La profondità di campo



O.Welles usa in "Quarto potere" in modo magistrale la Profondità di Campo, in questo modo evita gli stacchi e un oggetto inquadrato riesce a mettere a ''fuoco'' anche ciò che c'è dietro - stesso uso magistrale del grand'angolo e del teleobiettivo - la profondità di campo conduce direttamente al Piano Sequenza, una ripresa continua senza stacchi - che sarà poi utilizzata da J.L.Godard

Vediamo un poco:

L’obiettivo è un corpo fatto a cilindro ed è il dispositivo che consente di focalizzare correttamente e quindi formare l’immagine nella macchina. I raggi luminosi riflessi dalla forma che vogliamo catturare, vengono rifratti per mezzo di una o più lenti disposte all’interno dell’obiettivo e concentrati sul piano della pellicola chiamato anche piano focale, (l’immagine tracciata risulterà "a testa in giù", questo avviene perché i raggi viaggiano in linea retta e attraversando l’obiettivo vengono capovolti (vedi illustrazione o disegno).

Le prime macchine erano dotate di una lente singola con una superficie concava e una convessa,ma questo tipo di lente presentava dei difetti ottici e venne subito sostituita con tipi più complicati e molto migliorati.

La lente singola rimane ancora in uso nelle macchine più economiche e, entro certi limiti, dà dei risultati accettabili.

I soggetti da riprendere possono trovarsi a distanze diverse dalla lente dell’obiettivo e risultare sfocati. Per poterli mettere a fuoco bisogna allontanare o avvicinare la lente dal piano focale della pellicola.

Questo avviene ruotando l’anello di messa a fuoco presente in tutti gli obiettivi con possibilità di regolazione manuale della messa a fuoco.

In questo modo viene variata la distanza tra il piano focale ed il centro ottico, (chiamato punto nodale) dell’obiettivo, dove si incrociano i raggi luminosi.

Da questa distanza chiamata anche "lunghezza focale" o più comunemente "focale"dipendono le dimensioni dell’immagine prodotta. (vedi disegno)

Più la focale dell’obiettivo è lunga, più grande è l’immagine, e viceversa, ma siccome un obiettivo può coprire solo una certa parte della superficie da riprendere, variando la distanza focale cambia anche l’angolo di campo. Infatti l’angolo di campo è maggiore con una focale più corta (grandangolo) e minore con una focale lunga (teleobiettivo).

Lo scopo dei diversi obiettivi è di stringere o allargare l’angolo di campo.

Esistono per questo motivo tre categorie di obiettivi il normale, il grandangolo e il teleobiettivo.

E’ considerato normale l’obiettivo il cui campo visivo è approssimativamente, di 50 gradi (quello dell’occhio umano è di circa 47 gradi) e dove gli oggetti fotografati appaiono normali per dimensione e forma rispetto allo sfondo della fotografia.

Nella fotografia l’obiettivo è anche in stretto rapporto con il formato pellicola. Per esempio se si usa la pellicola 135 mm. è considerato normale un obiettivo di 50 mm. (formato Laika) che corrisponde alla diagonale del fotogramma della pellicola, mentre un obiettivo di 80 mm. corrisponde al formato 6x6, uno di 105 mm. al formato 6x9, ecc.

Con un obiettivo grandangolo il campo visivo è molto più ampio: circa 90 gradi. Questo obiettivo si usa quando la distanza tra la macchina e il soggetto è limitata: come nelle fotografie in interni.

Il grandangolare si usa anche per far apparire più grandi oggetti piccoli (ad esempio fare apparire più spaziosa una camera piccola) o per fotografare oggetti grandi a distanza ravvicinata, infatti, una caratteristica dell’obiettivo grandangolare è l’esaltazione della prospettiva.

Il teleobiettivo, invece, ha un campo visivo più piccolo di un grandangolare e di un normale e si usa per poter riprendere un dettaglio ingrandito dell’immagine: la sua caratteristica è quella di restringere. Per poter utilizzare, a seconda delle varie esigenze di ripresa, i vari tipi di obiettivi ci sono le macchine a obiettivi intercambiabili che sono usate soprattutto dai professionisti della fotografia.

Nel settore del consumer hanno sempre più larga diffusione gli "zoom" obiettivi a distanza focale variabile. Nati per soddisfare le esigenze economiche del settore cine-amatoriale, dove si dovevano condensare in un unico obiettivo le varie esigenze di ripresa, sono usati oggi (con la scomparsa dal mercato delle cineprese 8 e 16 mm.) praticamente in tutte le videocamere e le macchine fotografiche di fascia medio-alta.

Questi diversi tipi di obiettivi ci permettono restando fermi nello stesso punto di effettuare la ripresa di un soggetto con un angolo di campo più largo o più stretto e di metterlo a fuoco.

Ma un soggetto riflette la luce da un’infinità di punti, nel caso di una figura piana come un disegno su carta o un quadro dipinto, i punti risultano ad uguale distanza dalla lente dell’obiettivo e la messa a fuoco è di facile attuazione; riprendendo invece un soggetto con una forma tridimensionale i punti sono a distanze diverse.

In questo caso ci accorgiamo che la messa a fuoco risulta un po'’ più complicata, soprattutto se stiamo usando un teleobiettivo, o vogliamo riprendere una persona oppure un oggetto a distanza ravvicinata.La distanza esistente fra il punto più vicino di un soggetto che risulti a fuoco sull’obiettivo e il punto più lontano che risulti anch’esso a fuoco, si chiama profondità di campo.

Si può anche dire che la profondità di campo è l’estensione del campo entro cui un soggetto può essere messo a fuoco.

La focale che si impiega è in stretta relazione con la profondità di campo.

Con obiettivo grandangolare a corta focale si ottiene una messa a fuoco pressoché totale della scena da riprendere. Con un teleobiettivo invece si può mettere a fuoco solo parte della scena.

In questo caso possiamo controllare la profondità di campo anche agendo sul diaframma. Con il diaframma più chiuso si avrà una maggiore o più lunga profondità di campo e con il diaframma più aperto una profondità di campo più corta (bisogna comunque sempre tener conto della giusta quantità di luce necessaria per ottenere un’ immagine esposta correttamente). In questo modo si possono conoscere i limiti della sfocatura e ottenere una messa a fuoco totale o parziale, a seconda del risultato che si vuole ottenere.

Usando un obiettivo a lunghezza focale variabile (zoom) si può naturalmente ottenere con più facilità una diversa profondità di campo ma bisogna considerare che questo tipo di obiettivo ha per necessità un gran numero di lenti correttive e per questo motivo si perde in qualità di immagine.

Articolo scritto dal prof. S. Cicciotti

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