NOT A CRIME - La Fotografia non è un crimine

INTRODUZIONE

Io ritengo che la privacy ed il diritto d'autore, in Italia, siano regolati da norme poco chiare le quali tutelano, insieme ad alcuni diritti sacrosanti, anche dei diritti a inesistenti. Ed il prezzo più alto per l'inadeguatezza di queste norme viene purtroppo pagato dai fotografi, i quali si vedono negata la facoltà di pubblicare liberamente le loro fotografie ogni qualvolta in esse compaiano delle persone riconoscibili. Questo vale anche se le persone ritratte non costituiscono il soggetto principale della foto (ad esempio nel caso di semplici passanti in una strada affollata), anche se le immagini non ledono la dignità ed il buon nome dei soggetti, anche se le foto non hanno fini di lucro. Il fotografo può pubblicarle soltanto se tutti i soggetti riconoscibili che vi compaiono concedono per iscritto il loro consenso. Le eccezioni previste dalla legge sono davvero poche e riguardano alcuni casi ovvi (foto di personaggi famosi, di manifestazioni pubbliche, etc.) o la tutela di diritti considerati più "forti" (ad esempio il diritto di cronaca).

Qualcuno penserà: "ma che problema c'è a farsi firmare una liberatoria?" Il problema nasce dal fatto che tale incombenza spesso si rivela di impossibile applicazione pratica. In conseguenza di ciò, molte fotografie sono condannate a rimanere per sempre rinchiuse in un cassetto e a non poter essere legittimamente utilizzare neanche nelle forme più innocenti, come ad esempio per la partecipazione ad una mostra fotografica o la pubblicazione sul sito web personale dell'autore. Questa discutibile normativa finisce per far nascere nelle persone un'ingiustificata fobia nei confronti della rappresentazione fotografica della propria immagine, alimentando una remora culturale di non poco conto che spinge molti ad invocare questa sorta di super-diritto, tutelato niente meno che per legge. Che si tratti di una legge mal concepita ed anacronistica poco conta!

La legge di cui stiamo parlando è la n. 633 del 22 aprile 1941 (e successive modifiche), la quale disciplina la protezione del diritto d'autore. Di particolare interesse sono gli articoli 96 e 97. Il primo stabilisce il principio secondo il quale, per l'esposizione del ritratto di una persona, occorre il suo consenso. Il secondo definisce le eccezioni ammesse a tale principio (personaggio pubblico in situazioni che non ledano il suo buon nome, persona comune ripresa nell'ambito di un avvenimento pubblico, etc.). Alcune leggi successive (ad esempio quella sulla privacy), pur aggiungendo qualche elemento di novità, non hanno tutto sommato modificato molto la situazione dal punto di vista dei fotografi.

Gli aspetti della legge che si prestano ad interpretazioni poco chiare sono parecchi. Ad iniziare dalla definizione stessa di avvenimento pubblico o dalla valutazione di quando (e quanto) uno scatto si possa considerare inserito nel contesto di un tale avvenimento (a volte basta una zoomata un pò più stretta sul soggetto per fare in modo che la situazione ambientale in cui la ripresa è avvenuta diventi meno chiara e percepibile). Oppure la valutazione di quando (e quanto) un'immagine leda il buon nome ed il decoro del personaggio ripreso. Purtroppo non esiste (né potrebbe esistere) una classificazione oggettiva dell'infinita casistica possibile ed in molte circostanze il metro di valutazione appare troppo legato a fattori culturali e locali, oltre che alla discrezionalità dell'eventuale giudice chiamato a pronunciarsi.

I problemi nascono soprattutto dal fatto che questa legge è vecchia. Essa è stata scritta in un'epoca nella quale la fotografia era ristretta a poche persone e la visione delle foto amatoriali era limitata al più allo sfogliare in salotto l'album di famiglia o al guardarsi le foto ricordo di qualche viaggio. Quindi è facile intuire come chi ha scritto questa legge, agli inizi degli anni '40, non abbia per nulla ravvisato la necessità di tutelare i diritti dei fotoamatori, ma che si sia piuttosto preoccupato di quei soggetti che più temevano per la propria riservatezza (personaggi pubblici, uomini politici, etc.) o per la propria immagine (attori, modelle, etc.).

UN DIRITTO INESISTENTE

Ciò che dovrebbe essere giustamente vietato per legge è la possibilità che vengano divulgate immagini che possano essere pregiudizievoli per i soggetti ripresi, dalle quali si possano evincere informazioni sensibili (religione, politica, salute, etc.) o che invadano "troppo" la sfera intima delle persone (vita privata, abitudini sessuali, etc.). Inoltre, se una foto viene scattata a fini di lucro, non c'è dubbio che il soggetto ripreso ne debba essere informato, avendo egli tutto il diritto di richiedere un compenso o una percentuale sui guadagni del fotografo. Queste considerazioni sono del tutto ovvie e nessuno si sognerebbe di metterle in discussione.

I problemi nascono invece dall'esasperazione del concetto di privacy. Se io voglio pubblicare sul giornalino di quartiere, o inserire nel mio sito Internet, o magari far partecipare ad un concorso fotografico una foto ripresa per strada dove appaiano alcune persone riconoscibili, non posso farlo. A meno che non sia stato in grado di procurarmi la previa autorizzazione di questi sconosciuti. Altrimenti, posso anche buttar via le foto. Anche nel caso in cui questi involontari soggetti non costituiscano il soggetto principale della foto e la loro identità sia del tutto irrilevante ai fini del messaggio fotografico. Anche quando non sono stati ripresi in qualità di persone specifiche, ma soltanto come personaggi che casualmente popolano la scena ripresa.

IL FOTOGRAFO E LA LEGGE ATTUALE

In alcuni casi non è affatto difficile farsi firmare la liberatoria dal soggetto ripreso ed osservare alla lettera i dettami della legge. Un fotografo che si diletti nel ritratto fotografico, ad esempio, conosce probabilmente il soggetto ripreso, trascorre con lui un bel pò di tempo per preparare lo scatto e presumibilmente non incontra difficoltà alcuna nel farsi firmare da questi una liberatoria. Anzi, in tali casi, il soggetto sicuramente gradisce la pubblicazione della foto e ben volentieri concede il suo consenso scritto. Ma purtroppo le cose non sempre sono così semplici. Ci sono alcune branche della fotografia per le quali diventa davvero difficile, per non dire impossibile, che si riesca a rispettare la legge. Prendiamo ad esempio la street photography o il reportage, due generi fotografici che si svolgono per strada e che si nutrono di scatti colti al volo fra la gente. Agli appassionati di questo genere di foto, purtroppo non rimangono che tre possibilità: o rinunciare del tutto a scattare, o scattare ugualmente tenendosi poi le foto nel cassetto, o non rispettare la legge.

Perché la quarta via, quella della pubblicazione delle foto nel rispetto della legge, è di fatto impossibile da percorrere. Farsi firmare la liberatoria costituisce quasi sempre un'impresa destinata all'insuccesso. Immaginate una fotografia fatta per strada in una grande metropoli. Immediatamente dopo aver scattato una foto al volo, il fotografo dovrebbe essere in grado di individuare, rincorrere e raggiungere tutte le persone riconoscibili appena inquadrate. E già questo è di fatto irrealizzabile. Ma ipotizziamo pure, per assurdo, che egli ci riesca: mi spiegate che motivo avrebbe un ignoto passante di firmare a titolo gratuito, ad un perfetto sconosciuto, un documento nel quale deve peraltro fornire per iscritto i suoi dati personali? Ovviamente il rifiuto è assicurato.

Provocatoriamente, il fotografo Umberto Verdoliva si è inventato un genere fotografico nuovo: la street photography senza facce! Guardate questa galleria di immagini (clicca qui).

Molti come me che praticano la Street e che espongano le proprie opere hanno la speranza che i soggetti delle loro foto, quand'anche se ne accorgano, non abbiano voglia e tempo per adire le vie legali. E poi, se anche si arrivasse ad un improbabile giudizio e si soccombesse, mi dite che valore monetario potrebbe attribuire un giudice all'immagine di una persona comune, personaggio non noto, ripresa fortuitamente per strada in un normale atteggiamento da passante? Quanto potrebbe essere valutato il danno?

COSA SI PUO' FARE?

Non c'è alcun dubbio che la vita dei fotografi sia diventata veramente dura. Se fotografi un'abitazione privata ti prendono per ladro. Se fotografi edifici pubblici ti prendono per terrorista. Se fotografi dei bambini ti prendono per pedofilo. Stazioni, aeroporti e infrastrutture militari neanche a parlarne. Nei musei e nelle chiese è quasi sempre vietato fotografare. Perfino i paesaggi devi farli a mano libera perché se poggi il treppiedi a terra si configura il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Come se tutto ciò non bastasse, ci si mette anche un malinteso senso della privacy ad aumentare le paure e le fobie delle persone, sempre più stressate ed esaurite.

Recentemente, in Inghilterra, la rivista "The British Journal of Photography" ha sostenuto la campagna "Not A Crime", chiamando tutti i fotografi ad unirsi a una protesta contro la manovra del governo che impone norme restrittive applicabili a professionisti e ad amatori (perfino ai turisti) che scattano fotografie in luoghi pubblici. Moltissimi fotografi hanno aderito all'iniziativa inviando un loro autoritratto con un cartello "Not a Crime" o "I'm not a Terrorist". Guardate il simpatico slide-show contenuto nella home page dell'organizzazione (clicca qui). Forse si è trattato di una goccia di protesta nell'oceano dei pregiudizi esistenti, ma la campagna ha avuto abbastanza successo ed è riuscita comunque a far parlare di sé.

E in Italia? Cosa si potrebbe fare di concreto per modificare la normativa vigente? Un utente di un forum di fotografia, con il quale dibattevo su questo tema, si diceva convinto che se le disposizioni che attualmente disciplinano il diritto d'autore approdassero in Corte Costituzionale verrebbero demolite. Chissà se è davvero così. Però sarebbe bello vedere il nostro legislatore occuparsi anche di questo. Ma forse noi fotoamatori non siamo una lobby abbastanza potente e temibile.

ARTICOLO CORRELATO: Fotografia Copyright e Privacy quello che un fotografo deve sapere

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