Margaret Bourke-White - Maestri della Fotografia

Oscar Graubner - Margaret Bourke-White sul Chrysler Building nel 1934

Margaret Bourke - White (1904 New York- 1971 Stanford, Connecticut)

Avviata agli studi di biologia (in particolare rettili marini) ancora studentessa del college frequenta alcuni corsi di fotografia.

Il padre era un ingegnere di origine polacca e di idee democratiche, incentivò gli studi della figlia e la passione per la fotografia, la madre era di origine Irlandese morì molto giovane, il doppio cognome viene probabilmente dai due genitori.

Dal 1928 si interessa di fotografia industriale, "A quell’età la fonderia rappresentava per me il principio e la fine di ogni bellezza", scrive nella sua autobiografia "Il mio ritratto".

Affermò su un giornale che "l'industria è il vero luogo dell'arte" e due anni più tardi che "i ponti, le navi, le officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento".

Nella composizione delle sue prime immagini, si può notare una stretta relazione con la pittura cubista, la sovrapposizione dei piani, le geometrie astratte, la riduzione da tridimensionale a bidimensionale; e fu senza dubbio altrettanto importante l'influenza del cinema espressionista russo e tedesco, da cui derivano la drammaticità degli effetti di luce, e la suggestione per l'astratto.

Accanto all'aspetto teatrale, e a volte retorico, della sua fotografia industriale, ha sicuramente contribuito alla sua fortuna anche un certo aspetto romantico: la nazione aveva bisogno di credere e sognare della tecnologia, una delle poche speranze per controbattere l'insorgere della Depressione.

Nel 1930 ottiene il suo primo incarico di rilievo dalla rivista Fortune, si reca in Russia ed è il primo reporter straniero ad avere il permesso di fotografare gli impianti industriali del paese. 

Nel 1931 un giornalista del New Work Times scrisse che la fotografia era lo strumento artistico per eccellenza: "il movimento della macchina e lo scatto segnano il nostro tempo. La produzione di massa implicita nel processo fotografico è economicamente moderna".

Sempre in quest'anno appare il suo primo libro "Eyes on Russia." 

La Bourke-Withe immortala, con grande efficacia espressiva, i segni della povertà e dell’emarginazione sociale nel suo paese, mostrando il volto ambivalente dell’America, ma ritrae anche la grande espansione industriale in una sorta di contrasto fra immagini.

Nel 1936 collaborò con lo scrittore Erskine Caldwell (poi suo marito) su un progetto che documenta la vita dei mezzadri negli Stati Uniti meridionali e sulle campagne devastate dalla siccità, dalla carestia, dalla miseria, il libro con i suoi ritratti che accompagnato il testo apparve nel 1937 nel libro "You Have Seen Their Faces". Il libro viene criticato da più parti perché presenta una realtà molto più edulcorata della realtà tragica che altri fotografi avevano mostrato, ma ebbe ugualmente successo così come i seguenti due libri che pubblicò con Caldwell: North of the Da nube (1939) e Say, is this the USA (1941).

In questo periodo collabora con il fotografo Alfredo Eisenstaedt. Sempre in quest'anno è uno dei fondatori di Life e la sua fotografia della diga di Fort Peck nel Montana (a quell'epoca la più grande centrale elettrica del mondo) è la prima copertina della rivista.


Nel 1939 sposa il grande scrittore americano E.Caldwell.

Insieme sono in Cecoslovacchia poco prima dell'invasione nazista e nel 1941 e sono a Mosca durante l'attacco nazista, unica fotografa occidentale.

Nel 1942 diventa fotografa ufficiale dell'aviazione americana.

Fu con il generale Patton in nord Africa e seguì l'esercito sino in Germania.

Dopo la vittoria degli alleati, fanno scalpore le sue sconvolgenti fotografie scattate nei campi di concentramento dopo la Liberazione.

Con altri fotografi scattò fotografie memorabili in particolare nel campo di sterminio di Buchenwald.

Nel 1946 è in India, dove documenta, per conto di Life la lotta di liberazione degli indiani, intervista e fotografa Ghandi solo poche ore prima che venga ucciso. 

Nel ritratto del Mahatma Gandhi, sottolinea il significato dell'arcolaio, simbolo dell'indipendenza indiana, collocandolo in primo piano e facendone l'elemento dominante.

Gandhi India 1946 Gelatin Silver by Margaret Bourke-White © Time Inc.

Gold Miners 1950 Gelatin Silver by
Margaret Bourke-White © Time Inc

Nel 1949 Margaret è in Sudafrica per conto di Life, a Johannesburg all'interno di una miniera d'oro a 1500 metri di profondità, scatta la fotografia "Minatori" che potete alla vostra sinistra, questa a detta di Margaret Bourke - White è una tra le sue fotografie preferite.

Nel 1952 le viene diagnosticato il morbo di Parkinson.

In quegli anni, come molti intellettuali americani che negli anni della depressione avevano manifestato interessi e impegno sociale, viene inserita nella lista nera delle persone che avevano o svolgevano attività antiamerticane, erano considerati spie dell'Unione Sovietica.

Da quel momento riduce, causa la malattia, drasticamente l’attività di fotografa e si dedica alla scrittura.

Muore a Stanford, nel Connecticut, il 27 agosto 1971.

In tutta la sua carriera, Margaret attribuì sempre un'enorme valore alla propria indipendenza professionale, per potersi dedicare ai libri, alle mostre e al lavoro come freelance: un modo pionieristico di intendere la vita e la professione.

Una fotografia, la sua, sempre vigorosa, che non trascura nessun aspetto e non si ferma davanti a nulla, in grado di instaurare un rapporto del tutto originale e nuovo, soprattutto per una donna, tra fotografia industriale, fotografia di guerra e sociale.

Le sue immagini sono conservate presso vari musei, tra cui il Brooklyn Museum, il Cleveland Museum of Art e il Museum of Modern Art in New York. E’ inoltre citata nelle collezioni della Library of Congress.

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