domenica 31 ottobre 2010

Corso di Fotografia - Programmi di scatto

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Finora abbiamo visto come si scatta con il programma automatico e con quello manuale.

Ci sono però altri programmi che si trovano a metà strada tra il manuale e l'automatico. Possiamo scegliere infatti di scattare in programma, in priorità sul tempo di scatto, in priorità sull'apertura del diaframma e, solo per chi utilizza reflex Canon, in A-Dep.

In questo episodio vediamo cosa comporta la scelta di queste modalità e in che situazioni possono tornare particolarmente utili.

Video realizzato da NomedSenkrad 

Guarda ad alta risoluzione le foto scattate durante il video: http://www.flickr.com/photos/playerduelighting/sets/72157624980294390/



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venerdì 29 ottobre 2010

Flickr sta cambiando il modo di Fotografare e di intendere la Fotografia?

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Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Sono stato molto attivo su Flickr e oltre ad aver stretto legami con altri fotografi ho notato che in questo social network fotografico esistono delle foto che a primo impatto attraggono di più l'attenzione e i commenti dell'utente medio, foto che in genere presentano colori molto accessi, foto in stile Vintage, HDR super spinti, foto di belle ragazze magari scattate da loro stesse col cellulare o la compattina mentre sono in mutande e fanno il funcio, scarpe della converse, cuoricini creati e fotografati nei modi più disparati, gattini e cliché vari.

Ma dov'è il problema? Il problema sorge per la nuova generazione di fotografi, prima dell'avvento del digitale per avvicinarsi a quest'arte si comprava un bel libro di fotografia, ci si documentava, si vedevano le foto dei grandi maestri, si faceva amicizia con qualche fotografo (magari quello col negozio sotto casa) e si iniziava a scattare, era tutto più difficile e alle volte non sempre è un male.

Seguite il mio ragionamento, il ragazzino che compra una digitale si apre un account Flickr e inizia la sua avventura in questo mondo, sfoglia gli album fotografici e si accorge che certi tipi di foto sono molto apprezzati, istintivamente gli piacciono, logicamente è portato a pensare che le foto che vanno per la maggiore, cioè gattini, vintage e converse (foto che spesso trovo nella sezione "foto più interessanti degli ultimi 7 giorni" o su "Esplora") siano LA FOTOGRAFIA e inizia a imitarli assumendo quello stile, forse un giorno cambierà modo di fotografare o forse no, perché gli si è fottuta la testa dopo aver visto che il suo gattino ha ricevuto 800 commenti di "bravissimo", allora perché cambiare?

Ovviamente un fotografo che ha già assunto un suo stile e ha fatto altre esperienze difficilmente si lascerà influenzare per ricevere solo tanti commenti.

Ma perché certe foto pur essendo dei capolavori ricevono pochi commenti e vengono sorpassate dalle solite foto stereotipate?

Io penso che per cogliere la bellezza di una foto, ci voglia anche una certa dose di sensibilità e di cultura (cosa che non tutti hanno), è più facile stupire con un tramonto super colorato con colori molto accesi che con una foto di street in bianco e nero che richiede anche una certa sensibilità da parte dell'osservatore, io sono convinto che se Henri Cartier Bresson fosse vissuto ai nostri tempi e avesse avuto un account Flickr non sarebbe stato calcolato minimamente dal 90% degli utenti.

Ho esposto questa tesi su un gruppo di discussione di Flickr e la risposta fu questa:

"Questo discorso è importante e ciò che ha scritto Marco riguardo Bresson, ovvero che se fosse su Flickr non se lo filerebbe nessuno, corrisponde alla verità.

E sappiamo bene che è così.

Su una foto di Scianna che spacciai per mia ebbero il coraggio di dirmi anche in forma privata, che le mani di Marpessa erano troppo varicose!!!!!!
Ma porkk....!!!!!!!!!".
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giovedì 28 ottobre 2010

Bilanciamento del bianco in Fotografia digitale

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Comprendere e saper padroneggiare il bilanciamento del bianco permette di ottenere fotografie con colori che siano neutri, non influenzati dalla colorazione della luce presente al momento dello scatto. In questo puntata introducono i concetti base dell'operazione di bilanciamento del bianco. Nel secondo video in questo articolo si parlerà di come fare il bilanciamento personalizzato del bianco e verrà mostrato come gestire la situazione in cui si presentano due fonti luminose con temperatura di colore differenti. 

Video realizzato da NomedSenkrad 

Guarda ad alta risoluzione le foto scattate durante il video: http://www.flickr.com/photos/playerduelighting/sets/72157624603894895/with/4893676526/

Come bilanciare il bianco - parte 1



In questo episodio si continua a parlare del bilanciamento del bianco. Prendiamo in considerazione la situazione in cui il soggetto di una foto potrebbe essere illuminato da due luci con temperatura di colore diversa e vediamo le possibili soluzioni per un corretto bilanciamento del bianco.

Si Affronta poi il discorso sul bilanciamento personalizzato del bianco spiegando a cosa serve e come utilizzarlo sia per le reflex Canon che per le Nikon.

Guarda ad alta risoluzione le foto scattate durante il video: http://www.flickr.com/photos/playerduelighting/sets/72157624980294390/

Come bilanciare il bianco - parte 2



Articoli consigliati sul Bilanciamento del bianco:

- Il cartoncino grigio medio e come si usa

- Bilanciamento del bianco - Corso di fotografia

- Come bilanciare il bianco


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lunedì 25 ottobre 2010

Bill Brandt - Maestri della Fotografia

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Bill Brandt nasce il 3 Maggio 1904 ad Amburgo in Germania.

Si interessa di fotografia intorno alla metà degli anni '20, nel 1929 a Parigi lavora come assistente nelle studio di Man Ray, qui entra in contatto con il cinema surrealista.

Nel 1931 si trasferisce definitivamente a Londra e dal 1931 al 1935 realizza come fotografo freelance documenti fotografici della vita sociale degli Inglesi pubblicati nel 1936 nel libro "The English at Home", in realtà è uscito per la prima volta nel 1935 ed urta la sensibilità britannica mostrando troppo esplicitamente le disparità di classe che la “Depressione” ha acuito. La mancanza di consenso è tale da farlo ritirare, ma la sua riedizione dopo un anno, in un mutato clima politico, fa del libro un trampolino di lancio per la carriera di Brandt.

Arts Métiers Graphiques nel 1938 pubblica il suo album fotografico "A Night in London" che diventa l'equivalente inglese del grande successo di Brassaï "Paris de Nuit" del 1932.

Durante la seconda guerra mondiale fotografa la gente che si rifugia nelle stazioni della metropolitana e nei rifugi antiaerei per proteggersi dai bombardamenti, realizza anche una serie durante il blackout, London by Moonlight, fotografa solo i silenzi e i chiari di luna, una popolazione nascosta e unita nella notte, che aspetta la pace. Ancora una volta si tratta di immagini evocative, non descrittive: Brandt non racconta la guerra, la evoca.

Come abbiamo appena visto Brandt negli anni '30 si è soffermato su temi di carattere sociale, mentre negli anni '40 si da alla fotografia ritrattistica. Mentre tra il '45 e il '50 un altro soggetto a cui si dedica è il paesaggio inglese, in quest'epoca si colloca la sua famosa fotografia intitolata "Stonehenge" comparsa il 19 Aprile 1947 sulla copertina della rivista "Picture Post" (che vedete qui alla vostra sinistra).

La particolarità di questa foto consiste nel cotrasto fra il bianco dei campi innevati e la silhouette nera di Stonehenge.

Particolarmente interessanti sono le fotografie scattate da Brandt durante gli anni '40, guardate la foto qui in basso.

Micheldever, Hampshire, 1948, November

Copyright Bill Brandt Archive
I nudi femminili di Bill Brandt sono immagini crude e spesso cupe, con un forte impatto grafico. Utilizzava un obiettivo ultragrandangolare che crea distorisioni ottiche nelle riprese a breve distanza e i suoi scatti presentano una enorme profondità di campo. La sua prima raccolta di nudi  si intitola "Perspective of Nudes" del 1961.

La sua galleria fotografica è visibile al sito: The Bill Brandt Archive

Le fotografie contenute nella raccolta "Perspective of Nudes" sono visibili cliccando qui: Nudes - Images Bill Brandt Archive

Bill Brandt muore a Londra nel Dicembre del 1983.

Ho trovato girovagando su Youtube un video molto interessante, una intervista della BBC a Bill Brandt, nel video vengono anche mostrate le sue fotografie.
Master Photographers 1983 BBC series.
Bill Brandt (May 3, 1904 -- December 20, 1983) was an influential British photographer and photojournalist known for his high-contrast images of British society and his distorted nudes and landscapes.



Questo video è soltato la prima parte, alla fine di esso potrete visualizzare le restanti 3 parti.


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domenica 24 ottobre 2010

Fotografia Professionale - proporsi in ambito editoriale

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Come ma soprattutto QUANDO proporsi in ambito editoriale.
Roberto Tomesani per Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual.



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venerdì 22 ottobre 2010

Dimensione dei sensori nelle Fotocamere digitali - Corso di Fotografia - Lezione 7

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Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF.

Prima del seguente articolo consiglio di leggere: La macchina fotografica: il sensore - Corso di Fotografia - Lezione 6

A seconda del tipo di fotocamera varia la grandezza del sensore, nell'immagine qui sopra potete vedere schematicamente le varie dimensioni dei sensori digitali, il sensore più grande qui rappresentato è il 36x24mm detto anche Full Frame.

Sul mercato escono continuamente nuovi tipi di fotocamere con sensori di grandezza variabile, quindi non è possibile in un'immagine rappresentarli tutti, però vi sarà comunque di aiuto per capire le dimensioni dei vari sensori.

Più grande è il sensore più pixel può ospitare, a parità di Megapixel il sensore più grande ha una qualità superiore e ad alti ISO il rumore elettronico è minore.

Partiamo dalle comuni compatte, hanno un sensore di grandezza 1/2,5" (in figura 2,7 ma è una piccola variazione), quante volte avete sentito dire "voglio la compatta con tanti megapixel", nessuno si preoccupa di avere una macchina fotografica con una lente che non sia un fondo di bottiglia o una messa a fuoco dignitosa (ho usato compatte che come messa a fuoco erano peggio di un cellulare).

Poi esistono compatte di qualità superiore, con un sensore di grandezza 1/1.63" (come la lumix lx5) che come vedete dalla figura è più grande di quello montato sulle tradizionali compattine, inoltre compatte come la lx5 o Canon G12 sono realizzate con maggiore cura, hanno un autofocus più veloce, sfornano file in RAW e hanno una lente di buona qualità, per esempio nella panasonic lumix lx3 la lente è prodotta dalla Leica, mica male.

1/1.7" equivale a 7.6 mm x 5.7 mm = 43.32 mm² mentre 1/2.5" equivale a 5.76 mm x 4.29 mm = 24.71 mm² il primo ha una superficie quasi doppia rispetto al secondo, entrambi i sensori sono in formato 4/3 (come i vecchi televisori) e non 3:2 come dovrebbe essere un "vero" sensore fotografico.

Per tradizione il formato fotografico è inteso con rapporto 3:2 perché è il rapporto del formato 35mm o 24x36, questo comunque non significa che sia il formato ideale, infatti nelle fotocamere medio formato si passa dal formato quadrato (es. 6x6) a quelli più o meno rettangolari come il 6x4,5 6x9 10x12 e via discorrendo.

Oltre che sulle compatte i sensori appena descritti vengono montati anche sulle Bridge.

Le EVIL hanno un sensore di dimensioni variabili a seconda della casa produttrice, ad esempio quello delle olympus pen misura 17,3x13,0mm mentre quello della sony nex è in formato APS-C che troviamo montato solitamente sulle reflex.

I sensori delle Reflex a seconda della marca si differenziano di poco nelle dimensioni, per esempio nelle Nikon il sensore APS-C misura 23,5x15,7mm mentre nelle Canon il sensore APS-C è 22,2x14,8mm.

Il sensore full frame non è il sensore più grande esistente sul mercato, per esempio abbiamo le medio formato 6x6, fate una ricerca su internet inserendo sul motore di ricerca la parola: "Hasselblad", sono un esempio di questo tipo di macchina fotografica, la grandezza del sensore è 56x56mm niente male vero?

La tecnologia è in costante evoluzione e di continuo escono fotocamere "ibride" ovvero fuori dalle classiche categorizzazioni, per esempio compatte con un sensore più grande della maggior parte delle Evil, Reflex con un sensore di dimensioni superiori al Full Frame, o anche fotocamere con sensore piccolino da compatta ma ad ottiche intercambiabili!
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giovedì 21 ottobre 2010

Il vecchio e il mare Ernest Hemingway Fotografia - The Old Man and the Sea

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Foto presente sul mio Album Flickr - Per commentarla cliccate qui: Il vecchio e il mare

Questa è una delle mie prime fotografie con la macchina fotografica digitale, avevo una bridge della kodak da 5Megapixel la P850.

Ho un legame affettivo con questa fotografia, ogni volta che la mostro alla gente la maggior parte esclama "Il vecchi e il mare" e così ho deciso di dargli questo nome, un tributo fotografico al famoso libro di Ernest Hemingway  il cui titolo originale è The Old Man and the Sea.

Man and the Sea è il nome dell'album di cui fa parte questa fotografia, un mio personale lavoro sul rapporto dell'uomo con il mare.

La mia Galleria Fotografica: Marco Crupi Visual Artist

Link diretto alla foto: Il vecchio e il mare

L'immagine è protetta da Copyright per poterla utilizzare è necessario il permesso dell'autore.


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Ridurre il disturbo con Camera Raw Tutorial Photoshop

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Quando scattiamo fotografie in condizioni di scarsa luminosità siamo costretti a chiedere alla nostra fotocamera digitale di alzare la sensibilità del sensore.
Questa operazione si esegue alzando i valori ISO della macchina e porta con sé sempre qualche piccolo inconveniente.
In questo video tutorial vediamo come riparare all’eccesso di disturbo utilizzando alcune regolazioni di Camera Raw.

ATTENZIONE: può essere che vediate l'immagine nel video parzialmente fuori dai bordi del videplayer, in questo caso cliccare col destro del mouse durante il video e selezionare stretching is None o Fill e visualizzate il video a schermo intero!




Video tutorial offerto da www.total-photoshop.com

PER LA LISTA COMPLETA DI VIDEO TUTORIAL SU PHOTOSHOP CLICCA QUI
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Viraggio HDR con Photoshop - Tutorial Photoshop CS5

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Tra i nuovi strumenti di regolazione di Photoshop CS5 ne troviamo uno in particolare che si chiama “Viraggio HDR” e consente di ottenere degli effetti in tutto e per tutto simili ad una vera HDR senza dover affrontare il percorso di creazione di una immagine composta da più scatti esposti in modi differenti, come prevede questo genere di processo.

ATTENZIONE: può essere che vediate l'immagine nel video parzialmente fuori dai bordi del videplayer, in questo caso cliccare col destro del mouse durante il video e selezionare stretching is None o Fill e visualizzate il video a schermo intero!

Consiglio anche la lettura di questo articolo:  Fotografia HDR come realizzare foto in high dynamic range




Video tutorial offerto da www.total-photoshop.com

PER LA LISTA COMPLETA DI VIDEO TUTORIAL SU PHOTOSHOP CLICCA QUI
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Umana condizione - Fotografia su Flickr di Marco Crupi

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Foto presente sul mio Album Flickr - Per commentarla cliccate qui: Condizione Umana

La mia Galleria Fotografica: Marco Crupi Visual Artist

Link diretto alla foto: Condizione Umana

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mercoledì 20 ottobre 2010

Paura dell'infinito - Foto del Set Man and the Sea su Flickr di Marco Crupi

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Foto presente sul mio Album Flickr - Per commentarla cliccate qui: Paura dell'infinito

La mia Galleria Fotografica: Marco Crupi Visual Artist

Link diretto alla foto: Paura dell'infinito

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Fotografi fanno a Botte in Russia durante un Matrimonio

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Può capitare di avere diverbi con dei colleghi ma in Russia si è andato un pò oltre, la rissa che è scoppiata a quanto ho capito vedendo il filmato fra il fotografo e i cameramen ha dato luogo a un nuovo sport "il lancio della steadycam".


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martedì 19 ottobre 2010

Una parte del mestiere del fotografo non è in crisi: non esiste più nuove idee in fotografia professionale

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Una parte del mestiere del fotografo non è in crisi: non esiste più. Riscopriamo assieme cosa funziona, con una carrellata di idee da brain-storming - organizzare corsi ed incontri.
Roberto Tomesani per Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual.



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il mio account Flickr - Album Fotografico

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Ora anche io sono approdato su Flickr, dopo aver provato vari siti di condivisione foto e gallerie fotografiche sono ritornato a Flickr, il migliore, almeno secondo le mie esigenze.

Il link del mio account è http://www.flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/ e mi farebbe piacere avere fra gli amici tutti i lettori che seguono e apprezzano quello che scrivo su questo blog.

Grazie a tutti, spero di conoscervi e vedere presto le vostre foto.

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Che cosa sono le nuvole?

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Foto presente sul mio Album Flickr - Per commentarla cliccate qui: Che cosa sono le nuvole?

Pasolini: E che so quelle?

Totò: Quelle sono le nuvole.

Pasolini: E che so ste nuvole?

Totò: Mah?

Pasolini: Quanto so belle, quanto so belle!

Totò: Ah straziante meravigliosa bellezza del creato.

(Tratto da "Che cosa sono le nuvole?" Il titolo di uno dei sei episodi del film collettivo del 1967 Capriccio all'italiana)

La mia Galleria Fotografica: Marco Crupi Visual Artist

Link diretto alla foto: Che cosa sono le nuvole?

L'immagine è protetta da Copyright per poterla utilizzare è necessario il permesso dell'autore.


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Copyright prelevare elementi o modificare foto altrui si può fare?

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E' lecito prelevare elementi, ispirarsi a foto altrui, "citare" o fare "omaggi" ad altri autori usandone l'opera? Tutte le risposte alle domende in questo video della Tauvisual.
Un video utilissimo che tutti i fotografi dovrebbero vedere.
Consiglio anche la lettura di questo articolo: Fotografia copyright e privacy quello che un fotografo deve sapere



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domenica 17 ottobre 2010

Robert Capa - Maestri della Fotografia

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Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann (Budapest, 22 ottobre 1913 – Provincia di Thai Binh, 25 maggio 1954), è stato un fotografo ungherese.

I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola, la seconda guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d'Indocina.

Capa documentò inoltre il corso della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, lo sbarco in Normandia dell'esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch'egli un fotografo. (Fonte Wikipedia)

Inizia nel 1931 come fotografo autodidatta, nel 1933 si trasferosce a Parigi dove assume il nome di Robert Capa e lavora come fotografo Freelance.

La sua opera più famosa è "Morte di un repubblicano Spagnolo". 


L'autenticità di questa foto è stata molto dibattuta, a chi poneva domande Capa rispondeva: "Per scattare foto in Spagna non servono trucchi, non occorre mettere in posa. Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità."


Un'altra foto molto famosa di Robert Capa è stata scattata durante lo sbarco in Normandia.

Parlo della foto che vedete qui sopra che è uno dei pochi fotogrammi scampati a un errore di laboratorio, gli altri furono bruciati...

Le versioni sono contrastanti e le leggende si sono accumulate sui fatti, comunque pare che Capa durante i primi momenti dello sbarco scattò 4 rullini 35mm da 36 pose (144 scatti), probabilmente scattò anche dei rulli da 120 (medio formato), ma il grosso dello sbarco era sul 35mm perché è rimasta memoria della sua nota dove segnalava l'importanza dei 35mm (ma altri, visto il numero di scatti salvi, accreditano l'ipotesi che gli scatti buoni venissero dal medio formato).

Comunque, al di là di cosa usò per scattare, questi rulli arrivarono nella redazione di Life a Londra dove ai tempi c'era un laboratorio di sviluppo interno, tutti erano in attesa degli scatti di Capa nonostante l'evento fosse coperto da diversi fotografi, nessuno sbarcava nel cuore della battaglia fianco al fianco con i soldati esattamente nel momento dell'inizio della battaglia...; arrivati i rulli furono passati subito al laboratorio di sviluppo dove iniziarono a lavorarli e dove, prima di passare alla provinatura, li svilupparono e li misero ad asciugare nell'apposita stanza di asciugatura. La stanza pare fosse troppo calda e l'addetto allo sviluppo pare che nonostante questo chiuse la porta della stanza, quando tornò i negativi erano irrimediabilmente fusi e grigi, solo uno spezzone di undici fotogrammi, il più lontano dalla fonte di calore, era vagamente sopravvissuto, mostrando immagini comunque rovinate e confuse per via dell'errore, quelle che conosciamo tutti.

Quando Life pubblicò quegli undici scatti non fece menzione dell'errore compiuto in laboratorio e scrissero che si scusavano se le immagini erano leggermente fuori fuoco ma la situazione concitata dello sbarco giustificava la qualità. Capa, che sapeva benissimo cosa e come aveva scattato, quando scrisse il diario di quelle esperienze lo intitolò proprio "leggermente fuori fuoco".

Nel 1947 a Parigi fonda - assieme a Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour e George Rodger - l'agenzia Magnum Photos, diventata una delle più prestigiose agenzie fotografiche.

Il 25 maggio 1954 Robert Capa muore a Thai-Binh (Vietnam) saltando in aria dopo essersi inavvertitamente inoltrato in un campo minato.

Vi lascio con una citazione di Robert Capa che mi ha particolarmente colpito: "Se le tue fotografie non sono abbastanza belle, non sei abbastanza vicino" (Robert Capa) 

Andate a questo articolo per ulteriori informazioni: Robert Capa, il fotografo della guerra
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Ritratto in B&W bianco e nero e occhi a colori Tutorial per Photoshop

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Tutorial per Photoshop su come colorare gli occhi in un ritratto in bianco e nero realizzato da Luciano Boschetti fotografo. Veloce e semplice tecnica per trasformare un ritratto a colori in una fotografia in bianco e nero lasciando il colore soltanto negli occhi.



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Foto in bianco e nero con sfumatura a colori Tutorial Photoshop

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Tutorial per Photoshop realizzato da Luciano Boschetti fotografo. Con le sfumature di colore è possibile realizzare immagini d'effetto e molto particolari.

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sabato 16 ottobre 2010

La Chat dei Fotografi Italiani - Fotografia FotoCommunity

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La chat dei Fotografi Italiani è un luogo di incontro in tempo reale di appassionati di fotografia che vogliono condividere la propria passione fotografica. La chat contenuta in questo articolo è una chat semplice e veloce, non occorre registrazione, si può anche partecipare come semplice visitatore, le uniche regole che vi chiedo di rispettare sono quelle della convivenza civile e della buona educazione.



Per modificare il proprio nome basta cliccare sul nickname e si aprirà una finestra in cui potrete modificarlo e scegliere un avatar. Nella chat ovviamente non è possibile esporre i propri lavori, è solo un punto di discussione fra i visitatori del blog, chi vuole può caricare le proprie opere sulla FotoCommunity di Fabook per avere un giudizio critico (magari dopo averle caricate può chiedere all'utente con cui si sta chattando di dargli un giudizio critico) e partecipare ai concorsi fotografici che si terranno.



Ecco cosa è Fotografia FotoCommunity

Community di appassionati di fotografia che vogliono condividere la propria passione fotografica in un contesto di amicizia, spensieratezza, serenità e rispetto reciproco tra le persone.

Si possono chiedere consigli e pubblicare fotografie in modo che i membri della community possano dare un giudizio critico.

Uno spazio di discussione e confronto che coinvolge tutti, fotografi amatori e professionisti.

Verranno realizzati anche Concorsi fotografici fra i partecipanti.

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Le donne e la fotografia, da donna è diverso?

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Monica Silva foto di Claudia Rocchini
PDF dell'articolo scaricabile QUI

Articolo di Claudia Rocchini intervista a Monica Silva  per FOTOGRAFIA REFLEX - Settembre 2010

"Fotografare per me è come fare l’amore: è il momento di spogliarsi a nudo da qualsiasi ruolo e darsi totalmente". Cominciamo bene.
Incontro Monica Silva in un pomeriggio di luglio, a Bologna, con la voglia di fare non la classica intervista su chi è, cos’ha fatto, perché, dove, come e con chi. L’idea è di parlare di fotografia al femminile e di cosa comporta essere affermate professioniste in un settore da sempre dominato dalla presenza maschile. Tranquilli, non sarà un articolo su quote rosa in fotografia con approccio vetero femminista, ma il racconto di una chiacchierata tra donne che condividono la medesima passione, spogliate il più possibile dei rispettivi ruoli professionali. Il tutto condito da qualche fotografia al volo. Prendiamo accordi generici via mail sulla data, con l’idea di sentirci qualche giorno prima per definire i dettagli, e subito mi colpiscono la sua gentilezza e disponibilità. L’appuntamento, tuttavia, ha rischiato di saltare per una serie di incomprensioni tipicamente femminili perché anche se entrambe avevamo bloccato l’agenda per l’appuntamento, io avevo pianificato di essere da lei la mattina presto, per sfruttare la luce, lei viceversa aveva dato per scontato di vederci nel pomeriggio. E non avendo più avuto sue notizie fino a due ore prima di incontrarla, ero certa che non l’avrei vista. Ma nella tarda mattinata del giorno stabilito, ricevo la sua telefonata: “Allora, a che ora arrivi?”. Sapendo di doverla anche ritrarre, ero un po’ preoccupata perché l’idea di fotografare al volo e in luce ambiente una professionista specializzata in ritrattistica, mi metteva vagamente a disagio. In più, tanto per facilitare le cose, era una giornata con forti temporali alternati a pioggerellina continua, con quel tipico cielo bianco che non ti aspetti di trovare a fine luglio. Di lei avevo
un ricordo visivo legato al Photoshow quando, sul palco dello stand di un noto produttore di fotocamere, intratteneva i fotoamatori.

Un ritratto dell'atleta russa Yelena Isinbaeva, campionessa olimpica e mondiale di salto
con l'asta e prima donna a valicare i 5 metri. Servizio glamour per il Corriere della Sera.
Donna autorevole e di forte impatto estetico, uno sguardo intenso e un fisico longilineo, con capelli scuri medio lunghi e ciuffo laterale a sfiorare le sopracciglia. Tacco alto su jeans a tubo completavano il ricordo.
Mi viene incontro sotto i portici di una via centrale e fatico a riconoscerla: jeans scuri con cuciture magenta, maglietta fucsia con i Barbapapà, giubbotto rosa legato alla vita, ballerine in tinta, city bag di pelle rossa, borsone fotografico. E codini, alla Pippi Calzelunghe. Un’immagine decisamente spiazzante rispetto al ricordo ma, per me, assai rassicurante perché nel suo modo di presentarsi ho ritrovato lo spirito dei suoi scatti: diversi,
mai banali né prevedibili nello stile.

Mentre ci dirigiamo verso un’enoteca, parliamo del rischio del mancato incontro e si ride di quella capacità tipicamente femminile di complicare le cose semplici e rendere facili le cose difficili. Sedute a tavola, estraggo la reflex e comincio a scattare, a raffica: “Ma cosa fai, mi fotografi? Non avevo capito che dovevi riprendermi!”, chiede stupita e intimidita. “Ma te l’avevo scritto in mail…”, rispondo. Replica: “Sì, ma avevi parlato di qualche scatto al volo, non tutte queste raffiche”. Ribatto: “Dai, non preoccuparti, sono solo scatti di prova per vedere come vieni con queste luci, tu continua pure a parlare”.
Sì, certo – conclude divertita e rassegnata - vieni a vendere a me la favoletta degli scatti di prova?”. Risate.
Ero contenta che non si stesse verificando il tipico effetto da maschio alfa, cioè quello che capita quando il fotografo più dotato, in termini di competenze e attrezzatura, si impone sull’altro. Nel nostro caso, il feeling che speravo si creasse, nonostante le incomprensioni iniziali, stava spontaneamente emergendo anche se intervistare e fotografare allo stesso tempo non è un compito semplice, perché vanno coordinati pensieri, emozioni, parole ed azioni. Ma la priorità di quel momento era soprattutto rompere quel ghiaccio tipico di ogni soggetto quando si trova davanti alla macchina fotografica. Se poi, come in questo caso, si tratta di una
donna e per di più fotografa, la faccenda si complica perché oltre a conoscere alla perfezione i nostri presunti e reali difetti fisici, sappiamo altrettanto categoricamente come e quanto verranno messi in evidenza, al negativo, in ogni fotografia. Monica, sto cercando di rompere il ghiaccio. Tu come fai con i soggetti che devi fotografare? “Ci faccio l’amore. Con la testa”. Prego? “Dipende dalle persone, perché non è così per tutti. E dalle circostanze: a volte hai solo cinque minuti per fotografare un artista o un cantante in set non preallestiti, e la sfida è cogliere in quel poco tempo espressioni naturali e suggestive. I primi momenti sono molto delicati, ma in generale posso dire che se ho di fronte una donna, divento uomo, mentre con un uomo sono me stessa: qualche domanda per rompere il ghiaccio e se è il caso anche un paio di provocazioni.
Verbali, ovviamente”. Approfondiamo il concetto. “Sono enormemente attratta dalle persone, mi incuriosisce il loro mondo interiore, quell’angolo intimo per pochi eletti spesso mai palesato. Voglio andare oltre le apparenze che trasmettono. Mi interessa cogliere quel particolare sguardo, l’espressione sognante, quel luccichio negli occhi che solo in certi momenti ognuno di noi riesce ad esprimere. Per farlo, ho bisogno che i miei soggetti si immedesimino nelle situazioni che dico loro di immaginare. E non lo fanno se non si fidano di me. A volte basta semplicemente farli parlare di un loro ricordo bello, altre magari si sbloccano se chiedo una posa particolare. Oppure li faccio giocare con qualche oggetto, anche se poi non verrà inquadrato: serve a cogliere gli aspetti più naturali. E poi scatto a raffica, sempre e comunque, perché voglio essere certa di non perdere nemmeno un battito di ciglia”. Immagino siano metodi che funzionano con chi sa stare davanti a un obiettivo. Ma con chi non è abituato a farsi fotografare, come riesci a ottenere quello che hai in mente? “Me lo dirai tu a fine giornata”.

Una fotografia di nudo che fa parte del progetto di ricerca "On my Skin".
Senza darmi tempo di rispondere, mi leva la reflex di mano, controlla le impostazioni, e comincia a scattarmi raffiche di fotografie, con l’intento sia di allontanare l’obiettivo da sè sia di farmi vedere alcuni trucchi di ripresa al volo, in luce ambiente. Oltreché imbarazzata ero anche curiosa di vedere i risultati di quegli scatti non previsti perché “Il ritratto nudo e crudo” è il titolo del suo primo workshop, che terrà in autunno a Bologna e a Roma. Un corso basato su come ottenere risultati suggestivi utilizzando luci, ambienti e oggetti di circostanza, sul miglior uso dei flash incorporati, e su come approfondire la conoscenza con il soggetto che ci sta di fronte per metterlo a suo agio rapidamente, anche fermando passanti per strada e chiedendo loro di posare. “Non è un incarico che ho cercato – puntualizza. Al Photoshow spiegavo al pubblico il mio approccio fotografico, che dev’esser piaciuto perché mi hanno chiesto di tenere questi due corsi. Ho accettato con l’unico vincolo che non avrei concentrato le lezioni esclusivamente sulla tecnica”. Nel frattempo, continua a fotografarmi incurante del mio imbarazzo misto a divertimento, poi prende la mia felpa, bianca, la posa sul tavolo sotto al mio viso e scatta senza flash, mostrandomi i risultati: “Vedi? Ecco un esempio di come ottenere scatti suggestivi usando quello che si ha sotto mano. Il bianco della felpa ha eliminato le ombre sul tuo viso, ammorbidendone i tratti, e attenuato quel fastidioso giallo dato dalla luce ambiente”. Visto che ne hai accennato, parliamo di un argomento che sembra essere antipatico a molte donne: la tecnica.
“Non dirmi che anche tu sei tecnicocentrica!”. Ti sembra che lo sia? “Non lo so. Però quando ti ho mostrato il
trucchetto della felpa, ti è venuto quel luccichio negli occhi che avrei voluto riprendere. E’ forse questo il modo per sciogliere il ghiaccio con te?”, provoca. “E chi lo sa – rispondo - me lo dirai tu a fine giornata”. Risate. Le propongo di uscire e ci incamminiamo verso Piazza Maggiore, sedendoci sui gradini di una chiesa: sfidando la pioggia, cambio l’obiettivo e monto un grandangolo, per poterla riprendere a figura intera.
Un ritratto dell’atleta Fiona May. 
Lei prende la sua reflex, si alza e comincia a scattare. Passiamo un’ora abbondante a riprenderci a vicenda: lei stimolandomi con suggerimenti per farmi rilassare, tipo “Fammi un’espressione sensuale”, io rispondendo da Pina: “E come si fa? Insegnami”. Risate. Persone di passaggio si fermano, divertite e incuriosite da quel siparietto. Alcuni accettano anche di farsi fotografare, semplicemente mostrando loro la reflex e chiedendo il permesso con gli sguardi. Poi torniamo serie, e riprendiamo l’intervista. La tecnica, dicevamo. Che rapporto hai con essa? “Potrei dire di odio e amore. Sono sempre in apprendimento, guai a pensare che solo perché si è professionisti si è finito di imparare. Diciamo che sono una perfezionista e la padroneggio a sufficienza per non dovermene eccessivamente preoccupare durante le riprese”. Analogico o digitale? “Sono nata con l’analogico e quando posso continuo a scattare a pellicola. Ho una Pentax 6x7 con obiettivi originali. Ma sono lavori rari, prevalentemente per mostre, perché necessitano di tempi e costi che ormai quasi nessun cliente è dispostoa sostenere”. Aggiorni spesso l’attrezzatura? “Solo se ne ho stretto bisogno. Pur essendo una professionista, non corro dietro a ogni nuovo modello solo perché promette sensibilità ISO spaziali, non mi servono, raramente mi capita di scattare a più di 1600 ISO”. Preferisci obiettivi lunghi o corti? “Decisamente corti, amo i grandangolari perché mi costringono ad avvicinarmi alle persone e ho bisogno di instaurare anche un contatto fisico con i miei soggetti. Per i ritratti utilizzo molto anche il 50mm, e faccio abbondante uso della messa a fuoco selettiva per isolare i dettagli. Ma con le persone più timide o chiuse, monto un telezoom, di solito un 70-200mm, perché mi permette di stare più distante e scattare solo primi piani”. Hai accennato al fatto che scatti a raffica: come fai a scegliere tra centinaia di fotografie tecnicamente corrette quelle più adatte? “La selezione degli scatti è uno dei passaggi del work flow che richiede più tempo. Innanzitutto, se non ho scadenze strette, lascio sedimentare i miei lavori per non essere troppo influenzata dall’emotività provata durante le riprese. Inizio scartando quelli con imperfezioni tecniche troppo evidenti, poi passo all’eliminazione dei doppioni e infine scelgo alcune significative sequenze da cui estrarre almeno 10 fotografie simbolo”. Postproduzione? “Il meno possibile perché sono una perfezionista dello scatto corretto direttamente nella fotocamera”. Parliamo delle tue pubblicazioni: sei costantemente presente su quotidiani e periodici nazionali, fai fotografia commerciale, di viaggi, reportage e sei specializzata in ritrattistica.

Un ritratto della cantante Noemi, realizzato per conto di Sony per la promozione dell’album dell’artista.
Ci spieghi come hai iniziato? “Nasco come aiuto regista e parlando tre lingue, portoghese, inglese e italiano,lavoravo prevalentemente con produzioni internazionali. Sui set avevo sempre con me una macchina fotografica, ma scattavo senza ambizioni. Dopo l’11 settembre 2001 il settore ha attraversato una grossa crisi, e così sono stata costretta a riposizionarmi. Alcuni scatti fatti a Samuele Bersani, che dovevano essere utilizzati per il suo sito, sono stati notati e uno di essi è diventato la copertina del cd  "il meglio di Samuele Bersani". Dopo quell’esperienza, ho messo assieme un po’ di foto e sono andata a Milano, per proporli alle redazioni. La prima chance me l’ha data la rivista Max. Da lì in poi non mi sono più fermata, come un effetto domino, un incarico dietro l’altro”. Così, semplicemente? “Sì, così semplicemente”. Ti provoco. Una bella donna, nelle redazioni dei maggiori quotidiani e periodici. Viene spontaneo chiedere a quanti e quali compromessi… “Ti fermo subito. Non ho mai e dico mai permesso a nessuno di superare il limite né di rendere ambigui i ruoli. Come donna non dico di non aver affrontato situazioni delicate, e ho anche rinunciato a importanti incarichi, ma a posteriori ho acquisito rispetto come persona e professionista”. Nessun’arma femminile? “Solo una: il cervello. In fotografia non ci sono scorciatoie né compromessi, si va avanti solo se si ha talento, si è tenaci e ci si crede. Se così è, prima o poi si viene notati”.
E gli incarichi ti arrivano spontaneamente? “Nel mio caso sì, non sono mai stata molto brava a vendermi, non ho mai fatto la posta a photo editor o capo redattori pur di piazzare un mio servizio o una mia proposta. In molti invece vanno frequentemente in redazione, ed è una strategia a volte vincente, perché in tanti casi è solo questione di chi arriva prima. Ormai vanno tutti di fretta, ti chiedono il servizio per ieri, e vieni pagato poco, spesso propongono solo la copertura delle spese”. Nota dolente: i compensi. “C’è crisi per tutti, e siccome sono donna, ci provano. A volte per convincermi ad accettare un incarico poco pagato mi dicono che c’è chi lo farebbe gratis pur di vedere il proprio nome pubblicato. Mi dispiace, ma in quei casi rispondo di rivolgersi altrove. E’ sempre stato così, ma ultimamente questa tendenza è aumentata”.

Un’immagine che fa parte del progetto “Life Above All”, una reinterpretazione artistica
dell’Antologia di Spoon River di E.L. Masters, ispirata alla poesia "Benjamin Frazer".
Ritieni davvero che noi donne siamo tenute poco in considerazione nel settore? “Sì e no. Credo sia più un fattore culturale e storico che di genere. Intanto la fotografia è da sempre un mondo prettamente maschile e anche se oggi, con l’avvento del digitale, sempre più donne si sono messe a fotografare, c’è un ritardo di percezione del fenomeno da parte degli addetti ai lavori. Si è ancora poco aperti alle donne. A partire dall’attrezzatura, reflex pesanti e poco adatte a mani di donna, per arrivare all’abbigliamento e agli accessori: tutto urla eccesso di testosterone. Un esempio banale, ma significativo: se voglio fare scatti al volo per strada, come oggi, sono costretta a portare con me lo zaino fotografico e la mia borsa. Ci vuole tanto qui in Italia a confezionare borse da donna, imbottite, con lo spazio per una reflex e un paio di obiettivi?”.
Hai avuto difficoltà a far accettare un tuo lavoro o un progetto in quanto donna? ”Certo che sì, ma cerco di non farne troppo una questione di genere, anche se molte volte ho avuto problemi a far capire i miei progetti a teste maschili troppo squadrate e tradizionali: tocca puntualizzare l’ovvio ed è frustrante. Ma credo che ciò sia dovuto da una parte al fatto che noi donne facciamo un po’ paura, usciamo dagli schemi classici,siamo poliedriche e poco prevedibili; dall’altra c’è il timore di rischiare: proponi un nudo non convenzionale, non dico a una rivista, ma in una mostra, e si preoccupano di come verrà percepito”. E se hai di fronte una donna? “Sono poche le donne al comando nel nostro settore, e in tanti casi sono più maschie degli uomini, intendo di testa. Ma qualche perla c’è, come Valeria Mazzoleni, gallerista di Milano che ha esposto ‘Life above all’, la mostra liberamente ispirata all’antologia di Spoon River”. Quella che alcuni hanno ritenuto fosse composta da scatti ottenuti con abbondante uso di post produzione? “Non me ne parlare. Per quel lavoro ho dato l’anima e di post c’è ben poco. Sono venticinque scatti che si ispirano ai primi dagherrotipi dell’Ottocento, quando la fotografia tendeva a imitare la pittura. Ho fatto ricostruire minuziosamente le scenografie, sovrapponendo lembi di tessuto sulle pareti per rendere lo sfondo che avevo in mente, e trovare i soggetti adatti all’idea di rappresentare i personaggi di Masters da giovani, in una specie di riscatto della vita sulla morte, non è stato semplice”. Monica, un’ultima domanda: siamo davvero così differenti dagli uomini quando fotografiamo? “Siamo diverse ed è un dato difatto: meno predatorie nei confronti dei soggetti, scattiamo al 90 percento col cuore e di pancia. Abbiamo due modi differenti di interpretare la realtà e di renderla fotograficamente a seconda dei nostri bisogni. Ma di una cosa possiamo essere contente: finalmente non siamo più considerate solo come soggetti fotografici passivi. E’, questo, un gran passo avanti”.


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