Tecnica fotografica: Otturatore, tempi ed esposizione

ATTENZIONE DI QUESTO ARTICOLO E' USCITA LA VERSIONE AGGIORNATA CHE POTETE LEGGERE QUI: ISO, diaframmi, profondità di campo e tempi di esposizione - Corso di Fotografia - Lezione 20

Otturatore, tempi ed esposizione - parte prima

L'otturatore
è solitamente composto da una tendina metallica sottilissima e delicatissima ( non dovrete mai toccarla! ) che alzandosi fa entrare la luce ( come la tenda di casa alle finestre ) e richiudendosi fa finire il flusso di luce. In alcune reflex digitali e in alcune compatte, non è presente un otturatore, ma viene acceso/spento il sensore per simularne il funzionamento.

Adesso che sappiamo cos'è vediamo a cosa ci serve!
I tempi d'esposizione, o più brevemente il tempo, è l'altro parametro con cui possiamo dosare la luce, a parità di diaframma un tempo lento farà passare più luce rispetto ad un tempo più rapido, riprendendo l'esempio del rubinetto e della vasca da bagno, se lasciamo aperto il rubinetto per più tempo ( tempo d'esposizione più lungo ) entrerà molta acqua ( luce ) nella nostra vasca, mentre se apriamo il rubinetto per poco tempo ne entrerà meno. Per avere la nostra esposizione corretta dobbiamo aprire il rubinetto abbastanza per avere avere la giusta quantità di acqua, nel tempo che vogliamo attendere per il riempimento. In questi tre disegni vediamo come a parità di diaframma entri diversa acqua/luce a seconda del tempo di apertura del rubinetto/otturatore:
Solitamente i tempi vengono indicati in frazioni di secondo, tempi tipici ( in secondi ) sono:

4 - 2 - 1 - 1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 - 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 – 1/4000

le fotocamere permettono di usare anche frazioni intermedie per cui possiamo avere un tempo di 1/100 come anche quello di 1/750.
Spesso i tempi utilizzati sono le frazioni di secondo, quindi frequentemente negli schermi e nei mirini si omette l' 1/ e si scrive il numero senza indicare la frazione, una gran brutta abitudine! Raramente gli otturatori riescono a fornire tempi più brevi di 1/4000 di secondo, mentre tutte le reflex utilizzano la posa B o T che permette l'uso di tempi nell'ordine di secondi, minuti o anche ore, che tornano utilissime in alcuni generi fotografici come la fotografia notturna.

Scegliamo il tempo corretto
Vediamo ora come scegliere il tempo d'esposizione che ci serve!
se dobbiamo fotografare un soggetto veloce, ci servirà un tempo rapido, per fermarlo.



1/500 @ f4

Mentre per un soggetto lento basta un tempo più lento.


1/15 @ f22

Una buona regola di base per la scelta del tempo d'esposizione è:
Per fotografare a mano libera scegliere un tempo che sia almeno l'inverso della focale in uso.
Per esempio: se stiamo fotografando con un 300mm a mano libera dovremo usare almeno un tempo di 1/300, se invece usiamo un 28mm a mano libera dobbiamo usare un tempo di 1/30.
Questa regoletta funziona con soggetti fermi o comunque piuttosto lenti, nel caso in cui il soggetto si muova velocemente o diagonalmente le cose si complicano, e specie per i primi tempi è meglio usare sempre il tempo più veloce che possiamo permetterci.
Se usiamo una digitale con sensore a formato ridotto come un APS-C il tempo non varia.
Se ci serve un tempo troppo lento, come evitiamo di fare una foto mossa?
Se non possiamo aprire il diaframma, e non possiamo aumentare gli ISO per far diminuire il tempo possiamo comunque ricorrere a varie alternative, la classica è l'utilizzo di un cavalletto o di un monopiede oppure ci si può appoggiare ad un muretto, ad un albero o qualunque altro sostegno che ci renda più stabili.

ISO
L'ultimo importante parametro su cui possiamo agire è la sensibilità del sensore/pellicola.
L'International Standard Organization più brevemente ISO, è l'unità di misura della sensibilità della pellicola, ad ogni raddoppio del valore corrisponde un raddoppio della sensibilità alla luce e viceversa ad ogni dimezzamento del valore si ha un dimezzamento di sensibilità.
Partiamo con una considerazione: maggiore è il numero di ISO meno luce serve per fotografare, ma il rumore ( la grana della foto ) diventa più evidente, viceversa, minore è la sensibilità ( valori ISO più piccoli ) più luce serve per fare la fotografia, però la qualità è maggiore! ogni volta dovremo scegliere da che parte tirare la nostra coperta per trovare un compromesso.
Detto questo una regoletta pratica per i primi tempi potrebbe essere, usa sempre il valore ISO minimo per quello che vuoi fotografare, così otterrai sempre la massima qualità della foto.
L'impostazione degli ISO si potrebbe lasciare in automatico, però non è detto che la fotocamera imposti il valore che serve a noi. Se stiamo fotografando a mano libera sarà necessario usare un tempo sufficiente per non fare la foto mossa, spesso la fotocamera ci viene in aiuto aprendo il diaframma, ma potremmo non volere un diaframma più aperto, perché vogliamo sfruttare la profondità di campo! tra i vari parametri su cui possiamo agire c'è appunto la sensibilità ISO, ogni raddoppio del valore corrisponde ad 1 EV in più, viceversa ad ogni dimezzamento del valore corrisponde 1 EV in meno. Vediamo di capirci con un esempio:
con un 50mm abbiamo un tempo di 1/30 il diaframma è già all'apertura massima di f2,8 e la sensibilità è impostata su 200ISO, in queste condizioni per la nota regola del tempo di sicurezza avremmo una foto mossa, accettando una minima perdita di qualità, passiamo da 200ISO a 400ISO ( che è il valore successivo ) ed il tempo passa da 1/30 ad 1/60 ( abbiamo aggiunto 1 EV ), se invece abbiamo un cavalletto su cui montare la fotocamera potremmo voler usare una sensibilità minore per avere una maggiore qualità, per cui portiamo gli ISO da 200 a 100ISO ( il valore inferiore ) ed il tempo cala così da 1/30 ad 1/15 ( -1 EV ).
Quanti ISO deve avere la fotocamera? È importante che abbia una sensibilità minima di almeno 100 o 200 ISO ed una massima il più alta possibile, per poter fotografare senza flash nelle condizioni di luce più scarse, orientativamente una reflex parte dai 100 ed arriva almeno fino ai 1600ISO, alcuni recenti modelli anche a 26500ISO, naturalmente ai valori più elevati la qualità cala vistosamente, producendo spesso foto inutilizzabili!

Cos'è l'esposimetro?
L'esposimetro è il dispositivo che misura la luce della scena e ci dice che coppia tempo/diaframma usare in base agli ISO impostati, ed è importante avere un idea del suo funzionamento per capire quando e come usarlo e soprattutto quando non fidarci di lui!
Vediamo brevemente come funziona, come si può notare ad occhio un foglio bianco riflette molto la luce mentre un foglio nero ne riflette poca, dato che ogni colore riflette diversamente la luce si è deciso di usare come riferimento un grigio neutro con riflettanza del 18%, a cosa ci serve saperlo? Se in una scena sono presenti troppi elementi chiari l'esposimetro fornirà una coppia tempo/diaframma tale da scurirli, viceversa se sono presenti troppi elementi scuri, tenderà a schiarirli, e qui sta il nocciolo della faccenda, se inquadro un abito bianco, l'esposimetro farà il possibile per farmelo venire fuori grigio, viceversa se inquadro un abito nero, l'esposimetro mi indicherà come schiarirlo, ignorando che l'abito bianco deve restare bianco e l'abito nero deve restare nero! In casi estremi come questo conviene puntare la fotocamera su un soggetto di tinta più neutra posto vicino al soggetto che vogliamo fotografare, leggere l'esposizione su quello ed usare quei dati per il nostro soggetto, oppure compensare manualmente l'esposizione, ad esempio diminuendo il tempo d'esposizione nel caso di un soggetto chiaro o aumentandolo per un soggetto scuro.

Gli esposimetri incorporati nelle reflex per misurare la luce si servono solitamente di 5 metodi abbastanza standard, ma solo nei modelli più costosi si riescono a trovare tutti assieme, vediamoli:

1)Media a prevalenza centrale: come dice il nome la luce viene misurata in tutta la scena inquadrata ma si da più peso alla parte centrale, in cui si presuppone ci sia il soggetto, per anni è stata la modalità d'esposizione più diffusa, ed ancora oggi è apprezzata, basta ricordarsi di mettere il soggetto al centro, io la prediligo nei ritratti, specie nei primi piani.

2)Multizona o valutativa: la scena viene divisa in zone ( alcuni multizona arrivano a 35 zone distinte! ) la luce viene misurata e mediata secondo delle scene standard memorizzate nella fotocamera, è una modalità di misurazione che si rivela vincente nella quasi totalità dei casi. A seconda delle case produttrici prende un nome diverso.

3)Spot: la misurazione avviene in una piccolissima fetta dell'immagine indicativamente 3°, a causa di questa sua particolarità risulta difficile calcolare l'esposizione per l'intera scena, perché l'esposimetro fornisce la coppia tempo/diaframma solo per quella piccolissima porzione inquadrata ignorando il resto! può toglierci d'impaccio nelle situazioni più complesse, ma richiede una certa dimestichezza nel uso.

4)Semispot: e simile alla spot, ma l'angolo inquadrato è più ampio indicativamente 9°, risulta più gestibile della predente, ma comunque complessa per chi è alle prime armi, e non solo per loro.

5)Multispot: invece di lasciare decidere al sistema multizona quali sono le parti importanti della scena, siamo noi a sceglierle inquadrando successivamente in modalità spot tutte le parti che ci interessano ( di solito si arriva fino a 9 letture spot ), sarà poi la fotocamera a fare la media per trovare l'esposizione corretta.

Diamo ora uno sguardo alle varie modalità d'esposizione:

1)Manuale: siamo noi a scegliere tempo e diaframma, è la modalità che lascia più controllo al fotografo, la fotocamera ci avverte quando l'esposizione è corretta o di quanto stiamo sbagliando, solitamente con una barra colorata.

2)Priorità dei tempi: noi scegliamo il tempo e la fotocamera imposta il diaframma, utile quando il soggetto è veloce o utilizziamo un teleobiettivo o il flash è non vogliamo andare sotto il tempo di sicurezza

3)Priorità dei diaframmi: noi scegliamo il diaframma e la fotocamera imposta il tempo, il mio preferito Smile, permette di giocare con la PDC senza preoccuparsi del tempo.

4)Programmi vari: la fotocamera imposta tempo e diaframma ed eventualmente anche il flash in modo del tutto automatico seguendo dei canoni standard per il tipo di programma scelto. Solitamente imposta un tempo sufficientemente veloce per non muovere la foto a mano libera, eventualmente attivando il flash.

Esistono una miriade di programmi dedicati ad ogni cosa, vediamone i principali:

a)Automatico o Program: in base ad una serie di informazioni memorizzate nella fotocamera sceglie tempo/diaframma tentando di riconoscere la scena, e si adatta di conseguenza, per cui il suo funzionamento ricalca spesso i programmi dedicati.

b)Ritratto: imposta sempre il diaframma più aperto, e predilige la messa a fuoco del soggetto più vicino

c)Sport: imposta sempre il tempo più veloce, spesso si accoppia con la funzione di inseguimento del sistema autofocus.

d)Profondità di campo: l'autofocus rileva il soggetto più vicino e quello più lontano impostando il diaframma più chiuso in modo che siano entrambi a fuoco.

e)Paesaggi: imposta diaframmi chiusi e predilige la messa a fuoco del soggetto più lontano.

f)Macro: imposta diaframmi chiusi e mette a fuoco il soggetto più vicino.

g)Ritratto notturno: come il ritratto però la fotocamera imposta un tempo lento per esporre correttamente lo sfondo ed usa un colpo di flash per esporre il soggetto in primo piano, questa tecnica è detta slow-sync.
Dato che volete imparare ad usare la reflex, evitateli, c'è sempre tempo per impigrirsi.

Messa a fuoco manuale ed autofocus
In questa sede non ci interessa sapere come funziona, ma solo come utilizzarlo. Le moderne reflex hanno solitamente 4 modalità di messa a fuoco, i cui nomi cambiano da ditta a ditta, ma la cui sostanza rimane uguale, vediamoli:

1)AF one shot: messa a fuoco del soggetto solo premendo il pulsante di scatto, ideale per soggetti fermi, come persone in posa o cose.

2)AF predittivo: la fotocamera sa di avere a che fare con un soggetto in movimento e corregge la messa a fuoco stimando lo spostamento del soggetto nel breve intervallo di tempo dello scatto, è l'ideale per soggetti in movimento.

3)AF intelligente: la fotocamera commuta tra i due metodi precedenti a seconda del soggetto.

4)Manuale: il fotografo deve disattivare l'autofocus e ruotare la ghiera dell'obiettivo fino a che l'immagine non appare nitida. Nelle vecchie reflex che avevano solo la messa a fuoco manuale, nel mirino si vedeva una corona di quadratini ( corona di microprismi ) ed al centro un immagine spezzata ( telemetro ad immagine spezzata ), per avere la messa a fuoco bastava ruotare la ghiera dell'obiettivo finché l'immagine appariva nitida sulla corona o equivalentemente l'immagine spezzata diventava intera.
Da notare che la fotocamera mette a fuoco il soggetto solo se questo si trova in corrispondenza di uno dei sensori dell'autofocus, solitamente indicati con un punto che s'illumina quando aggancia un soggetto. Le moderne reflex hanno dai 5 ai 45 punti di messa a fuoco, per individuare da sole il soggetto nella scena, ma è sempre possibile scegliere il punto di messa a fuoco, nel caso in cui l'autofocus voglia mettere a fuoco il soggetto sbagliato!

Otturatore, tempi ed esposizione - parte seconda
Questa parte deve essere letta solo dopo aver ben compreso la prima parte, contiene nozioni che possono esservi utili, in alcuni casi particolari. Potete fotografare tranquillamente anche senza leggerla, ma vi consiglio di non ignorarla completamente.

Latitudine di posa o gamma dinamica
Ogni dispositivo, sia esso una pellicola, un sensore o lo stesso occhio umano, ha una capacità limitata di distinguere nella stessa scena i dettagli di un soggetto troppo chiaro e di uno troppo scuro. Sarà capitato a tutti entrare in una stanza buia e dopo un po di tempo iniziare a vedere un pochino, ma appena accendiamo la luce, non vediamo più nulla e finiamo abbagliati! finché l'occhio non si riabitua. Un altro caso è quando incrociamo di notte un automobilista con i fari abbaglianti accesi, e noi non vediamo più la strada, ma ecco che accendendo a nostra volta i fari abbaglianti, ricominciamo a vedere. In entrambi i casi abbiamo superato la gamma dinamica dell'occhio finendo abbagliati, a sensori e pellicola accade lo stesso, ma al contrario del nostro occhio loro non possono compensare come nel primo caso, ma è però possibile farlo nel secondo, accendendo un'altra luce si diminuisce la differenza tra zone chiare e zone scure. La latitudine di posa è appunto la capacità di registrare correttamente una scena in cui ci sono zone chiare e scure, rendendo i dettagli di entrambe. In fotografia questo viene espresso in stop o in EV, immaginiamo una scena tipica, vogliamo fotografare una pianta illuminata dal sole. La parte colpita dal sole è molto chiara perché riflette la luce del sole, mentre il tronco ed i rami saranno più scuri perché all'ombra dei rami sovrastanti, se prendessimo l'esposizione sul tronco potremmo leggere 1/15@f8 mentre sulle foglie al sole potrebbe essere 1/500@f8 un salto di ben 5EV (1/15-1/30-1/60-1/125-1/250-1/500) il sensore di una digitale non riuscirebbe a registrare correttamente la scena, anche una diapositiva fallirebbe, mentre una negativa potrebbe tranquillamente rendere la foto.
Un'altra alternativa sarebbe usare una luce (ad esempio un flash) per illuminare il tronco in modo da ridurre il divario di esposizione.
Per darvi un ordine di idee, le negative a colori arrivano anche a 6 stop (+/- 3 stop), quelle in bianco e nero a 8 stop (+/- 4stop) mentre le diapositive al massimo a circa 2 stop (+/- 1 stop), nei sensori la latitudine è minore di quella delle diapositive. Quindi i sensori tollerano meno gli errori di esposizione rispetto alle pellicole. La tecnica dell' HDR (High Dynamic Range) era nata proprio per aumentare in post produzione la scarsa latitudine dei sensori, anche se adesso è spesso utilizzata per ottenere fotografie dai colori palesemente falsi, ma pittoreschi.

HDR ( High Dynamic Range )
Per compensare la scarsa latitudine di posa dei sensori si è ricorsi a questo artificio, talmente efficace quanto semplice: si scattano varie foto del soggetto esponendo per avere dettagli nelle ombre e nelle alte luci, tramite un software queste foto vengono sovrapposte alla foto normale ottenendo una compensazione selettiva. Nella foto finale le parti in ombra saranno quelle della foto fatta per le ombre, le alte luci saranno quelle della foto fatta per le alte luci, così si estende artificialmente la gamma dinamica della foto. In commercio esistono vari software per fare questo ricordo solo i principali come Photoshop CS3 e Photomatix, vi rimando al loro sito di quest'ultimo per avere degli esempi di come utilizzare questa tecnica e di cosa attendervi da essa: http://www.hdrsoft.com/

La posa B deriva il suo nome dal Bulb, una pompetta che serviva per far scattare l'otturatore a distanza tramite un cavo pneumatico, e mantenerlo aperto. Impostando la posa B, l'otturatore viene aperto quando si preme il pulsante di scatto e viene chiuso quando, il pulsante viene lasciato! Risulta evidente che muovere la fotocamera tenendo premuto il tasto sarebbe relativamente facile e porterebbe ad una foto mossa, per questo si è soliti usare un telecomando a filo o infrarossi per far scattare l'otturatore e tenerlo aperto. La posa T è simile alla B, quando viene premuto il tasto inizia l'esposizione, che termina quando viene ripremuto! Una cosa decisamente più comoda rispetto al tenerlo premuto tutto il tempo, come in posa B, per fortuna che hanno inventato i telecomandi con il blocca tasto! Wink

Tempi di sicurezza con i sensori ridotti tipo APS-C e non solo
Alcune considerazioni sulla regola del tempo di sicurezza, secondo la quale per non fare foto mosse a mano libera basta usare un tempo pari ad 1/ focale utilizzata, questa nasce da considerazioni pratiche, legate all'angolo di ripresa dell'obiettivo in uso ed anche al peso dello stesso. Per esempio se stiamo usando un 50mm sul formato pieno ( 24x36mm ) abbiamo un angolo di campo di circa 45° mentre montandolo su una fotocamera in formato APS-C l'angolo diventa di circa 30°, ma l'angolo dell'ottica è sempre 45° siamo noi che riprendiamo solo una fetta più piccola. Trattandosi di una regola pratica, non va presa per oro colato, ma solo come un punto di partenza! Chi ha una mano più ferma potrà usare tempi più lunghi, viceversa chi ha una mano più ballerina userà tempi più brevi.

Tempi di sicurezza
Tabella di riferimento per una focale di 50mm
Tempi di otturazione con soggetto in movimento perpendicolare alla fotocamera, quindi il soggetto viene diritto verso di noi o si allontana lasciandoci alle spalle.

Velocità del soggetto Distanza dal soggetto
fino a 3m 6m 10m 20m
fino a 5km/h 1/125 1/60 1/30 1/15
fino a 10km/h 1/250 1/125 1/60 1/30
fino a 20km/h 1/500 1/250 1/125 1/60
fino a 80km/h 1/2000 1/1000 1/250 1/125
fino a 200km/h 1/4000 1/2000 1/500 1/250

Se la focale raddoppia il tempo si dimezza.
Ad esempio dalla tabella leggiamo che con il 50mm a 3m serve 1/125 mentre per un 100mm a 3m, serve un 1/250.
I tempi scelti devono essere compatibili con la regola anti-mosso di prima.
Il tempo minimo deve essere almeno 1/focale, quindi con un 50mm ci serve almeno un 1/50 o il tempo più vicino 1/60, con un 500mm ci serve almeno un 1/500, con un 24mm ci basta un 1/24 o meglio un 1/30... se usiamo il cavalletto il problema del mosso ( a causa nostra ) non si presenta, quindi basta tenere conto solo del movimento del soggetto! Very Happy
I tempi di otturazione variano anche in funzione dell'angolo con cui si muove il soggetto rispetto alla fotocamera:

1) Il soggetto si muove dritto verso di noi, o fugge da noi ( ma sempre diritto a noi ) allora i tempi sono quelli della tabella.

2) Il soggetto si muove parallelamente a noi, esempio classico: siamo sul marciapiedi e vogliamo “congelare” le automobili che passano in strada, siamo nel caso peggiore i tempi vanno almeno raddoppiati.

3) Il soggetto si muove in diagonale allontanandosi da noi, ci servono tempi doppi rispetto la tabella per fermarlo, mentre se si muove in diagonale verso di noi bastano i tempi della tabella o poco di più.
Naturalmente l'attendibilità della tabella va calando con l'aumentare della velocità del soggetto. Potete considerarli tempi minimi sotto i quali non andare Wink
Si potrebbe stilare una intera casistica, ma non servirebbe a molto.

Cosa sono gli EV ( Exposition Value )?
Indicano la quantità di luce che arriva al sensore/pellicola con la scelta coppia/diaframma.
Il calcolo non è certo banale bisogna calcolare il logaritmo in base 2 del rapporto fra il quadrato del diaframma ed il tempo.
EV = log( diaframma * diaframma / tempo) / log2
per esempio f8 @ 1/125 equivale a f5.6 @ 1/250 cioè a 13EV.
Fortunatamente passare da un valore EV al successivo comporta un salto di 1 EV.

Esempio:
da f8 @ 1/125 +1EV significa passare a f5.6 @ 1/125 oppure a f8 @ 1/60,
stesso discorso per -1EV, f8 @ 1/125 -1EV significa f11 @ 1/125 oppure f8 @ 1/250.

Difetto di reciprocità o effetto Schwarzchild
Nelle fotocamere digitali questo difetto non esiste!
La pellicola non ha un comportamento lineare per ogni tempo, con tempi troppo brevi come 1/8000 o più lunghi di 30 secondi, la conversione tra le coppie tempo/diaframma non è più possibile, e si devono introdurre delle modifiche, per vedere come variano vi rimando al tutorial sulla Fotografia Notturna.

Grigio Medio al 18%
Cos'è l'abbiamo già visto, quello che ancora non vi ho detto è che potete trovare questo misterioso oggetto in vendita nei negozi. Vi starete chiedendo a cosa potrà mai servire? L'esposimetro riconosce come colore neutro solo questo particolare grigio, quindi nel caso vi troviate a dover valutare l'esposizione su un soggetto colorato potete sostituire il soggetto con il cartoncino e misurare da molto vicino l'esposizione sul cartoncino, toglierlo e scattare la vostra foto! Bisogna usare alcuni accorgimenti come leggere la luce in spot sul cartoncino, oppure leggere la luce riempendo con esso l'intera inquadratura. Assicurandoci sempre che la luce sul cartoncino sia la stessa che poi colpirà il soggetto. Se non disponiamo del grigio meido, possiamo usare un sistema più approssimato, ma che talvolta può toglierci d'impaccio: leggiamo l'esposizione sul palmo della mano! sapendo che andrà compensato di 1EV perché più chiaro del cartoncino, per inciso dovete togliere 1EV .

Tipi di esposimetri
Esistono due tipi di esposimetro, anzi due modi diversi per leggere la luce! gli esposimetri a luce riflessa e quelli a luce incidente.
Gli esposimetri a luce riflessa leggono la luce riflessa dal soggetto, sono quindi influenzati dai colori del soggetto, in quanto ogni colore riflette una diversa quantità di luce, per esempio il giallo riflette più luce del blu, come valore medio si usa il grigio di cui abbiamo già parlato.
Nelle reflex si usano esposimetri a luce riflessa, per questo quando il soggetto non ha un colore simile al grigio, finiscono ingannati!
Gli esposimetri a luce incidente, non vanno puntati contro il soggetto come la reflex, ma dando le spalle al soggetto in modo da leggere la luce che colpisce il soggetto, non facendosi così ingannare dal suo colore, solitamente vengono venduti come esposimetri separati, richiedono una certa dimestichezza per essere usati.

Tipi di autofocus
Per comodità gli autofocus si dividono in attivi e passivi:
Gli autofocus attivi, mandano un raggio solitamente infrarosso contro il soggetto e calcolando il tempo di ritorno del raggio riflesso stimano la distanza, questo sistema presenta due svantaggi il primo è la necessita di un raggio che arrivi a colpire il soggetto, che quindi deve essere vicino! il secondo è più di natura tecnica, implementare il sistema per ogni distanza renderebbe il meccanismo costoso, quindi si divide in zone lo spazio davanti alla fotocamere e si fa una stima approssimata, giocando sulla PDC. Funzionano benissimo anche con scarsa luce ma possono essere tratti in inganno dal sole troppo forte, o da fonti di calore. Questo sistema viene comunemente utilizzato nelle compatte.
Gli autofocus passivi, si dividono in due tipi:
1.Rilevamento di fase: si basa su un idea tanto semplice quanto geniale, se un punto non è a fuoco questo appare come un disco se invece è a fuoco appare come un punto! disponendo due sensori sul piano della pellicola/sensore e comparandoli si può misurare quando effettivamente la messa a fuoco è corretta, il tutto si riduce alla ricerca della posizione in cui il punto è più piccolo. Attualmente è il sistema migliore.
2.Misurazione del contrasto: quando l'immagine è a fuoco il contrasto è massimo, in questo caso il sensore si limita a spostare la messa a fuoco fino a trovare il massimo contrasto.

L'unica pecca dei sistemi passivi è che in presenza di soggetti con scarso contrasto o con poca luce, non riescono a mettere a fuoco, il vantaggio è che non sono tenuti a calcolare la distanza del soggetto, anche se poi lo fanno comunque per ottimizzare altre funzioni.
Nelle moderne reflex oltre ad un sistema passivo, è sempre presente anche un sistema attivo, accoppiato al flash incorporato ( o più raramente ad un emettitore IR ) o a quelli acquistabili separatamente, il principio è simile, uno o più lampi illuminano la scena per la frazione di secondo che serve all'autofocus per funzionare, talvolta viene letta anche la quantità di luce riflessa ed il suo tempo di ritorno, questo dato viene usato per stimare in modo ancora più preciso la distanza del soggetto, e l'esposizione che quasi certamente richiederà anche l'uso del flash.

Curiosità
Nelle fotocamere usa e getta e nei fotocellulari spesso si mette un solo diaframma chiuso per sfruttare l'iperfocale e risparmiare sull'autofocus e si usa un obiettivo con focale tendente al grandangolo per usare bassi tempi d'esposizione, solitamente ottenuti spegnendo ed accendendo il sensore senza l'utilizzo di un vero otturatore.

Articolo scritto da Marco Mambrelli alias MambASoft

LEGGI GLI ARTICOLI SULLA TECNICA FOTOGRAFICA QUI: Tecnica Fotografica e teoria della Fotografia

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