Foto e storia di Albert Einstein, 1951


La storia di Albert Einstein è facilmente reperibile su qualsiasi enciclopedia, ho deciso di inserire una parte della sua storia meno conosciuta, più allegra e più particolare.

I suoi genitori temevano che fosse anormale: infatti riuscì a parlare bene solo a nove anni. Einstein fu espulso dalla scuola di Zurigo con la motivazione che studiava solo ciò che voleva.

Sembra strano ma Einstein non fu un bravo scolaro, infatti, sua madre scrivendo ad un'amica diceva: "Non so cosa faremo di Albert, per ora non impara un granché...". Non imparava perché, sin dalle prime classi inferiori, Albert si era rifiutato di studiare a memoria qualsiasi cosa; ciò cui si dedicò con vera passione fu lo studio del violino, un interesse che lo accompagnerà sino alla tarda vecchiaia.

Da giovane tentò l'esame per l'ammissione al politecnico di Zurigo, ma fu bocciato per la sua impreparazione in tutte le materie fatta eccezione della matematica. Ricco il panorama degli aneddoti sulla sua persona: era solito usare banconote di grosso valore come segnalibri, non portava mai i calzini.

Indossava una maglietta con l'effigie di Paperino, si presentava all'università in cui insegnava infagottato in pantaloni sformati e in un maglione giallo da "venditore di birra", usava portare una penna infilata nel collo del maglione.

Aveva ereditato dalla madre l'amore per la musica. E il suo secondo amore dopo la matematica era il violino. Non tutti pensano che fosse un buon violinista, ma quel che è certo è che il violino occupava un posto significativo nella sua vita.

Divenne vegetariano e astemio negli ultimi anni della sua vita. Era apolide (dopo che fu privato della cittadinanza tedesca) e mancino.

Quando Einstein sbarcò negli Stati Uniti, come tutti gli emigrati, ricevette un modulo da compilare. Fra le molte domande cui bisognava rispondere ce n'era una che chiedeva: "A quale razza appartieni?" E lui rispose: "A quella umana!"

Prima di morire Einstein espresse il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza, senza tuttavia mettere la cosa per iscritto. Dopo la sua morte, Thomas Harvey, il patologo che effettuò l'autopsia, di propria iniziativa, rimosse il cervello e lo conservò a casa propria per circa 30 anni in un barattolo sottovuoto. Il resto del corpo fu cremato e le ceneri disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di Einstein furono messi al corrente, acconsentirono a che il cervello fosse sezionato in 240 parti da consegnare ad altrettanti ricercatori. La parte più grossa del cervello è in consegna all'ospedale di Princeton.

Fonte giornale sentire, articolo scritto da Antonella Ventura

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