarista” ma sosteneva di utlizzare uno "stile documentaristico" per fare foto artistiche.

Avendo chiarito cosa in realtà si intende (o si intendeva) con genere documentaristico ritorno a quanto si diceva all'inizio in merito agli esordi di tale forma di fotografia, ovvero se con genere documentaristico si intende quello applicato da Evans e Sanders (che ha il merito di averci fornito uno tra i più ampi archivi di gente comune e lavoratori di vari mestieri) allora si, ma se si pensa alla definizione di detto stile come a un sinonimo di reportage, come oggi viene comunemente interpretato, allora direi che gli esempi di tale genere risalgono a parecchio prima.

Una considerazione personale in merito alla "pappardella" scritta qui sopra, quando ho cominciato a fare fotografia pensavo che tutte queste cose fossero solo discussioni futili su un termine piuttosto che un altro (documento o documentario, che differenza c'è?!..); ad oggi però mi sono reso conto che, come in una frase sono le parole giuste la rendono grande, nella fotografia sono i piccoli dettagli, quelle “parole” che ad una fotografia possono dare un senso compiuto.

Articolo scritto da Alessandro Cappelli