Come sviluppare la pellicola in bianco e nero in camera oscura

ARTICOLO RIVEDUTO, CORRETTO E AMPLIATO A QUESTO LINK: La Camera oscura e sviluppo pellicola Bianco e nero - Guida e risorse utili 

Articolo scritto da Antonio De Felice.

Fotografare significa, dal greco, scrivere con la luce.

La fotografia si può sinteticamente definire come un procedimento per la registrazione permanente di immagini ottiche.
L’immagine fotografica è il risultato di una coincidenza di fenomeni ottici e di fenomeni fisico chimici. Solo quando la luce attraverso l’obiettivo passa nella macchina ed una sostanza fotosensibile ne è impressionata, si forma l’immagine latente che, trattata e stabilizzata, formerà l’immagine.

L’effetto della luce su determinata sostanza era già noto fin dall’antichità e la relazione fra luce e composti d’argento era conosciuta dagli alchimisti del Medio Evo , ma solo verso la metà del 1700 il fenomeno dell’annerimento dei sali d’argento sotto l’effetto della luce viene sistematicamente indagato.
La ricerca resta confinata al livello di curiosità scientifica di chimici e studiosi fino a quando, agli inizi del XIX secolo, Thomas Wedgwood per primo tenta un esperimento che non riesce, ma dopo la sua morte avvenuta nel 1805, le sue idee, diffuse presso tutti gli studiosi, rendono la nascita della fotografia solo una questione di tempo.

I primi ad ottenere un risultato concreto, cioè a produrre immagini stabili per esclusivo effetto della luce, senza alcun intervento manuale, sono i francesi Niépce e Daguerre i cui risultati furono resi pubblici nel 1839.
Dal procedimento di Daguerre si arrivò a quello di Henry Fox Talbot (1841 ), modificati poi da John Heychel, per cui la fotografia diventa un fatto compiuto e tutti gli sviluppi successivi appartengono alla sua storia.

La storia della fotografia è soprattutto storia di sfruttamento delle scoperte, di commercializzazione delle immagini e dei modi per ottenerle.
La fotografia è diventata oggi un fenomeno sociale.
I quotidiani vi dedicano rubriche; la pubblicità degli apparecchi è massiccia come quella per i prodotti di largo consumo; la tv presenta i fotografi più noti come star dello spettacolo.
Al di là di ogni forzatura commerciale, è indubbio che gli strumenti odierni favoriscano una grande naturalezza di ripresa per ogni soggetto.

Le fotografie in b/n, per la facilità di trattamento e la relativa economicità rispetto al colore, sono ancora preferite da chi vuole seguire personalmente l’intero processo fotografico, dalla ripresa fino allo sviluppo ed alla stampa.
Dal negativo si possono ricavare stampe in numero illimitato di copie di qualsiasi formato, da 7x10 fino a 30x40 cm ed anche gigantografie.
Perciò il processo fotografico, comprende tre fasi:
I° Scatto II° Sviluppo III° Stampa

La prima fase consiste nell’impostazione, composizione e scatto di ciò che si fotografa.
L’impostazione è quel procedimento in cui si sceglie l’obiettivo (normale, grandangolo, zoom o teleobiettivo), il tempo di scatto, il diaframma (quest’ultimi in relazione fra loro) e la messa a fuoco.
La composizione oltre dalla scelta del soggetto, è determinata dalla posizione della macchina, dalla scelta eventuale di filtri, dal gusto e la creatività personale del fotografo, che si può ornare ed abbellire di particolari a suo piacimento, il soggetto fotografico.
Dopo aver seguito queste regolare basilari, si può scattare la foto, tenendo presente che non si può tornare indietro dopo il clic per correggere eventuali errori.
Nella pellicola così si forma un’immagine latente.

Quest’ultima, che è formata da celluloide, viene sviluppata in camera oscura.
Gli acidi utilizzati nello sviluppo e fissaggio sono disponibili sia in polvere che in liquido concentrato, devono essere diluiti in acqua per formare la soluzione desiderata.
Gli acidi, che verranno utilizzati nello sviluppo pellicola, saranno almeno 300 cl di soluzione, che si preparano aiutandosi con i misurini.
In camera oscura ci sarà la tank, un contenitore che si chiude ermeticamente con un coperchio a vite e che consente comunque, attraverso un foro centrale labirintico, di inserire i liquidi ed all’interno di esso si trovano due spirali in nylon, innestate al tubo centrale, una delle quali mobile e rotante.
Tra di esse si inserisce, dopo averle distanziate opportunamente, il negativo da sviluppare, avvolgendolo completamente tra le spire.
Questa operazione va fatta al buio assoluto e dopo aver verificato che le spirali siano asciutte, poiché anche una piccola goccia tra le spire può creare problemi.
Mettere la pellicola nelle spirali è la parte più difficile dello sviluppo di una pellicola.
E’ un’operazione che bisogna imparare ad eseguire perfettamente alla luce diurna, prima di avventurarsi nel buio della camera oscura, ad evitare il rischio di rovinare la pellicola.

La pellicola va fatta entrare dalla parte esterna mentre, in quelle di acciaio inossidabile, la pellicola entra dalla parte interna, cioè dalla spira più vicino al mozzo.
Dopo aver inserito le spirali con la pellicola nel contenitore ed averla chiusa con il suo coperchio, si può accendere con tranquillità la luce e versare con un imbuto il bagno rivelatore, preparato in precedenza e conservato alla temperatura opportuna (20° o 22°).
Ove la temperatura non sia quella consigliata, si prepara una certa quantità d’acqua intorno ai 23°/25° e si userà per preparare le soluzioni; alla fine della manipolazione la temperatura delle soluzioni sarà molto vicina ai 20°.
Si agita quindi, e si capovolge per un attimo la tank ogni 30 secondi.
La durata di questa fase è di pochi minuti, ma varia a secondo della diluizione e della temperatura.

A questo punto si svuota la sviluppatrice, capovolgendola, e vi si può inserire dell’acqua, che ha la funzione di bagno d’arresto, per inserirvi il fissaggio; si agita un po’, si attende qualche minuto, quindi si svuota e si apre il cilindro.
Dopo di ciò, avviene lo sciacquo finale della pellicola che può avvenire anche nella tank.
La pellicola si fa asciugare in un luogo dove non c’è polvere, l’asciugatura preliminare può farsi passando rapidamente, ed una sola volta, le dita da ogni lato della pellicola dall’alta in basso.
Quando la pellicola sarà perfettamente asciutta, si taglia in bande di sei fotografie che si mettono nei porta negativi.
Bisogna, quindi, preparare i prodotti e versarli nei recipienti.

Il primo recipiente conterrà una soluzione di un litro di rilevatore, il secondo un litro d’acqua alla quale si possono aggiungere 15 cc d’acido acetico che servirà come bagno d’arresto, il terzo recipiente conterrà, invece il fissatore diluito anch’esso in un litro d’acqua.

Il negativo viene messo in un ingranditore che proietta l’immagine su un foglio di carta sensibile che permette di ottenere foto dalla grandezza desiderata.
Nella testata c’è un porta negativi in cui si introducono i fotogrammi che di volta in volta verranno stampati, lasciando il lato opaco verso il basso.

Dopo aver messo a fuoco l’immagine, con il diaframma tutto aperto, il diaframma stesso viene portato a 8 e si sistema il filtro rosso davanti all’obiettivo dell’ingranditore, avendo lasciato solo la luce di sicurezza accesa, si estrae la carta e la si posa sul marginatore dove sarà impressionata, dopo aver tolto il filtro rosso, dalla luce dell’ingranditore che è collegato con il timer.

La carta si immerge in una bacinella parzialmente riempita di un liquido rivelatore analogo a quello usato per lo sviluppo del negativo, si agita debolmente la bacinella e sul foglio di carta appare lentamente un’immagine che ora è positiva; dopo circa un minuto, si toglie il foglio, con una pinza, e lo si immerge nella bacinella d’acqua e poi in quella dove si trova il fissaggio.
Dopo un paio di minuti si può accendere la luce e controllare il risultato ottenuto ed il foglio si immerge nell’acqua corrente per alcuni minuti, e dopo si fa asciugare.

Si ritagliano i margini bianchi con una taglierina e la fotografia è pronta.
L’immagine fissata sulla carta resterà a ricordo ed a testimonianza di fatti e personaggi della storia, della politica, della letteratura, delle arti, delle scienze, del cinema e del teatro, dello sport, ecc.
Ricordo, nell’immediato o lontano futuro, di attimi lieti, di persone care, di luoghi visitati e da far conoscere a chi mai li ha visti, di avvenimenti storici e di episodi di cronaca.

Per chi volesse costruire una camera oscura allego il seguente link: COME COSTRUIRE UNA CAMERA OSCURA

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