Tecnica fotografica: Il ritratto, l'ausilio del flash singolo e multiplo

L'AUSILIO DI UN FLASH
 
Come abbiamo visto, spesso la luce naturale è ampiamente più che sufficiente per eseguire una gamma molto ampia di ritratti, con effetti e risultati molto diversi e validi per tante situazioni; ciò non toglie che la possibilità di controllare meglio la luce offra possibilità diverse di espressione e, soprattutto, risolve con relativa semplicità problemi che richiederebbero altrimenti complessi sistemi di pannelli e bandiere taglia luce.

In questa sede esaminiamo l'uso di un singolo flash, di quelli definiti "a cobra", da montare nella slitta flash della propria fotocamera oppure di quelli incorporati sopra il pentaprisma.
Prima di iniziare a descriverne l'uso è bene capire come funzionano i moderni flash TTL ed invece l'uso in manuale di flash più datati. Il flash altro non fa che accumulare, in fase di ricarica, una certa quantità di energia in un condensatore, al momento dello scatto questa corrente viene rilasciata istantaneamente e viene usata per far partire il lampo che illuminerà la scena, la chiave nell'uso del flash sta nel dosaggio di tale luce. Intanto chiariamo un aspetto: il lampo flash è sempre così rapido che il tempo di esposizione non influenza la quantità di luce flash registrata, un lampo a piena potenza con un tempo di esposizione di 1/250 a f/8 oppure di 1/60 a f/8 darà un soggetto illuminato sempre nello stesso modo (a meno che il soggetto non sia illuminato da altre fonti), viceversa il diaframma è il primo strumento per il dosaggio della luce flash, scattare ad 1/250 f/8 oppure 1/250 f/2,8 darà risultati radicalmente diversi. Inoltre, essendo l'apertura di diaframma un valore relativo all'ottica usata, un esposimetro per luce flash ci indicherà sempre il corretto diaframma di lavoro a prescindere dall'ottica usata. Infine, utilizzando un flash, potremo evitare di preoccuparci del rischio mosso nei nostri scatti, il lampo è così rapido da congelare il movimento del nostro soggetto, quindi a meno di altre fonti di luce, un tempo di scatto lento nell'ordine di 1/60 o 1/90 ( obbligato in certe fotocamere ) non sarà un problema neppure con soggetti in rapido movimento.

Nell'uso quotidiano e non specialistico i moderni flash TTL usati in automatismo risolvono molti problemi, non dobbiamo calcolare nulla e sarà il flash a leggere, attraverso l'ottica usata, la luce emessa e ad interrompere l'emissione non appena la giusta illuminazione è stata raggiunta. Con un flash più datato e non TTL invece questo non accade, il sistema migliore per regolarne la luce sarà l'uso di un esposimetro esterno per luce flash: si fa partire il lampo e si legge il diaframma di lavoro sull'esposimetro, si imposta il diaframma sull'ottica e si scatta.

Quanto detto non ha certo la pretesa di esaurire l'argomento tecnico relativo ai flash, ma semplicisticamente può essere sufficiente a capire come andare ad usare il flash nei nostri ritratti.
L'uso primario del flash singolo nel ritratto è quello di luce di riempimento: in una situazione di illuminazione naturale, diretta o indiretta, in esterni o all'interno, il flash consente di andare a riempire le zone d'ombra, quelle che risulterebbero troppo scure e poco leggibili, o ancora con contrasti troppo marcati tra luce ed ombra. Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione però sono le ombre che il flash va a generare e l'appiattimento che potrebbe causare la luce flash diretta.

Come abbiamo visto, infatti, un flash in automatismo andrà ad autoregolarsi in base alla lettura della corretta esposizione come se il flash fosse l'unica fonte di luce ed andrà a sovrascrivere qualsiasi altra luce, vanificando tutte le nostre ricerche di una buona luce ambiente per lo scatto, inoltre le ombre generate dal flash saranno dure e nette, creando un alone di ombra alle spalle del nostro soggetto. Per evitare tutti questi problemi nell'uso del flash la prima operazione da compiere è quella della compensazione della luce lampo: quello che desideriamo per il nostro scatto è mantenere l'esposizione misurata per la luce naturale e questa manterremo, per il flash invece dovremo impostare un'illuminazione che si occupi di riempire solo le ombre, qualsiasi flash o fotocamera permette di regolare l'intensità pur senza sapere la potenza usata ma ragionando in termini di valori EV in più o in meno; nel nostro caso l'operazione da compiere è quella di una compensazione negativa, cioè dovremo abbassare l'emissione che il flash considererà corretta di un certo numero di stop, solitamente la quantità dipende dalle condizioni ambientali di maggiore o minore luminosità e da fattori vari come il colore dell'abbigliamento, in linea di massima io compenso tra -1EV e -2EV, valori che consentono di schiarire efficacemente le ombre e nello stesso tempo di mantenere le differenze tonali dell'illuminazione primaria, che danno dimensione al soggetto, inoltre una compensazione con tali valori rende le ombre generate dal flash molto leggere e non fastidiose, spesso impercettibili. In linea di massima, ma come detto poi le variabili sono molte, maggiore è la situazione di controluce e minore dovrà essere la compensazione, fino a raggiungere l'esposizione non compensata in caso di controluce pieno.

Per ammorbidire la luce emessa molti flash sono dotati di un diffusore, così come in commercio ci sono molti modelli di diffusori adattabili a quasi tutti i flash, in linea di massima sono efficaci nel controllo migliore delle ombre ma il loro uso non evita la compensazione, la lettura TTL infatti registra la luce che effettivamente raggiunge la pellicola o il sensore quindi in caso di diffusore che assorbe parte della potenza del flash, il flash emetterà più luce per compensare la perdita dovuta al diffusore stesso.

Qualora si stia scattando in interni, e pareti e soffitto della stanza dedicata a sala posa siano bianchi, con un flash a cobra potremo anche regolare la parabola in modo da indirizzarla verso l'alto o verso una parete, in tal modo altro non facciamo che utilizzare il soffitto o una parete come pannello riflettente per la luce flash, diffondendola e rendendola più morbida, aggiungendo tale luce al nostro scatto ancora una volta andremo a schiarire le zone di ombra causate dalla luce naturale primaria che stiamo utilizzando per il nostro ritratto; l'uso del flash, in questo caso, comporta però una maggiore accortezza nel dosaggio del lampo, non è detto infatti che la potenza del flash sia sufficiente per ottenere un'illuminazione riflessa che correttamente riempia le ombre come desideriamo, poter disporre di una macchina digitale e la possibilità di fare qualche prova senz'altro si rivela la strategia vincente in questi casi, a meno di non poter disporre del solito esposimetro esterno per luce flash incidente che ci permetterà, in base al diaframma di lavoro scelto, di capire se la luce flash è sufficiente e quanto andrà eventualmente compensata.

Una delle caratteristiche che maggiormente apprezzo nell'uso del flash è il punto luce che viene riflesso negli occhi del soggetto. Un punto luce negli occhi del soggetto consente di dare a questi una vivacità che diversamente avrebbero con più difficoltà, ma non sempre è facile ottenerlo, nel caso in cui la parabola fosse diretta lateralmente o sopra il soggetto, infatti, il punto luce scomparirebbe: in questo caso è indispensabile l'uso di un cartoncino bianco inserito posteriormente alla parabola flash. Alcuni flash ne hanno uno di serie estraibile ma in mancanza di questo si rimedia facilmente con un cartoncino bristol sagomato a misura del flash; non sottovalutiamo questo elemento, gli occhi sono la chiave di un ritratto riuscito e saperli valorizzare è indispensabile.

Il singolo flash può essere utilizzato anche per scopi più "creativi". Per iniziare ad usarlo diversamente è indispensabile poterlo sganciare dalla posizione fissa sopra il pentaprisma, per fare ciò i sistemi sono molteplici. Se abbiamo una macchina con un flash incorporato potremo tranquillamente sganciare il flash a cobra a patto di dotarlo di una semplice servo-cellula, ce ne sono di molto economiche a partire dai 20 euro ed assolvono magnificamente allo scopo, in caso non disponiamo di un flash incorporato dovremo invece dotarci di un cavetto di prolunga, ogni produttore di fotocamere ne ha diversi modelli in catalogo con la possibilità di trasmettere più o meno automatismi; nelle più recenti fotocamere troveremo inoltre la possibilità di controllare in remoto più flash, purché compatibili, con estrema semplicità e senza dover acquistare nulla.

Poter lavorare con un flash distante dalla fotocamera ci permetterà di disporre quest'ultimo in una posizione più funzionale all'effetto che desideriamo ottenere, supponendo di avere una luce naturale primaria che proviene dall'alto e da destra, disporre il flash in basso a sinistra consentirà di controllare le ombre in modo molto efficace ed il giusto dosaggio del lampo permetterà di mantenere comunque i passaggi di tono che daranno corposità al soggetto. Inoltre il flash separato dalla fotocamera sarà il primo passo per pensare di scattare ritratti con la sola luce flash, potendolo direzionare, infatti, eliminiamo il problema della resa piatta di una luce frontale. Utilizzare un singolo flash come unica fonte di illuminazione è un'idea meno strana di quanto si possa pensare e spesso utilizzata dai professionisti per ottenere effetti molto interessanti. La luce del singolo flash, infatti, è una luce molto direzionata e dura, che crea contrasti marcati ed ombre nette, ottime se vogliamo ottenere un effetto deciso e drammatico nei nostri scatti, l'uso di un pannello di schiarita opposto al flash consentirà di ammorbidire la resa mantenendo comunque una buona dose di "drammaticità"; addirittura ci sono schemi classici di illuminazione, come la luce "Rembrandt", che prevedono proprio l'uso di un singolo flash e spesso neppure ammorbidito.

Naturalmente avremo sempre a disposizione la consueta gamma di opzioni di schiarita e riflessione del lampo che ci permetteranno di adottare una luce più morbida ed avvolgente per ottenere ritratti dai caratteri più dolci: io scatto spesso con un singolo flash laterale puntato, invece che contro il soggetto, contro due pannelli di polistirolo disposti a V che assumono loro il compito di far rimbalzare la luce verso il soggetto, in questo modo la luce riflessa dai pannelli risulterà più dolce e le ombre saranno molto meno marcate, avvicinando o allontanando i pannelli dal soggetto riusciremo ad intensificare o attenuare la potenza della luce ed a modificarne la durezza (più sono vicini e più la luce sarà dura e potente), inoltre modificando l'apertura dei due pannelli otterremo l'effetto ulteriore di ammorbidirne o meno la resa, una V più aperta restituirà una luce più morbida, una V più chiusa offrirà una luce più dura. Circa l'esposizione, qualora il sistema lo consenta, mettere il flash in TTL compensato a -1/2 EV è in linea di massima la scelta migliore e più rapida, viceversa ricorreremo ancora all'esposimetro esterno a luce incidente oppure ai calcoli in relazione al numero guida del flash e le distanze, tenendo presente che avremo sempre un risultato approssimato ed in tal caso ricorrere a più scatti a forcella è indispensabile, naturalmente una macchina digitale ci permetterà di vedere subito il risultato operando gli aggiustamenti del caso.


Per finire, senza la pretesa di esaurire un argomento così vasto, una semplice nota sulla temperatura colore: la luce flash ha una temperatura colore pari a quella del sole nelle ore centrali della giornata e facilmente sfruttabile con le pellicole daylight, quelle che compriamo abitualmente, tuttavia se scattiamo all'alba o al tramonto ed usiamo il flash come luce di riempimento dovremo tenere presente che la luce solare sarà molto più calda e la luce flash risulterà invece molto fredda sul nostro soggetto, sebbene in qualche caso questo effetto possa essere sfruttato a fini creativi, la regola vede la luce flash filtrata da apposite gelatine che la riportano alla giusta temperatura, in linea di massima potremo adottare i filtri per la luce "tungsten", cioè la luce emessa dalle normali lampadine di casa, ci sono in commercio set di filtri per il flash con gelatine tarate (per portare la luce a temperature colore ben precise) e colorate, provateli, non sempre gli effetti saranno gradevoli, anzi, quasi mai, ma in qualche occasione una nota di colore, magari proiettata sullo sfondo quando l'illuminazione principale è assolta dal sole, potrebbe dare il tocco in più ad uno scatto.

Una volta che avremo staccato il flash dalla fotocamera ed avremo iniziato ad esplorare il mondo dell'illuminazione flash, il limite alle nostre possibilità sarà determinato solo dalla nostra fantasia, voglia di sperimentare e, non ultimo, dalle disponibilità economiche che avremo per comprare tutti i flash di cui riterremo di aver bisogno, ciò che è sicuro è che dovremo iniziare a cambiare atteggiamento mentale nei confronti della fotografia, non più una visione creativa per estrapolare dal mondo uno scatto che racconti qualcosa ma una vera e propria creazione dell'immagine per comunicare ciò che desideriamo, come dico sempre, ma la frase non è mia, ci sono fotografi che le fotografie le cercano e le trovano, altri che le creano, entrambi sono stimabili ed apprezzabili, ma fanno due cose diverse.

Per finire due esempi di uso del flash come ausilio all'illuminazione. Nel primo caso la luce flash fornisce di fatto l'illuminazione del soggetto mentre la luce naturale del sole si occupa di definirne il contorno, la scelta di scattare al tramonto ha permesso la tonalità dorata tra i capelli.

PRIMO CASO



SECONDO CASO



LA LUCE MULTI FLASH
Potendo disporre di più di un flash le possibilità che si aprono nella fotografia di ritratto sono virtualmente infinite, non c'è situazione non riproducibile in studio con le opportune potenze flash e gli accorgimenti del caso, l'attrezzatura, come al solito però, dovrà essere solo quella parte di strumentazione, ben conosciuta e compresa nel suo funzionamento, che permetterà di esprimere al meglio le potenzialità nostre e del nostro soggetto.

La prima cosa basilare da capire nell'illuminazione multi-flash è che i normali parametri di esposizione con i quali lavoriamo vanno del tutto dimenticati.
Introduciamo una nuova informazione: i flash, quasi tutti almeno, possono emettere lampi a potenze diverse e regolabili, il più delle volte regolabili manualmente o con una serie di parametri relativi, la regolazione della potenza influisce in realtà sulla durata della luce emessa, un flash a piena potenza avrà un lampo della durata circa doppia rispetto al lampo emesso dallo stesso flash a mezza potenza; la durata del lampo, in linea generale, è solitamente davvero breve, un vecchio flash, potente ed a piena potenza potrebbe avere una durata del lampo nell'ordine di 1/500 di secondo, un moderno flash di buona potenza ha una durata del lampo a piena potenza ancora più breve. Da qui si capisce facilmente che nell'esposizione in luce flash la variabile tempo impostata in macchina non ha alcuna influenza sull'esposizione del fotogramma, tenere l'otturatore aperto per 1/30 o per 1/250 di secondo quando la durata dell'illuminazione che espone la scena è enormemente più breve non cambierà nulla, vale la pena impostare il tempo più rapido consentito di sincro-flash per evitare contaminazioni luminose della luce ambiente e per evitare un rumore maggiore in caso di fotocamere digitali.

La seconda variabile che abitualmente consideriamo nella valutazione esposimetrica è il valore di apertura del diaframma. Il diaframma influisce realmente sull'esposizione flash però abbiamo le mani legate: se vogliamo ottenere una decisa sfocatura o un tutto a fuoco dovremo impostare il diaframma ad un valore ben preciso e non variabile.

In sostanza la nostra fotocamera diventa una scatola contenente il supporto sensibile con un foro di ingresso della luce ben preciso, senza alcuna possibilità di variare alcunché, come esporre correttamente quindi? L'unico parametro sul quale possiamo agire in macchina è la sensibilità ISO, anche qui con diverse limitazioni, se desideriamo una qualità ottima la scelta di pellicola o sensibilità del sensore si ferma presto a valori molto bassi.
La strada da percorrere è un'altra: variare l'intensità della luce sui singoli flash per ottenere la corretta esposizione e tutti gli effetti desiderati.
Il come fare è questione non banale, ma neppure impossibile da affrontare; il procedimento illustrato sarà valido per qualsiasi tipo di macchina fotografica ma se abbiamo la possibilità di lavorare in digitale, anche con una compatta con il flash impostabile manualmente e magari solo per fare le prove luci, il tutto sarà molto più semplice e privo di tanti calcoli.

Intanto disporremo i vari flash, pannelli e supporti secondo lo schema che riterremo opportuno, i flash dovranno avere la possibilità di dialogare tra di loro, che sia via servo-cellula o via cavo sincro non cambia nulla, i sistemi moderni hanno una serie di telecomandi e radiocomandi che sincronizzano i flash tramite onde radio in frequenza o brevissimi lampi impercettibili di comunicazione secondo un loro codice proprietario, il tutto dipendente dal nostro pulsante di scatto della fotocamera. Sistemati i flash li imposteremo in base al tipo di illuminazione che vogliamo ottenere, per semplicità ipotizziamo un flash principale a destra a piena potenza ed un secondo a sinistra di schiarita ad 1/4 della potenza. A questo punto fa il suo ingresso in scena l'esposimetro a luce incidente per luce flash; questo tipo di esposimetro ha la capacità di leggere appunto la luce flash che colpisce il soggetto nei vari punti (un punto ogni lettura) ed una presa sincro per comandare il primo dei flash usati, supponendo che gli altri dipendano via servocellule o via cavo dal flash principale. Impostato il valore ISO sull'esposimetro lo posizioneremo in prossimità della zona del volto di cui vogliamo leggere l'esposizione, supponiamo la zona illuminata dal flash di destra, quello principale, e facciamo scattare i flash. L'esposimetro ci restituirà un valore di diaframma, cioè il valore di diaframma che in teoria dovremmo impostare in macchina per una corretta esposizione; abbiamo detto però che il nostro valore di diaframma non è variabile, quindi come fare? Andremo a variare la potenza del flash in funzione del valore che ci è stato dato. Tornando al nostro esempio, supponiamo di avere impostato un diaframma f/2,8 per ottenere una bella sfocatura e che l'esposimetro ci dia una lettura di f/5,6, essendoci 2 stop di differenza tra il diaframma impostato e quello necessario andremo a variare la potenza del lampo di due stop, cioè porteremo il flash primario da piena potenza ad 1/4 e quello secondario da 1/4 ad 1/16. Se vogliamo una lettura più certa anche sulla zona di schiarita potremo ripetere l'operazione posizionando l'esposimetro in prossimità della seconda zona del volto, quella in ombra, facendo scattare i flash nuovamente verificheremo che il valore di diaframma indicato sia due stop più aperto di quello di lavoro (cioè la zona di lettura è due stop più chiusa rispetto all'esposizione ottimale che ci indica l'esposimetro).

Fatto questo saremo pronti a scattare una bella serie di immagini delle quali saremo gli artefici in tutto e per tutto.

Lavorare in digitale che vantaggi porta? Intanto che potremo fare a meno dell'esposimetro esterno, scatteremo una prima immagine e valuteremo a monitor le luci, come si faceva una volta, e come alcuni fanno ancora, con le polaroid, regoleremo le potenze delle luci e scatteremo nuovamente, via via che non raggiungeremo il risultato voluto.
Sul mercato oggi possiamo trovare sistemi di gestione flash davvero complessi e completi, iniziando dai sistemi Canon e Nikon dove è possibile comandare in remoto da un flash principale le potenze di tutti gli altri, usarli a gruppi con impostazioni diverse e potenze regolate in TTL con vari gradi di compensazione, o addirittura direttamente dal dorso della propria fotocamera, fino a giungere ai sistemi da studio controllabili tramite software specifico dal proprio computer portatile, tuttavia il concetto alla base di tutti questi sistemi è sempre la regolazione manuale dei singoli flash in modo da dosare la luce in modo da ottenere l'illuminazione cercata.

Cosa possiamo fare con un sistema di illuminazione multi-flash? Sostanzialmente tutto, la vera discriminante è la potenza in gioco, con i flash a cobra installabili in slitta solitamente abbiamo una potenza appena sufficiente ad illuminare correttamente un volto se desideriamo un'illuminazione morbida e riflessa da una serie di pannelli, ciò non toglie che sia un ottimo sistema per iniziare ad impadronirsi della tecnica, certamente non aspettiamoci di poterli usare se decidiamo di lavorare a diaframmi molto chiusi, già pensare di lavorare a f/5,6 a 100 ISO potrebbe non essere così semplice, il passo successivo è dotarsi di un paio di flash da studio di potenza adeguata, ci sono in commercio kit già pronti con gli stativi e gli ombrellini riflettenti compresi con monotorce da 400W e prezzi non del tutto fuori dal mondo, anche qui comunque non pensate di essere arrivati, se pensiamo che ad ogni stop di chiusura del diaframma la luce dei flash in gioco va raddoppiata ed un bank diffusore può sottrarre un paio di stop, scopriamo in fretta che gli scatti di moda che vediamo sulle riviste fatti a f/11 o f/16 richiedono facilmente potenze nell'ordine di migliaia e migliaia di Watt.
A fronte di tutti questi svantaggi, economici e di gestione delle potenze luminose in gioco, perché usare solo la luce flash per scattare un ritratto? Perché la luce flash è perfettamente controllabile, in potenza, direzione, colore, ampiezza e durezza; possiamo decidere l'esatto angolo con il quale la luce colpirà il nostro soggetto per avere una luce radente che mostri e nasconda ogni particolare che vogliamo, possiamo decidere che tonalità dare alla luce, se evidenziare un particolare con uno spot stretto o proiettare un ombra significativa in un punto preciso, possiamo con poche regolazioni passare dalla luce diffusa simile a quella che troveremmo in esterni ad un'illuminazione direzionata e decisa, in sostanza avremo il vero controllo sulla nostra immagine, indipendentemente dall'ora e dalle condizioni atmosferiche; c'è da dire che solitamente la luce flash viene usata per ottenere risultati d'impatto, con una forte carica emotiva, ombre decise e luci ben aperte, ma è solo lo stile che la moda ha imposto in questi ultimi anni, nessuno ci vieta di usare i nostri flash per ottenere risultati morbidi e delicati, basta solo sapere come fare, ma questo si impara solo con l'esperienza.

Per quanto riguarda me e le mie fotografie di ritratto, da circa tre anni sono passato quasi del tutto a scattare in digitale con sistemi Nikon, il che mi ha facilmente portato ad adottare il loro sistema CLS dove, con un numero tutto sommato piccolo di flash SB600 ed SB800 si riescono ad ottenere ottimi risultati con il vantaggio di una gestione praticissima dei singoli flash direttamente dal dorso delle mie macchine o di un SB800 montato in slitta, il tutto senza cavi e senza i tempi dell'allestimento di un set completo e con il vantaggio di poter trasportare tutto facilmente ovunque, anche in un campo arato; viceversa i sistemi di flash da studio con monotorce, ombrelli e bank li riservo allo still-life dove solitamente servono diaframmi molto chiusi e potenze maggiori di illuminazione, dove non c'è gente in giro per il set e dove le modifiche alle luci da fare sono più limitate visto che il soggetto è assolutamente statico.

Articolo scritto da Attilio.

p.s.

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