giovedì 6 settembre 2012

Lettera aperta di 17 fotogiornalisti: “Impossibile lavorare quando negli eventi si infiltrano legioni di fotoamatori”

16 comments
Non è la prima volta che pubblico una "Lettera" di questo tipo, l'ultima volta è stato quando ho deciso di pubblicare quella di Simone Tossani che potete leggere qui: Lettera da un fotografo Professionista

Oggi leggo su francoabruzzo.it una lettera aperta di 17 fotogiornalisti friulani, la riporto integralmente.

“Impossibile lavorare quando negli eventi si infiltrano legioni di fotoamatori”.

Siamo dei fotografi professionisti, che vivono del proprio lavoro, pagano le spese, i mutui e soprattutto le tasse. Molti di noi sono iscritti all’Ordine dei Giornalisti, tanti ad altre associazioni professionali. Perché una lettera aperta? Per avere delle risposte e denunciare uno stato di fatto che colpisce la nostra categoria oramai da troppo tempo. Da anni in regione si organizzano splendide iniziative: concerti di star internazionali, festival di musica, danza, teatro… ma per noi fotografi professionisti ottenere un accredito per poter lavorare è diventato un vero e proprio terno al lotto, quando non un vero e proprio incubo. Tra di noi c’è chi ha fatto della fotografia di spettacolo una professione da più di venti anni, chi dirige agenzie che coprono quotidianamente gli avvenimenti della nostra regione, chi ha iniziato magari più recentemente, ma si muove con la stessa passione e deontologia professionale. Eppure tutto ciò non conta nulla. La maggior parte di noi si vede costretta a “battagliare” per la richiesta di un accredito o ad entrare in competizione più o meno leale con figure che con la fotografia professionale e "strutturata” hanno ben poco a che fare. Professionisti validi e riconosciuti non possono lavorare mentre circoli, volontari, dopolavoristi e amatori hanno costantemente le porte aperte: tutti sotto i palchi o nei teatri. Sappiamo bene quanto sia delicato e difficile lavorare per offrire un prodotto all'altezza con un assembramento di figure più o meno qualificate al proprio fianco…

Perchè i professionisti della nostra regione non sono maggiormente coinvolti a discapito di figure dalla non ben definita occupazione? La fotografia è divenuta oramai solo merce di scambio? E’ chiedere troppo una maggiore attenzione da parte degli uffici stampa? Sappiamo bene quanto sia complicato distinguere fra le molte richieste di accredito, spesso millantanti fantomatiche illustri collaborazioni, ma si potrebbe e dovrebbe dare priorità a professionisti che possano dimostrare l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti (in fin dei conti si tratta di fare giornalismo fotografico) e comunque a professionisti proprietari di attività fotografica (partita iva). Nessuno vuole limitare i numerosi fotoamatori, ma se poi gli stessi scambiano gratuitamente le loro immagini per un accredito o per una firma su uno qualsiasi dei numerosi blog italiani, si chiama turbativa di mercato (in alcuni casi contro il disposto della Legge 10 ottobre 1990, n. 287, e del Codice Civile, articolo 2598, comma 3)… quando invece vorrebbero venderle senza partita iva, si chiama lavorare in nero.

Noi pensiamo che le iniziative culturali, piccole o grandi, sponsorizzate con denaro pubblico o meno, abbiano una loro grossa importanza non solo perchè contribuiscono allo sviluppo culturale ed economico di un territorio, ma perché possono dare anche un’opportunità di crescita alle realtà professionali (e sottolineiamo professionali) coinvolte.

Opportunità che costantemente con questo stato di fatto viene negata.

(Luca d’Agostino, Diego Petrussi, Andrea Lasorte, Fabio Parenzan, Francesco Bruni, Massimo Turco, Luigi Boscarol, Simone Ferraro, Gianpaolo Scognamiglio, Mariano Pontoni, Valter Parisotto, Alice Durigatto, Elia Falaschi, Daniele Borghello, Sara Peronio, Glauco Comoretto, Stefano Piasentier)

Una lettera che lascia riflettere molto sul futuro della fotografia professionale (non solo in questo ambito), mi piacerebbe sapere come la pensate, vi prego di lasciare un commento a questo post usando il modulo in basso.

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16 commenti:

  1. Sono un fotografo professionista non condivido assolutamente questa lettera.

    Il fotografo deve prima di tutto essere in grado di offrire un prodotto/servizio migliore degli altri.
    Sono le leggi della concorrenza queste.

    Se un fotografo professionista non è in grado di offrire questo allora deve incolpare solo se stesso e la sua incapacità e non ricorrere alla richiesta del riconoscimento di "caste" privilegiate che, come è sempre stato, ha solo portato ad un decadimento della qualità e al proliferare di raccomandati.



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  2. Purtroppo ultimamente ci sono troppi fotografi professionisti che di fotografia non sanno nulla, si vedono troppo spesso immagini di fotoamatori di gran lunga migliori di quelle "vendute" dai professionisti.
    Penso che sia questa gente a rovinare la categoria e non i fotoamatori.

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  3. Quoto entrambi gli amici blogger alla stregua di tanti colleghi fotografi con la licenza o meno con la partita iva o meno "lavoriamo" in sintonia con tanti altri fotografi e amatori della fotografia ma non per questo posso dirmi leso da alcuna turbativa di mercato ogniuno nella propria professione sa carpirne il meglio dal proprio lavoro e son sicuro che sa offrire il massimo.

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  4. Salve, io penso che da una parte abbiano ragione. per me non è giusto che dei fotoamatori si sostituiscano a dei professionisti. L'accredito per me andrebbe dato solo ai professionisti o, almeno, a chi possiede partita iva. Gli amatori hanno tutto lo spazio a disposizione per fare foto. D'altro canto però, non è giusto limitare la visione ai fotoamatori. Per me se si vuole accreditare i fotoamatori, non bisognerebbe farlo con lo scambio o la vendita delle loro foto. Non lo fanno per mestiere, ma per hobby. E non ci pagano le tasse.

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  5. Mi è capitato di incrociare diversi pareri di autorevoli fotografi e tutti dispensano senza problemi consigli e trucchi del mestiere, tanto, a loro detta, chi è bravo non ha problemi di concorrenza. Fate un pò voi.......

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  6. Sono un volontario di Protezione Civile e amante della fotografia. Spesso mi sono trovato a documentare per la mia associazione alcuni momenti istituzionali con fotografo professionista presente. E' questione di buon gusto. A prescindere dalla professionalità e capacità del professionista occorre sempre capire quando è il momento di farsi da parte e cercare di fare la propria parte rispettando chi è pagato per fare la medesima cosa, occorre concedere se necessario il punto di presa migliore o semplicemente piazzarsi dopo che il professionista si è appostato, comunque sono sempre necessari educazione, buon gusto e buon senso. Soprattutto da parte di chi non ci campa.

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  7. Sono un fotoamatore da molti anni e ho fatto il fotografo professionista per il mio lavoro per qualche tempo. Il problema non è la casta o la libertà, ma il rispetto delle leggi. Se le fotografie le vendi devi essere in regola, se le scambi o le posti e questo crea discapito al professionista bisogna avere rispetto il suo lavoro. Ti piacerebbe essere un fornaio e discutere con la grassona vicina di casa che vende al nero il suo pane alle amiche cotto nel forno di cucina? e non importa se è buono o cattivo, non è in regola e questo deve3 bastare. Spazio per tutti, ma non tutti insieme.
    Stefano

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  8. Ormai le macchinette moderne permetono un po' a tutti di fare belle foto ed improvvisarsi fotografi..chiaramente è una professione che sta affrontando una grossa crisi ma del resto il progresso ha sempre avuto delle vittime..in questo caso oltretutto ne giovano milioni di persone che non devono più farsi un mutuo per pagare rullini e sviluppo delle foto..

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  9. Questa situazione imbarazzante ha molti colpevoli, non credo sia produttivo scagliarsi solo contro una categoria. Nei venticinque anni di frequentazione delle redazioni si sono viste cose che gli umani farebbero fatica a capire: responsabili di associazione di categoria che volevano impedire l'ingresso ai nuovi arrivati in nome della deontologia, che il giorno prima della proposta si sono messi le mani in faccia nei corridoi di un giornale. O persone che fomentavano il blocco della fornitura di foto ad una testata, ma che le spedivano con i Pony Express. E tanti altri episodi che non hanno fatto il bene dei professionisti della fotografia, e tra questi ci metto dentro anche le agenzie e i loro venditori Se a questo aggiungiamo il crollo verticale della richiesta di immagini di qualità abbinata a volte all'incompetenza del referente fotografico, ecco che che si spiega la situazione attuale.

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  10. Le caste non mi sono mai piaciute. Sono una fotografa di scena non professionista e non ho problemi a dire che con i miei pochi mezzi ottengo risultati alti, a livello dei cosiddetti "professionisti", quando addirittura superiori. Non vengo pagata non perché non voglia, ma perché mi viene detto che non ci sono i soldi. E devo dire che non ho mai dovuto sgomitare per fare le foto che dovevo fare, e che gli accrediti non si ottengono affatto facilmente, ancora meno se non hai una partita iva da sfoggiare. Il primo che mi paga la apro la partita iva, ma prima qualcuno deve pagarmi. Il problema come vedete è un altro, e cioè che per la fotografia di scena non ci sono i soldi, che viene sottovalutata e considerata marginale nell'economia degli spettacoli, tanto da accontentarsi delle foto fatte dagli amici. Questo è il problema. E gli amici spesso sono incapaci, come a volte lo sono i professionisti. E inoltre, manca la cultura. Non si sa più distinguere una buona foto da una completamente sbagliata. Io pretenderei quindi più professionalità anche da chi decide, oltre che dai fotografi, che ormai si improvvisano solo perché trovano il modo di campare grazie al digitale. Perché la fotografia di scena è tutt'altro che semplice. Il resto sono falsi problemi.

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  11. Premetto che condivido (almeno nell'etica) quanto scritto nella lettera aperta sopra, personalmente sono un fotoamatore che tra l'altro non ha tutta questa facilità a trovare gli accrediti come si dice sopra ma che dire di quei professionisti che scaricano foto da social network pubblicandole poi e spacciandole per proprie dopo un crop o una conversione in bn...
    La storia insegna... invece di cercare di recintare l'orto pensiamo a coltivare meglio i nostri frutti...

    p.s. cmq chi vende deve essere in regola e pagare le tasse...

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  12. ciao, seguo sempre il tuo blog e l'ho nominato tra i miei 15 blog preferiti per il One Lovely Blog Award! Guarda qui http://www.llifejuicevg.com/2012/09/one-lovely-blog-award.html

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  13. Non sono un fotografo professionista, forse non sono nemmeno un fotografo amatoriale ma mi piace fare foto e mi piacerebbe imparare molto di più da questa nobile arte. Come ho letto in alcuni commenti, al mondo esistono diversi fotografi professionisti che non valgono un centesimo;un esempio è la persona che ha scattato le fotografie durante la mia laurea: un book di 5 foto stra-pagate e stra-fatte male. Ma erano le uniche che purtroppo avevo e le ho comprate.
    In tutti i campi, purtroppo, non c'è più la meritocrazia e spesso ci si trova a dover combattere con chi promette oro e poi invece è solo pietra. Ma la fotografia è prima di tutto un'arte e come la cultura deve essere libera di esprimersi senza troppe tasse, troppe leggi, troppe limitazioni.
    Chi blocca l'arte, anche pretendendo dei diritti che solo in minima parte ha, fa morire la vita stessa e la possibilità agli altri di imparare qualcosa. Non tutti possono avere la possibilità di fare dei corsi o comprarsi le migliori macchine fotografiche in circolazione; eppure spesso le migliori foto, quelle con l'emozione dentro, oltre che le tecniche che spesso risultano fin troppo banali, possono essere scattate anche con un cellulare.
    Mark Knopfler era un autodidatta, eppure è uno dei più bravi musicisti al mondo. Se si dovesse seguire la regola che solo chi si laurea al conservatorio può suonare, a quest'ora i più grandi mentori della musica non dovrebbero esistere. Keep calm and and leave everyone a chance to express themselves. The professionist who deserves will come out with his hands ;)

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  14. Sono un Fotoamatore... Non mi sono mai trovato in situazioni come quelle citate dalla lettera in questione, ad ogni modo non la condivido. Come commentato da un professionista, credo che certi fotografi che vorrebbero vedersi attribuiti diritti e possibilità maggiori ai fotoamatori, abbiano il problema di non saper distinguersi da essi con la qualità delle loro immagini.
    Chi fa il fotografo per lavoro, ha molto più tempo da dedicare alla fotografia, e probabilmente ne ha dedicato di più per la propria formazione nel settore. Questo, già di per se, dovrebbe garantirgli degli strumenti culturali (e di esperienza), maggiori rispetto al fotoamatore. Il risultato dovrebbe essere che la foto del professionista merita di essere pagata, e scelta. La fotografia non è fatta dalla macchina di qualità, e dalla postazione privilegiata.
    Un fotografo che vuole ottenere risultati limitando gli altri, e negando ad altri l'accesso a postazioni migliori, dovrebbe preoccuparsi più di aver sbagliato lavoro... secondo me.

    Non a caso i grandi Fotografi, dispensano consigli, e non temono di condividere gli stessi ambienti di altri, perchè sono consapevoli del fatto che a parità di macchina fotografica, postazione da cui scattare, e perchè no di cultura personale, due fotografi possono dare risultati diversi... Ed il migliore saprà distinguersi, scattando foto meno scontate e mediocri.

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  15. Sono un fotografo professionista. Un disilluso professionista.
    In termini generali non concordo granchè con questa lettera.
    Innanzitutto il gran numero di amatori ci porta dei vantaggi, come la diminuzione dei costi dell'attrezzatura fotografica rapportata alla qualità dei mezzi. Ad oggi è possibile comprare ottimo materiale a cifre molto inferiori che nel passato, perchè il mercato amatoriale fiorente ha messo alla portata di tutti (anche nostra) mezzi notevoli a cifre abbordabili o comunque ammortizzabili in meno tempo. Qualche anno fa c'erano? No.
    Quelle (rare) volte in cui si ottiene un accredito o si deve stare insieme agli amatori generalmente questi lasciano il passo a chi ha "l'ufficialità". Non appena si mostra loro che noi ci cambpiamo con questo in genere sono piuttosto rispettosi. E nonostante abbia 23 anni di lavoro alle spalle conosco amatori che fanno fotografie davvero ottime, anche se non ci campano.
    Il fatto che l'amatore non possa usare o pubblicare le fotografie che fa mi trova in completo disaccordo (addirittura citando la turbativa di mercato) sarebbe come dire (utilizzando lo stesso paragone giornalistico) che se uno vede un evento particolare non lo dovrebbe documentare perchè sarebbe compito dei giornalisti farlo. Quanti filmati dello tsunami avremmo visto senza quelli che filmavano col cellulare?
    A questo aggiungiamo che tutto il mercato che sta dietro alla fotografia digitale (macchine, ottiche, software vari, computer e ninnoli vari) trae molto più guadagno dalle orde di amatori che non da noi professionisti, quindi mettiamocela via: siamo noi il vaso di coccio tra i vasi di ferro qui.
    E rimane sempre il fatto che solo perchè io sono un professionista e il mercato cambia io devo cambiare con esso e reinventarmi all'occorrenza e in ogni caso garantire un'affidabilità e un esperienza che un amatore non può, per definizione, garantire. Sono un imprenditore di me stesso e il rischio d'impresa è esattamente questo.
    Certo qualche tutela in più in determinate situazioni non guasterebbe, ma il rischio è quello di innescare la guerra tra poveri, che farà comodo a qualcuno ma di certo non a noi.

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  16. Sono un grafico pubblicitario ..con la passione x la fotografia..Ho deciso di fare il corso di fotografo digitale, presso un serio istituto della mia città...e ho quindi cominciato a frequentare l'ambiente dei fotografi professionisti, con l'intendo di imparare da loro e confrontandomi con loro..Quale scuola migliore x imparare se non fare pratica..tantissima pratica...e se non mi viene concesso di farlo..persone come me che iniziano a studiare fotografia in maniera seria..sarebbero davvero limitati nell'avere esperienze sul campo. Quindi non sono affatto daccordo con questa lettera...

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